Consumo di alcol: Umbria all’ottavo posto su ventuno regioni. La pandemia ha peggiorato le cose

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PERUGIA – Indagare il malessere è il primo passo per affrontarlo. Forse. Forse no se, assieme alla pura conoscenza di un fatto (il disagio) non si aggiunge la consapevolezza, che è un livello più profondo che chiama noi stessi all’azione (sono consapevole del disagio e quindi faccio qualcosa per cambiare). Giorni fa abbiamo parlato dei livelli piuttosto alti di depressione certificata in Umbria, e uso di psicofarmaci assai superiore alla media nazionale. Oggi diamo un’occhiata al consumo di alcol, che al disagio si correla in maniera più indiretta e incerta e, certo, solo oltre una certa soglia.

Diamo subito un’occhiata a dati abbastanza recenti (comunque pre-pandemia) che ci fanno vedere l’Umbria in confronto con altre Regioni (Fonte: Istituto Superiore di Sanità).

 

 

Se non avete voglia di leggere i numeri e fare confronti, guardate i colori: le celle verdi significano che il dato va bene ma, è facile osservare, sulla riga dell’Umbria non ne vedete nemmeno una, dove troverete solo celle arancioni (più o meno come il valore nazionale) e rosse (sopra i valori medi nazionali).

Per velocizzare la comprensione del problema: l’Umbria è all’8° posto su 21 Regioni e Province autonome per consumo di alcol e più o meno a metà classifica per il consumo “binge”, su quale occorre puntare un attimo l’attenzione. Si definisce binge drinking l’abbuffata alcolica, realizzata con un succedersi di bevute anche piccole in sé, generalmente di superalcolici, quelli che i giovani chiamano shottini (piccoli “spari”, ovvero bicchierini). Il pericolo per la salute del binge drinking è enorme, come potete leggere, se interessati, sul sito della Fondazione Umberto Veronesi.

 

 

Tornando all’Umbria, una recente analisi del Codacons regionale su dati, per la verità, non recentissimi (2017) conclude: “In relazione al consumo almeno di una bevanda alcolica nel corso dell’anno e al consumo giornaliero, per l’Umbria, si ha che complessivamente il 69,8% delle persone di 11 anni e più consuma una bevanda alcolica almeno una volta nel corso dell’anno e di questi il 25,8% tutti i giorni, valori in entrambi i casi maggiori rispetto a quelli stimati per il Centro e per il Paese. Tale comportamento è più frequente negli uomini rispetto alle donne. Almeno un comportamento di consumo a rischio, in Umbria, si verifica in circa 139mila persone, 101mila hanno un consumo abituale eccedentario e 51mila consumano oltre sei unità in una unica occasione. Il comportamento legato al consumo moderato di bevande alcoliche, al consumo abituale eccedentario, al consumo a rischio e al binge drinking risulta essere più diffuso nella popolazione umbra che in quella del Centro e dell’Italia nel complesso”.

In conclusione, anche se l’Umbria non è in cima alla classifica nazionale per consumo di alcol, è pur vero che vede un consumo rilevante, sufficiente per tenere monitorato il fenomeno. Occorre rimarcare che i dati che abbiamo visto sono antecedenti la crisi pandemica, ma è noto che il diffuso disagio e i lockdown hanno aumentato questi consumi (dell’11,7% in Italia negli ultimi 12 mesi); va osservato come ci sia una correlazione positiva fra alcol e virus; come scrive l’Istituto Superiore di Sanità “chi fa un consumo dannoso di alcol è ad aumentato rischio di infezione. È noto infatti che tra consumo di alcol e infezioni virali esiste una correlazione dose dipendente. Il consumo dannoso di alcol colpisce tutti i componenti del sistema immunitario”.

Insomma: attenzione; beviamo con moderazione, limitiamo gli aperitivi alcolici, controlliamo il devastante binge drinking, proteggiamo noi stessi e le persone cui vogliamo bene.

 

Claudio Bezzi

Si ringrazia la Fondazione Umberto Veronesi Channel per la clip video

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