I cambiamenti nei riti della Pasqua a causa della pandemia. Tutti “siamo chiamati a diventare migliori”

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PERUGIA – E’ trascorsa la domenica delle Palme e stiamo per avvicinarci alla Pasqua con animo “pieno di pace e speranza”, come ha avuto modo di ricordare il cardinale Bassetti
nella sua omelia, nella quale ha parlato inevitabilmente della difficile situazione della pandemia – “Stiamo ancora attraversando un periodo di vera povertà materiale e soprattutto
spirituale” – e ha ricordato le tantissime persone decedute a causa del Covid 19.

E’ stata una domenica, quella delle Palme, non priva di riti e di simboli, contrariamente a
quanto accaduto lo scorso anno, quando c’era il lockdown. “Lo scorso anno – ricorda Suor Roberta Vinerba, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, ad Assisi – la settimana Santa si era svolta in assoluta chiusura. Alla veglia di Pasqua eravamo in tre e venne trasmessa in diretta facebook. I riti mantengono la struttura essenziale, ma ci sono alcuni gesti che quest’anno non si potranno fare: non ci sarà la lavanda dei piedi e il venerdì santo non si potrà baciare la croce, segno di una partecipazione all’offerta del Signore. E poi la veglia di Pasqua sarà al tramonto, non più di notte. Ma questo è il tempo”.

Un’epoca scandita dal virus che ha messo in difficoltà anche tante famiglie e giovani: “E’ la sofferenza che si prolunga a creare
problemi. All’inizio sembrava che il virus dovesse durare poco, io non ci ho mai creduto. Non ero fra quelli che diceva andrà tutto bene. Ma questo è un tempo in cui siamo chiamati a vedere il bene che è possibile vivere e a produrre in questo frangente. Un tempo che non dobbiamo subire. Abbiamo questo. C’è tanta sofferenza, ci sono tante lacrime, ma c’è, ed è forse ancora più forte, molta solidarietà, comunione e amore. Questo è un segno che non possiamo non dire. E’ un tempo benedetto, in cui bisogna avere cuore per trasformarlo. Siamo chiamati a diventare migliori”.

Naighi 

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