Da materiali innovativi smart nascono i nuovi canoni dell’abitare

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PERUGIA – Si chiama “ShotEarth – Terre proiettate per una industria delle costruzioni eco-sostenibile e a misura d’uomo”, il progetto destinato a cambiare il mondo delle costruzioni, generando un’edilizia sostenibile e a impatto zero. A spiegare l’innovativo disegno, finanziato con oltre 1,5 milioni di euro del Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca (Fisr) del Ministero dell’Università e della Ricerca per specifici interventi di particolare rilevanza strategica, nell’ambito del Programma nazionale delle ricerche (Pnr), è il professor Franco Cotana che, insieme alla professoressa Anna Laura Pisello, ne è il coordinatore, presso il Ciriaf.

L’obiettivo è riscrivere i canoni contemporanei dell’abitare attraverso l’ingegnerizzazione di innovativi materiali smart, basati su terre da scavo di recupero, per la costruzione di moduli abitativi eco-sostenibili.

“E’ un progetto di interesse nazionale – spiega il professor Cotana – sviluppato in collaborazione con gli Atenei di Modena e Reggio Emilia e Parma. L’obiettivo è studiare metodi e materiali sostenibili per le costruzioni del futuro che usano minori risorse estratte dall’ambiente e prodotti secondari, come le terre di scavo. Il tutto, unito a tecnologia e a sistemi intelligenti capaci di prevedere e avvisare su eventuali problemi strutturali”.

La professoressa Antonella D’Alessandro, ricercatrice presso il Dicad ha spiegato l’utilizzo di queste risorse sostenibili per “produrre un materiale da costruzione, di cui sarà analizzato il comportamento meccanico e, successivamente, verranno utilizzati diversi tipi di campioni. L’idea è quella di implementare questo materiale, per dare funzioni aggiuntive che permettano di fornire informazioni sulle caratteristiche della struttura su cui sono applicate, sulla necessità di manutenzione o su problematiche ambientali”.

Di “edilizia a impatto a zero” ha parlato la professoressa Pisello: “Questa operazione rivaluta una delle tecniche costruttive più antiche che usa risorse di vicina prossimità, con abbattimento di impronta di carbonio generata dai processi di trasporto e lavorazione”.

“A oggi – ha aggiunto l’ingegner Riccardo Liberotti, PhD presso il Dica – il panorama dell’edilizia sostenibile offre un insieme di frammenti che spesso non si coagula in una strategia costruttiva integrata, né consente il delinearsi di un quadro progettuale efficacemente orientato alla sostenibilità. Lo scopo della nostra ricerca è alleviare il “bornout ecologico”, trasformandolo da tendenza a urgenza conoscitiva attraverso un preciso approccio scientifico e culturale al mondo delle costruzioni che sfrutti le potenzialità di materiali innovativi a base di terreni di recupero. Ma non solo. Grande importanza avrà il “progetto architettonico” in sé, volto a enucleare attraverso una inedita sintassi compositiva l’estetica di nuove tipologie abitative, la loro struttura e l’innovazione tecnologica riguardante sia il comfort, sia il monitoraggio della sicurezza. All’integrazione di queste tematiche sarà dedicata particolare attenzione dall’unità di lavoro del Dica della quale faccio parte, coordinata dai professori Gusella e Filippo Ubertini”.

“La miscela della terra proiettata – hanno spiegato i ricercatori – è innovativa e più eco-compatibile rispetto a una malta tradizionale, poiché permette di impiegare direttamente il terreno di scavo a km O, di utilizzare la sabbia proveniente da scarti industriali anche di origine locale e di ridurre notevolmente l’utilizzo di acqua e di cemento nella moderna industria delle costruzioni civili. Presenta inoltre un costo inferiore rispetto alla malta ordinaria di circa il 30%, oltre al fatto che, re-impiegando terreni di scavo, produce un ulteriore risparmio in termini di smaltimento degli stessi garantendo al contempo benefici notevoli riguardo la riduzione dell’impatto ambientale legato ai cantieri.

La sfida di ottenere elevate prestazioni da materiali di scarto e l’obiettivo di trasformarli in nuovo prodotto per l’edilizia del prossimo futuro necessitano di un approccio interdisciplinare.

Il progetto, appena avviato, avrà durata biennale e gli esiti sperimentali saranno raccolti nella redazione di linee guida sulla tecnologia costruttiva e il monitoraggio delle terre proiettate. L’elaborazione di tali protocolli realizzativi, conferisce al progetto grandi potenzialità in termini di ricaduta economica e culturale. Da un lato, ci sarà la possibilità di ottenere brevetti e marchi delle proprie miscele e tecniche di messa in opera, per una molteplicità di applicazioni e di prodotti. Dall’altro, sul fronte culturale, sarà possibile sostanziare ulteriormente il substrato scientifico inerente all’uso della terra cruda come tecnica costruttiva emergente e eco-sostenibile”.

Naighi

 

Interviste a:  professoressa Franco Cotana, professoressa Anna Laura Pisello: coordinatori del progetto presso il Ciriaf;
professoressa Antonella D’Alessandro: ricercatrice presso il Dica; 
ingegner architetto Riccardo Liberotti: PhD presso il Dica

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