Il dialogo tra storia e natura sugli antichi sentieri di Montelabate

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PERUGIA – Dolci colline verdeggianti dove l’argento degli ulivi si alterna al verde cupo delle querce e ai colori dei fiori selvatici, torrenti dalle acque trasparenti, aria pura e numerosi sentieri in cui camminare per godere delle meraviglie inaspettate della campagna umbra.
Tutto questo rimanendo all’interno del comune di Perugia, a Montelabate, dove il fascino della storia si sposa con quello della natura.

Ci si arriva passando dalla frazione di Ramazzano le Pulci, seguendo i cartelli che portano fino al frantoio e all’azienda agricola. Da lì, si prende il sentiero che prosegue dritto dopo la sbarra e che si inoltra nella campagna costeggiando un rigoglioso uliveto.
Quasi subito sulla sinistra si incontrano gli antichi resti del “Castellaccio”, rudere del castello che ha dato il nome alla zona: alte mura in pietra arenaria dove l’edera ha disegnato arcani viluppi e un’unica porta ad arco che incornicia il bosco retrostante, ormai padrone del luogo.
Si scende sempre seguendo il sentiero, facendosi guidare dal dolce rumore dell’acqua che si fa più forte ad ogni passo. Arrivati ai piedi del primo torrentello si hanno a questo punto diverse opzioni, tra queste un giro ad anello di 7 chilometri o il Sentiero Leonardo, un suggestivo percorso di un paio di chilometri facilmente percorribile anche dai meno allenati.

Ma andiamo a vedere entrambi più nel dettaglio:

Anello di 7 chilometri
Al primo torrente si gira a sinistra, se ne attraversa un secondo e si inizia a salire lungo il sentiero lasciandosi sulla destra una struttura in ferro verde.
Questa prima parte di salita è la più impegnativa di tutto il percorso ma la fatica vale la pena. Se si è fortunati non è nemmeno tanto difficile incontrare qualche animale selvatico come lepri, cinghiali o caprioli o, osservando il cielo, falchetti e poiane.
Proseguendo lungo la salita si lascia sulla destra casa Libraro, una delle tante case coloniche abbandonate dall’ultimo dopoguerra e con un’ultima fatica si arriva ad un’azienda agricola in attività. In questo punto si incontrano spesso cani maremmani liberi, sono i cani dei pastori, possono incutere un po’ di timore ma, se non disturbati, sono assolutamente innocui.
E’ arrivato il momento di iniziare a scendere, non prima di essersi riempiti gli occhi della bellezza della valle e del bosco che ammanta le colline: un meraviglioso quadro composto principalmente da lecci, querce e sorbi ma anche aceri, meli e ciliegi selvatici mentre nel sottobosco fanno bella mostra di sé imponenti arbusti di ginepro, ginestre e fitti cespugli di biancospino.
Lungo il sentiero che discende dolcemente si aprono sulla sinistra altri piccoli viottoli che si inoltrano nel bosco, viene voglia di seguirli ma in realtà sono dedicati principalmente al motocross e alle mountain bike, non impraticabili ma un po’ impervi da percorrere a piedi.

Il sentiero principale, ampio e ben segnalato, prosegue costeggiando una piccola pineta, ideale per fare una breve sosta all’ombra e poi, verso la fine, ecco tra gli ulivi spuntare l’imponente figura dell’Abbazia di Santa Maria in Valdiponte, più nota come abbazia di Montelabate.
Il monastero, la cui fondazione risale intorno all’anno mille, fu fino al XIV secolo uno tra i maggiori centri del potere benedettino e  per numerosi anni punto di riferimento per la popolazione: da esso dipendevano infatti circa 20 castelli e 30 parrocchie. Dopo la crisi del 1400 e la vendita del 1800, oggi è di proprietà della fondazione Gaslini di Genova ed è visitabile solo su appuntamento.
I cancelli chiusi però non tolgono nulla al fascino misterioso che le antiche mura sprigionano, un luogo sospeso nel tempo dove sembra quasi di intravedere furtive figure solitarie muoversi e sussurrare tra gli alberi imponenti che lo circondano.
Il giro a questo punto è concluso, sulla via del ritorno che scende dall’abbazia fino al punto di partenza però, ci regala ancora un ultimo, emozionante incontro: quello con i lecci secolari posti proprio all’inizio della strada, giganteschi guardiani custodi di chissà quante storie.

Molto più semplice ed accessibile ma non per questo meno interessante, è invece il Percorso Leonardo, un giro ad anello tra i torrenti del fiume Rio Santa Maria.
Dopo il Castellaccio ed arrivati al primo torrente, vi si accede svoltando a destra: dopo pochi metri, l’ingresso del sentiero, sempre molto ben segnalato, è sulla sinistra., subito prima di un albero caduto.
Cullati dall’incessante rumore dell’acqua che scorre si cammina tra cascatelle, pozze di acque turchesi che raggiungono fino i 3 metri di profondità e piccoli gorghi. Si attraversano numerosi ponticelli di legno e si respira l’aria umida e profumata del sottobosco.
Un vero e proprio parco giochi naturale curato da Leonardo Cesarini, al quale è possibile rivolgersi tramite Facebook per informazioni e visite guidate anche dell’abbazia.

Francesca Verdesca Zain

 

Musica: Feeling Fine
Musicista: Uncleboris

 

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