Così era il tango di Milva. Nel 2004 ospite di Umbria Jazz con i Tangoseis

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

PERUGIA – L’amore sofferto, passionale, maledetto: rimane un mistero, tra i più intensi dell’esistenza degli individui. Il tango ne rappresenta forse l’aspetto formale più evidente, i corpi che si avvinghiano e si allontanano, guizzi improvvisi e ricongiungimenti. Il tango è imprevedibile e soprattutto è libero di reinventarsi, una volta che si sono stabilite le regole entro cui muoversi. Imprevedibile, in principio rifiutato e considerato troppo difficile fu il new tango di Astor Piazzolla che ne apportò grandi ricchezze tonali, insieme a contaminazioni di musica colta e jazz. Quel new tango alla fine fu riconosciuto come una delle migliori espressioni musicali del secolo breve e decretò definitivamente il genio di Piazzolla. Esiste persino un fil rouge che lega il teatro di Brecht e l’idea dello straniamento come sublimazione oltre il realismo e l’oggettività al tango e all’idea di un’arte che rappresenta un mondo a sé stante. Chi balla tango e chi lo ascolta è allo stesso tempo straniato dalla realtà e catturato nella passionalità e nella sofferenza implicita anche di una condizione sociale che affonda le radici nei barrios più malfamati di Baires. Quel trait d’union in Italia trovò sintesi in una figura: capelli rossi, ramati, doti timbriche e vocali assolute e un senso drammaturgico che per anni la consacrò tra le migliori attrici teatrali italiane. Milva dedicò tutta la sua passione e il suo amore al tango, tanto che forse può essere considerato la sua seconda arte, dopo il teatro e Brecht. Con i Tangoseis, sestetto italo-argentino, Milva realizzò un progetto dedicato al new tango di Astor Piazzolla di cui ne espresse l’aspetto più drammaticamente scenico, tragico così come la “maschera” di Milva imponeva. Nel 2004 Milva fu ospite di Umbria Jazz insieme ai Tangoseis. Fu un concerto che travalicò il concept del festival orientato prevalentemente sul jazz e la black music e sue derivazioni. Un concerto quindi che nella digressione, sorprese per aver offerto l’opportunità di saggiare sul mainstage di Umbria Jazz un’icona della canzone italiana e insieme l’attrice teatrale più importante. Ed ecco la magìa: Oblivion, Balata para un loco, Libertango e sino a Adios Nonino nell’interpretazione di Milva ispirano un tango immaginato così come lo descrisse Borges: “Le gambe s’allacciano, gli sguardi si fondono, i corpi si amalgamano in un firulete e si lasciano incantare.  Dando l’impressione che il tango sia un grande abbraccio magico dal quale è difficile liberarsi.  Perché in esso c’è qualcosa di provocante, qualcosa di sensuale e, allo stesso tempo, di tremendamente emotivo. Il tango è un linguaggio in cui convivono tragedia, malinconia, ironia, amore, gelosia, ricordi”. Così era il tango di Milva.

 

Ph, Giuseppe Cardoni – Milva – UmbriaJazz 2004

Articoli correlati

Commenti