Bartolomeo Mendozzi, anche Leonessa ha il suo “caravaggesco”

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LEONESSALuigi Nicoli ricercatore e storico della cittadina laziale, autore di importanti saggi pubblicati in prestigiosi volumi, ci informa con abilità dalle sue pagine fb su un artista caravaggesco nativo di questa città. Ricordiamo  che Leonessa  ha dato natali illustri anche ad altri esponenti del mondo dell’arte in generale, e non solo, ma anche della fede.
Cosi Luigi Nicoli:” lo scorso settembre è stato pubblicato sulla rivista di Arte Antica e Moderna, “Nuovi Studi N 25”, un importante Saggio della storica dell’arte Francesca Curti, sul pittore Bartolomeo Mendozzi da Leonessa (1600-1644).
Mendozzi nacque a Leonessa intorno al 1600, condusse la sua attività tra Roma e Rieti nella prima metà del XVII sec. Nella Città Eterna fu membro dell’Accademia di San Luca e allievo di Bartolomeno Manfredi, caravaggista di ottima levatura, del quale la nostra chiesa di San Pietro custodisce la stupenda “Incoronazione della Vergine”. Per cui non è da scartare l’ipotesi di una qualche mediazione o intervento del Mendozzi nell’affidamento della tela al suo mentore.
La nostra chiesa di San Francesco custodisce, invece  un’opera recentemente attribuita a Mendozzi: “La Crocifissione di Cristo”.
La scoperta di Bartolomeo Mendozzi, nato a Leonessa intorno al 1600, attivo a Rieti e a Roma nei primi tre decenni del 1600, si deve alla giovane storica dell’arte Francesca Curti che ho avuto il piacere – qualche anno fa –  di accompagnare in un sopralluogo nella chiesa di San Francesco, per visionare una tela attribuibile al pittore leonessano – come dirà la stessa esperta. L’opera in questione è la Crocifissione di Cristo, posta sulla controfacciata della chiesa, precedentemente polittico dell’altare Mongalli, improvvidamente smontato dalla Sovrintendenza negli anni ’50 dello scorso secolo.
Si tratta di una scoperta molto importante perché sono attribuite al Mendozzi opere famose come L’Incredulità di San Tommaso (Palazzo Valentini a Roma), nonché le due Pale laterali dall’Altare San Carlo della Cattedrale di Rieti. Proprio dall’attribuzione di queste due opere – da parte dello storico dell’arte Giuseppe Porzio – al Maestro dell’Incredulità di San Tommaso ha permesso alla Curti di identificare questo artista con il Mendozzi. Cio è stato possibile grazie alla consultazione di un inventario conservato nell’Archivio del Capitolo della città di Rieti, datato 1777, nel quale le due opere suddette vengono definite “famose” e ricordate come opera di “Mendozzi”.
Da queste fonti  è emerso che il Nostro nacque a Leonessa intorno al 1600 e che lavorò a Rieti e a Roma nella prima metà del secolo. Il primo riferimento scritto, relativo alla sua presenza nell’Urbe  risale al 1620 ed è stato trovato – dalla Curti – negli Stati delle Anime della parrocchia di Santa Maria del Popolo. Qui si legge “In strada Laurina, vicolo della Scala, a mano destra per andare al Corso “Bartolomeo Mendozzi di Spoletto”.  Occorre sottolineare che in quel periodo tre dei Sesti del territorio di Leonessa e tutti i conventi ricadevano sotto la Diocesi di Spoleto, per cui è probaile che si sia scritto Spoleto per la maggior importanza della città Umbra.
Infatti, nei registri della Congrega degli Artisti ell’Accademia di San Luca  del 1627, per la prima volta il Nostro figura come “Bartolomeus de Leonissa”. Scrive la Curti: “Oltre a Mendozzi erano presenti, tra gli altri, Giovanni Lanfranco, Giovanni Baglio­ne, Alessandro Turchi, Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, Andrea Sacchi, Pietro da Cortona e, guarda caso, anche Lattanzio Niccoli”. Anche quest’ultimo quotato pittore era di Leonessa.
Dal 1638 in poi in tutti i documenti ricorre il nome “Bartolomeo Mendozzi da Leonessa”.
A Roma, il Nostro, dopo un apprendistato presso la bottega di Bartolomeo Manfredi (guarda caso autore dell’Incoronazione della Vergine custodita nella nostra chiesa di San Pietro) seppe inserirsi assai bene nel contesto culturale delle grandi commit­tenze promosse da Urbano VIII e suscitare l’apprezzamento di alcuni dei più importanti collezionisti del XVII secolo, come i Giustiniani e i Savoia – Scrive la Curti nel suo saggio: “Un altro elemento rilevante che si evince dallo spoglio dei documenti riguarda la sua assenza da Roma per almeno sei anni dal 1631 e al 1636, non essendo presente né nei registri delle Stati delle Anime né nelle riunioni dell’Accademia di San Luca, dove è di nuovo segnalato solo a partire dal 1637. Tale assenza potrebbe forse essere dovuta ad un rientro nel territorio nativo, come sembra indicare il riferimento al ritorno dalla madre riportato nel registro degli Stati delle Anime del 1634. In questo periodo Mendozzi potrebbe aver lavorato alle tele della cappella Terzoni (Cattedrale di Rieti), che, come ricostruito, furono realizzate in quel frangente, e aver svolto forse altre commissioni in zona, come, ad esempio, l’inedito polittico per la cappella Mongalli nella chiesa di San Francesco a Leonessa eseguito intorno al 1632”.
Molto interessante, puntuale e suggestiva è l’analisi di Francesca Curti della tela di Leonessa, per la quale rimando al Saggio di cui sopra.
Mendozzi alterna  opere di carattere religioso ad dipinti di carattere profano, come ad es. il Giocatore di carte (Palazzo Barberini Roma), il Concerto di musici e pastori (Torino), la Violinista con due cantori (New Work), il Concerto (Galleria Benappi). importanti opere Importanti opere a tema religioso attribuite al Nostro sono: la Salomè,  Pinacoteca Civica di Varallo; la liberazione di San Pietro dal carcere, della Fondazione De Vito di Firenze; la cosiddetta Madonna dell’Insalata, della chiesa dei Cappuccini di Recanati, già attribuita a Caravaggio; la stupenda Negazione di San Pietro, nella  tenuta Inglese di Stourhead, la Cena di Emmaus (Torino).
Per ulteriori approfondimenti si veda il Saggio su menzionato.
Ora che abbiamo scoperto questo dotato pittore, sta a noi leonessani promuoverne la conoscenza”.

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