Caroline Baglioni, Carolina Balucani, Giordano Agrusta: 5 domande x 5 risposte su Guerra e Pace e altre storie

Artisti. Come avevano immaginato avrebbero voluto essere. Sudandosi il sogno. Attori. Tenacemente. Tenendo il copione in mano fino a conficcarsi le parole dentro. Trasformando il corpo, modulando la voce, indossando o disposti a togliere ogni tipo di vestizione. Tutto, o quasi, pur di tracciare sulle tavole del palcoscenico le seducenti, imprevedibili, portentose e vitali traiettorie del teatro. Caroline Baglioni, Carolina Balucani, Giordano Agrusta sono i tre “ragazzi” cresciuti nella Compagnia dei Giovani dello Stabile dell’Umbria e ora artisti-protagonisti di “Guerra e Pace”, l’ultima produzione Teatro Stabile dell’Umbria-Andrea Baracco-Letizia Russo che proprio stasera, 30 maggio, dopo tanti consensi e applausi, termina le repliche dopo la “prima” del 4 maggio scorso.

Caroline Baglioni
Giordano Agrusta
Carolina Balucani

A loro abbiamo posto 5 domande per farci raccontare cosa ha significato mettere in scena il capolavoro di Tolstoj in pieno Uragano Covid e qualche altra loto storia.

L’immagine più forte di quel 4 maggio 2021, prima nazionale di Guerra e Pace?

Caroline: L’applauso. Alla fine dello spettacolo. Il primo dopo una lunga gestazione. Forte, intenso. Molti della nostra Compagnia si sono emozionati. E’ scesa anche qualche lacrima.

Giordano: Spaesamento per non sapere quanto pubblico sarebbe venuto, l’accoglienza che avremmo avuto e per l’incognita dei palchetti. Dunque, totale eccitazione.

Carolina: La presenza di Letizia Russo. La drammaturga che per me è un mito. Sapere di recitare davanti a lei un suo testo è stata una fortissima emozione. E poi … il pubblico.

Pubblico sui palchi e nessuno in platea. L’effetto?

Caroline: Quello di sentirsi totalmente al centro dell’attenzione. Avverti la presenza del pubblico tutt’intorno che ti obbliga a gestire la scena non più pensando a chi ti sta di fronte, ma in alto. Movimenti, voce, scenografie registicamente volute per far sentire il pubblico partecipe. Penso alla scena di Natascia che va a teatro e inizia ad osservare donne e uomini sui palchi: tutto reale, la regia ha tenuto conto del pubblico intorno.

Giordano: Intimità. Guardi il pubblico in faccia, ne distingui le fisionomie, mentre quando è in platea in qualche modo risulta nascosto. Personalmente ho delle parti nelle quali mi rivolgo espressamente al pubblico.

Carolina: L’esperienza più intima che abbia mai avuto: il pubblico è venuto nonostante tutto. Un atto d’amore incredibile e forse irripetibile perché pienamente reciproco.

Cosa vi hanno dato i personaggi interpretati e cosa voi avete dato loro?

Caroline:  Lise e Sonja sono due donne che attendono. Lise, incinta, aspetta il ritorno del marito dalla guerra. Ma il suo sarà un viaggio spezzato. Sonja spera nell’amore del cugino Nikolaj pur sapendo di andare incontro a un destino diverso da quello sperato. In realtà, io, sono molto impaziente. All’inizio mi sono chiesta dove trovare questa tranquillità. Alla fine però mi ci sono immedesimata e molto affezionata a questi personaggi.

Giordano: Ho dato una fisionomia diversa nel caso del Conte Rostov visto che lui è piccolino, esile, ballerino provetto e il mio fisico è tutt’altro. Per questo ho cercato di conferirgli leggerezza con la recitazione. Del resto è un personaggio ottimista e che tende al volo pur nell’attaccamento alle rigide tradizioni del contesto culturale che si vive a Mosca. Nel caso di Kutuzov è stato semplicemente bellissimo perché con Baracco lo abbiamo seguito passo, passo fino all’incarnazione di quei valori di una Russia disposta a d arretrare, anche se poi l’avrà vinta. Un vero onore per me e mi sono divertito tantissimo.

Carolina: Masa cammina in maniera rumorosa, sbagliata, inadeguata, diversa lungo un corridoio. Questa è l’immagine che fin dalla prima lettura mi ha colpito. Ho provato un’emozione concreta che mi ha spinto dentro il personaggio. Con lei Tolstoj introduce il concetto di grazia intesa anche in senso cristiano: io lo traduco nell’importanza di credere in qualcosa. Fondamentale è stata la guida di Baracco che mi ha detto di non recitare la parte della ‘buona’ come istintivamente si è portati a fare per la fede che nutre e la luce che pervade Masa, perché i santi sono invece ‘cattivi’ proprio per l’intransigenza della fiamma che la fede induce loro. E poi ho lasciato le vene aperte per sentire tutto intorno come fanno le persone sole, esasperando tutti i loro sensi”.

A cena con uno dei personaggi di Guerra Pace. Chi?

Caroline: Anatole. Un diavoletto dal grande carisma con un suo lato oscuro. Personaggio complesso e interessante.

Giordano: A cena con Pierre perché condividiamo l’amore per la buona tavola. Poi, direi, una passeggiatina con Natascia per la sua prorompente sessualità ancora accennata.

Carolina: Napoleone.

Cosa resterà di questo Guerra e Pace?

Caroline: La consapevolezza che anche in un gruppo grande con 15 attori si possa trovare l’armonia. In questa senso Baracco ha scelto le sensibilità bilanciandole e facendoci diventare una famiglia al punto che i rapporti tra noi rimarranno.

Giordano: La sospensione del tempo pandemico con le incertezze che ha determinato.

Carolina: L’onore di aver lavorato con Dario Cantarelli e con tutti gli altri che sono persone e attori uno più bravo dell’altro. La gratitudine al CUT, alla scuola di Roberto Ruggieri dalla quale proveniamo Caroline ed io e il senso di vuoto culturale che l’assenza del Cut ha lasciato. E il miracolo compiuto dal Tsu nel farci ritrovare il pubblico.

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