Inaugurata ad Assisi la mostra “Madaba: la città dei mosaici”

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

ASSISI – La mostra “Madaba, la città dei mosaici è stata inaugurata oggi a Palazzo Bernabei, sede di Assisi dell’Università degli Studi di Perugia. E’ frutto del progetto di turismo sostenibile “Scoprire Madaba”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e implementato dall’Università degli Studi di Perugia.

“L’Università degli Studi di Perugia – ha sottolineato il Rettore – ha una lunga, autorevole tradizione di studi archeologici, alla quale hanno contribuito grandi maestri, fra i quali desidero ricordare il Prof. Mario Torelli, scomparso lo scorso anno.  La loro scuola ha formato e donato entusiasmo a generazioni di nostri giovani ricercatori e ricercatrici, che oggi collaborano in tutto il mondo a progetti di musealizzazione e valorizzazione archeologica ed ora, insieme ai colleghi giordani, raccolgono la sfida di rinnovare la veste di Madaba.

Come bene evidenzia la mostra – ha proseguito Oliviero – , sono stati i frati francescani dello Studium Biblicum Franciscanum, fra i quali il compianto archeologo Padre Michele Piccirillo, che ho personalmente avuto l’onore di conoscere, a scoprire per primi le meravigliose pavimentazioni musive della città giordana ed a iniziare il recupero archeologico del Monte Nebo. Qui il memoriale di Mosè, posto su un’altura che domina la Piana di Madaba e la Valle del Giordano, restituisce un’affascinante somiglianza con Assisi e la Basilica di San Francesco, posti a sovrastare la Valle Umbra.  Desidero inoltre sottolineare – ha proseguito Oliviero – come il progetto “Scoprire Madaba”, valorizzi ulteriormente il rapporto già attivo fra l’Università degli Studi di Perugia, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, aprendo prospettive di nuove collaborazioni, in particolare nell’ambito della promozione del turismo sostenibile e consapevole, già identificato dall’Agenda 2030 dell’ONU come una delle principali risposte alla crisi del settore dovuta all’emergenza pandemica”.

L’esposizione, che potrà essere visitata sino al 30 agosto 2021 e che ha ricevuto il patrocinio della Custodia di Terra Santa, intende divulgare al pubblico italiano le bellezze e l’importanza del patrimonio culturale della città di Madaba, in Giordania, con particolare riguardo per i numerosi mosaici delle chiese bizantine, delle quali vengono ricostruiti gli ambienti tramite l’uso di nuove tecnologie, come la stampa 3D. Lo spazio liturgico degli edifici sacri alto medievali di Giordania, così come quello delle ricche dimore patrizie del VII sec d.C. riprende così vita, attraverso un percorso espositivo che tocca alcuni dei punti di interesse archeologici più importanti della città.

Il percorso espositivo

 

“Madaba, la città dei mosaici” ripercorre attraverso sette sale la storia e la bellezza dei Beni Culturali della città giordana.

Al piano terra, nella prima sala, l’esposizione approfondisce in primo luogo il progetto finanziato dall’AICS e implementato dall’Università degli Studi di Perugia, per poi proseguire con pannelli che raccontano le fasi storiche più antiche della città.

Apre l’esposizione vera e proprio la Sala Romana, dove, attraverso la tecnologia della stampa 3D, sono state riprodotti fedelmente i busti di quattro personaggi reali importanti per la storia della Giordania e delle province d’Oriente: Traiano, Adriano, Settimio Severo e sua moglie, Julia Domna.

Il piano inferiore è dedicato alla riproduzione del Palazzo Bruciato, una ricca dimora patrizia con particolare pavimentazioni musive di contesto domestico, fra le quali il motivo, antichissimo nel contesto culturale del Vicino Oriente antico, del Toro e del Leone. L’ala occidentale del palazzo è riprodotta attraverso semplici e lineari elementi architettonici che, insieme alla riproduzione fedele scala 1:1 del mosaico a terra, danno la sensazione dello spazio per concepire un percorso immersivo ed esperienziale che inizia con il suono del crepitio del fuoco, che dette alle fiamme nel VII sec d.C. l’intera struttura.

 

Nelle seguenti due Sale di Lot e Procopio e della Cappella della Teotokos sul Monte Nebo questo obiettivo immersivo viene ulteriormente rafforzato con le luci soffuse tipiche delle chiese medievali, musica e incenso, che puntano a trasmettere al visitatore l’emozione dello spazio sacro. Queste tecniche vengono accompagnate dalla ricostruzione, sempre con la tecnologia della stampa 3D e un’accurata post-produzione artigianale, da repliche di singoli elementi architettonici tipici delle strutture religiose di epoca bizantina, come un capitello e un pluteo, elemento di separazione dello spazio liturgico, in scala 1:1.

Chiudono la mostra due sale, dedicate all’impegno della Custodia della Terra Santa e dello Studium Biblicum Franciscanum nella scoperta e protezione dei beni culturali di Madaba e dell’adiacente Monte Nebo, dove i loro archeologici e restauratori hanno riportato alla luce il Memoriale di Mosè, con la Basilica bizantina dei quali nella mostra vengono presentati alcuni degli splendidi mosaici.

Articoli correlati

Commenti