ERJ Orchestra: un bel modo di far calare il sipario sulla rassegna delle Orchestre al Morlacchi

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PERUGIA – Prima di archiviare definitivamente questa edizione di Umbria Jazz, vale la pena tornare sull’ultima formazione ad esibirsi al Teatro Morlacchi: la ERJ Orchestra, acronimo di Emilia Romagna Jazz Orchestra, composta da musicisti dell’area emiliano romagnola, coordinata e diretta dal sassofonista Piero Odorici e dal trombonista Roberto Rossi.

Il concerto prende spunto dal debutto discografico della formazione ”Cedar’s blues”, dedicato al pianista americano Cedar Walton, scomparso nel 2013 con cui l’Orchestra aveva collaborato. Il pomeriggio musicale s’è aperto con il brano “Martha’s prize”, con i soli di Odorici al sax tenore e di Stefano Senni al contrabbasso. Si è poi passati al brano “Con alma” di Dizzy Gillespie e a Tea for two”; ancora il brano “Ojos de rojos” sempre di Walton ma non presente nell’album con un altro solo di Odorici al sax tenore.

Nel presentare i brani il sassofonista ha inviato il pubblico, ancora una volta presente in numero estremamente ridotto, ad un maggiore coinvolgimento

E’ del tutto evidente che anche per chi si trova dall’altra parte del palco non è facile confrontarsi con una realtà (il pubblico), che stenta a “riprendere i giri”, come è accaduto per tutto il festival, e non solo al Teatro Morlacchi.

Si è poi andati avanti con un brano originale scritto ed arrangiato dal sassofonista Barend Middelhoff dal titolo “Fair play” e con “Jelly Roll”, omaggio a Jelly Roll Morton, altro originale a firma del direttore e trombonista Roberto Rossi.

Il concerto è terminato con un brano reso celebre da Billie Holiday “Lady sings the blues” con gli assoli di trombone basso di Giancarlo Giannini ed al contrabbasso da parte di Stefano Senni. Quindi Odorici ha presentato i bravi musicisti della formazione ed è stato eseguito il bis con il brano che dà il titolo all’album, “Cedar’s blues.

Il concerto, come tutti quelli della rassegna, ha dimostrato la validità delle realtà rappresentate dalle Orchestre che ci auguriamo di poter ancora applaudire, magari più sentitamente, in futuro.

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