Con “L’inizio del buio” di Walter Veltroni si apre oggi il Todi Festival: intervista a Eugenio Guarducci

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Nel panorama nazionale il Todi Festival, creato da Silvano Spada nel 1987, è stato un esperimento culturale, qualcuno lo ha definito di rottura, capace di convogliare energie importanti, sperimentali, visionarie. Ora la direzione artistica è di Eugenio Guarducci. Lì per lì la nomina del patron della festa del cioccolato più famosa in Italia e ben oltre, venne vista con qualche riserva. Da allora sono passati 5 anni. Di spettacoli, proposte, anteprime, applausi e idee ne sono passati sotto i ponti della diffidente Umbria.

Due giorni fa a Perugia, il 26 agosto (nella foto), è stata presentata l’anteprima nazionale teatrale firmata da Walter VeltroniL’inizio del buio” per la regia di Peppino Mazzotta, con Giancarlo Fares e Sara Valerio che sabato stasera, 28 agosto, aprirà ufficialmente il Todi Festival 2021.

In cartellone ci sono danza, domenica 29 agosto al Comunale “Boomerang, gli illusionisti della danza” di Cristiano Fagioli; debutti nazionali “La febbre” di Wallace Shawn con Federica Fracassi il 30 agosto e il giorno dopo “La vespa” di Morgan Lloyd Malcom con Guenda Goria e Miriam Galanti per la regia di Piergiorgio Piccoli. E ancora il primo settembre “Emigranti” di Stawomir Mrozek con Riccardo Barbera e Roberto D’Alessandro per la regia di Claudio Jankowski, senza tralasciare la “Gola e altri pezzi brevi” di Valerio Aprea e “Storie della buonanotte” per bambini ribelli” con Margherita Vicario tratto dal best seller di Elena Favilli e Francesca Cavallo con le musiche dell’Orchestra Multietncica di Arezzo. Per la chiusura musica live: il 5 settembre, Loredana Berté, con il tour “Figlia di…”.

Di questo e altro parliamo proprio con Eugenio Guarducci.
Visto il contesto non semplice, mi dà un bilancio della sua direzione artistica alla vigilia di questo Todi Festival 2021?
“Abbiamo raggiunto un primo traguardo: superare la precarietà figlia di una valutazione alla quale di anno in anno dovevamo sottostare: ad aprile di quest’anno l’amministrazione comunale ha deciso di affidarci per i prossimi 3 anni l’organizzazione del Festival. Questo ci consente di superare la forma di precariato non solo dal punto di vista economico ma della programmazione. In questo modo si può impostare una progettualità che prima facevamo fatica a tracciare”.
Non solo per lei ma per le maestranze che con la cultura ci mangiano.
“Il discorso prescinde dal sottoscritto: Todi Festival strutturato nei mesi di preparazione che richiede significa certezze con quello che ne consegue: la giunta di Todi ha recepito una esigenza oggettiva con ritorni positivi sul territorio”.
E’ soddisfatto di questa esperienza?
“Ha confermato il lato che maggiormente sento mio: la curiosità di investigare mondi che non mi appartenevano”.
Con quali risultati?
“Positivi. Dati dal fatto che quando in un certo mondo nessuno ti conosce e tu non conosci nessuno, lavori meglio rispetto al fatto di essere in qualche modo imprigionato da relazioni pre esistenti. Nessuno mi conosce”.
Qualcuno la conosce…
“Protagonista è chi dà vita al Festival. Preferisco il basso profilo anche per una forma di timidezza: è un mondo che sto imparando a conoscere”.
Lei fa spesso riferimento a Silvano Spada, al fondatore di Todi Festival.
“E’ stato lui a indicarmi come direttore artistico del Festival e personalmente ho avuto sempre il garbo di mandargli il programma in anteprima perché lo ritengo doveroso da parte mia e nostra. Il Dna del Festival, del resto, lo ha costruito lui. Noi cerchiamo di preservarne l’eredità, innovando a nostra volta, seguendo le direttrici che lui ha tracciato”.
Silvano Spada è contento di questo?
“Alla conferenza stampa, a dire il vero, non voleva partecipare. Diciamo che l’ho costretto a forza. Tengo molto alla sua presenza proprio per quello che ha significato e significa per questo Festival”.
Come nasce l’apertura di questa edizione del Todi Festival con la prima prima nazionale targata Walter Veltroni?
“Lo spettacolo ci è stato proposto e ha suscitato un immediato interesse da parte nostra e qursto non soltanto perché il romanzo è scritto da Veltroni, ma per queste due storie ambientate nell’estate 1981”.
Un modo per riequilibrare le polemiche per il Festival del libro di Todi targato estrema destra?
“Non sono voluto entrare nelle polemiche prima e tantomeno intendo farlo ora. Quello che penso è che Todi non è una città che pone censure preventive. Nel caso qualcuno lo pensasse, per la mia parte, questa apertura del Festival è una riposta”.
Todi Off, seminari, “provocazioni” artistiche per i giovani ce ne sono a iosa.
Mi può indicare uno spettacolo per chi ha superato gli anta?
“Giovedì 2 settembre. Debutto nazionale di ‘ET. L’incredibile storia di Elio Trenta’, di Luigi Diberti e Gianmario Pagano. Parla di un ragazzo di Città della Pieve che si era inventato il cambio automatico che la Fiat ignorò. Lui vendette il brevetto alla General Motors. Il primo cervello umbro in fuga e una storia poco conosciuta e da conoscere”.
Tanta arte contemporanea diffusa perfino negli androni dei palazzi…
“In maniera crescente abbiamo registrato dalla città di Todi, anche in relazione a quanto accaduto col Covid, la mobilitazione di chi ci ha proposto collaborazioni in questo senso che sono centrali per il nostro progetto: grazie al Festival la città protagonista della vita culturale di Todi”.

 

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