L’amore narrato da Brecht, l’omaggio a Strehler, una gigantesca Monica Guerritore: che bello essere tornati spettatori

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PERUGIA – Passato, presente e futuro. Bertolt Brecht, Giorgio Strehler, Monica Guerritore, il teatro. Gli sguardi celati da mascherine tentano di riconoscersi in platea e, su, fino ai palchi. Lo sguardo conta spasmodicamente per sapere in quanti siamo. Una riappropriazione eccitante di una parte di noi che ci era stata negata, poi contingentata e finalmente, ora, piena. Più della magia pensi piuttosto al miracolo del teatro. L’anima buona di Sezuan che ha aperto ufficialmente ieri la Stagione resterà, insomma, per la sua parte, nella storia del Morlacchi di Perugia. E in quella nostra. Che c’eravamo. E ci saremo.

La scelta dello Stabile dell’Umbria di affidare a Monica Guerritore e al testo di Brecht il senso di questa data da ricordare è stata, più che azzeccata, commovente, fino a culminare con la voce di Giorgio Strehler che al termine della rappresentazione, con gli attori sul proscenio in devoto raccoglimento, racconta il valore dell’amore per Brecht, per noi, il senso più intimo che può assumere, perfino se disperato nella sua purezza. E raccoglie un sentimento comune. Così forte, ora.

“Copio la versione scenica di Strehler del 1981 – spiega Monica Guerritore nelle sue efficaci note di regia – e la riporto al pubblico che non l’ha vista, senza copie nessuna opera d’arte sarebbe arrivata a noi. I grandi testi sono immortali germinatori di nuove visioni, versioni, a indicare il tempo in cui vengono letti, compresi e rielaborati ma le versioni sceniche che, come nel caso di Strehler, hanno la grandezza di un’opera d’arte, si perdono. Mentre oggi quella versione di Strehler è lo specchio di quello che stiamo diventando”.

Il nostro futuro, appunto.

La messinscena essenziale persino claustrofobica nell’allestimento di Luciano Damiani, dove luna e sole disegnati da Pietro Sperduti si alternano senza soluzione di continuità e senza mai assumere la giusta luce, pone al centro la misera rivendita di una tabaccheria attorno alla quale si muovono povertà, miserie umane, aspettative, inganni e  un po’ d’amore totalmente puro nella prostituta Shen Te indirizzato a chi le è prossimo e pienamente devoluto al sogno di un aviatore e del suo voler volare.  A qualsiasi costo. Le basta il pensiero che possa accadere, che ci sia chi può aprire le ali, per farla felice. I personaggi, meglio le figure che muovono la scena, sono sorprendenti, geniali, teatralmente affascinanti. Rendono la scrittura graffiante e senza sconti di Brecht nella sua crudezza e conferiscono allo stesso tempo la poesia che contiene la deriva della disperazione. Nelle sue forme reali. Tremendamente vere. Terribilmente umane.

Su tutto il lirismo reso da una straordinaria artista che cuce magistralmente la narrazione, riempie il palco, sa suggestionare, dal sorriso al pianto, e quando è in controluce quella sorta di teatrino delle ombre cinesi che enfatizza l’entrata in scena del cugino cattivo, Shui Ta, diventa magico. Una presenza devastante nella sua essenza.

Gli attori che sono con lei sul palco, Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Vincenzo Gambino, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni e Lucilla Mininno, ne seguono le tracce con piena consapevolezza del personaggio, padronanza recitativa, complicità con il ruolo che interpretano e che fanno emergere con spietatezza e ironia, indossando alla perfezione i costumi di scena di Valter Azzini.

Un mazzo di fiori, tra gli applausi, omaggia Monica Guerritore al termine del suo estenuante viaggio nelle passioni. Pare di sentirne il profumo.

Che bello essere spettatore.

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