E’ composto di immaginazione e fandonie il mondo altro delle “Rock Faces” di Franco Prevignano

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PERUGIA – Immaginare, scrivere e fotografare o forse nell’ordine fotografare, immaginare e scrivere. Franco Prevignano è tra i fotografi che più di una volta hanno dimostrato che la fotografia tout court gli sta un po’ stretta, forse perché alla base di ogni immagine scattata c’è dietro un mondo ricolmo di luce, taglio, particolari che non esauriscono la miriade di significanti racchiusi in uno scatto, ma che vanno oltre e si alimentano di una vita propria ad arricchire il bagaglio immaginario di chi in quell’immagine include un po’ di se stesso, a volte tutto.

Prevignano di ritorno da un viaggio negli States e dalla residenza di qualche giorno in una cittadina caratteristica quasi ferma nel tempo della nuova frontiera del West, lungo la Route 66, trae spunto per scatenare la propria fantasia e immaginare storie assurde, a loro modo epiche e surreali, di protagonisti a loro volta inventati dal nulla, ma scaturiti da narrazioni straordinarie raccolte in quel luogo, che arricchiscono la storia del rock di ironie e verosimiglianza. Del resto è l’idea della stessa di arte che è nutrita dalla verosimiglianza, quando non sconfina, provocatoriamente nel paradosso e nell’astrazione. C’è insomma molta arte in questa “Rock Faces” di Franco Prevignano in mostra all’ex chiesa di Santa Maria della Misericordia in via Oberdan sino al 7 novembre. Visitarla fa bene alla fantasia, alla fotografia e al rock. Inventato o verosimile che sia.

Sullo sfondo della sala campeggiano i Beatles, stilizzati e un po’ boterianidi Sergio Cavallerin. Prevignano scriverebbe che dopo aver passato una vita da scarafaggi finalmente trovarono una loro fissa dimora in un sottomarino giallo e lì poterono alimentarsi di ruggine e dei suoni ovattati che arrivano dalla profondità del mare. In effetti il divertissement del fotografo rocker e scrittore abita profondità inesplorate di fantasia che per gioco si alimenta di digressioni, panzane, illusioni e fandonie che non lasciano adito a dubbi. La storia del rock è stata costellata di narrazioni di uomini straordinari che fecero delle loro esistenze caleidoscopici vissuti di esperienze diverse. Tutto all’insegna dei miti della libertà e della creatività. Così passarono alla storia perché molti alla fine riuscirono ad imporsi all’attenzione generale, molti altri no, ma nel fallimento trovarono comunque vie oblique per alimentare una vita intensa di avventure. L’ephos che ne derivò narra di improvvise svolte, di nuovi progetti di vita nel segno di una interessante ricerca di realizzazione personale. Erano gli anni in cui la musica era il miglior “veicolo” per esprimere se stessi, la musica dei pionieri del rock che infine lo resero grande e probabilmente la più clamorosa delle rivoluzioni sociali ed estetiche del secolo breve. Tutto si è scritto su questi uomini straordinari, spesso enfatizzando i particolari di storie al limite dell’assurdo, con biografie che sembrano uscite da un romanzo kafkiano. Dunque, ora che di rocker come quelli non ne esistono più, che la musica si è dematerializzata in un flusso ininterrotto che dalle piattaforme digitali arrivano ai nostri orecchi sempre meno inclini a cedere alle affabulazioni di racconti straordinari, non rimane che ironizzare, in fin dei conti per riderci su e ridere delle follie imprevedibili di un mondo ormai lontano. Per questo le immagini immaginate da Franco Prevignano sembrano uscire da un vecchio cassetto dei ricordi, polverose e un po’ seppiate, con grana evidente, su sfondi retroilluminati e grezzi, quasi dovessero sgretolarsi da un momento all’altro. Scatti accuratamente preparati che raccontano di mondi altri arricchiti da testi scaturiti da un repertorio che zigzaga tra cultura tecnico-musicale e improbabilità, tra narrazioni di vite vissute e bruciate, di amori travolgenti, insomma di plot narrativi ognuno dei quali potrebbe alimentare l’industria cinematografica. Peccato però che queste facce da rock, queste “rock faces” siano tratte dai volti rassicuranti di personaggi “normali” di una “normale” città di provincia come Perugia. Eccolo il segreto del gioco di Prevignano: ognuno di noi potrebbe trasformarsi in un rocker dalla vita di uomo straordinario, diabolico o inquietante, satanico o trasgressivo sino ad infrangere i limiti di tratti somatici che con il giusto abbigliamento, trucco a parrucco adeguato, sembrano svalicare le vette più alte dell’immaginazione e dare vita a un immaginifico mondo altro, ma paradossalmente forse più autentico di quello che viviamo.

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