Il blues pesante del nuovo album dei Gov’t Mule

Condividi su facebook
Condividi su twitter

È uscito per Fantasy Records il nuovo album di una tra le mie formazioni preferite, i Gov’t Mule di Warren Haynes che ho avuto la fortuna di vedere due volte in concerto, nel 2009 e nel 2015.

A distanza di quattro anni da “Revolution come … revolution go”, il precedente album in studio e dall’ultima uscita discografica, l’ottimo live “Bring on the music” – composto da 4 cd e 2 dvd – il gruppo torna con un lavoro dal programmatico titolo “Heavy load blues”, un viaggio attraverso il mondo delle 12 battute.

I Gov’t Mule: Danny Louis, Warren Haynes, Matt Abts e Jorgen Carlsson

La versione di cui vi racconto è quella deluxe dove è presente un cd aggiuntivo con altri 50 minuti di musica, vera e propria manna per gli appassionati come il sottoscritto.

È innegabile come Haynes al momento sia secondo me il chitarrista che meglio compendia la solidità ritmica all’abilità negli assoli con i quali trova sempre sonorità innovative ed intreccia atmosfere che ti conquistano.

Non a caso per molti anni ha fatto parte del gruppo che meglio ha rappresentato in America il filone del southern rock la Allman Brothers Band, ed ora che il gruppo di fatto non esiste più – lo scorso anno si è celebrato il cinquantennale in una sorta di addio con numerosi ospiti durante uno splendido concerto giusto qualche giorno prima del lockdown – i Gov’t Mule raccolgono, ove non l’avessero ancora fatto, l’eredità della band dei fratelli Allman.

Il disco nuovo comprende 13 tracce, 6 originali e 7 cover mentre nel disco bonus ce ne sono altre 8.

Si inizia con “Blues before sunrise” di Elmore James ed è una bella partenza con in evidenza Danny Louis al piano, l’armonica di Hook Herrera e la chitarra slide del leader.

Warren Haynes

Seguono tre brani inediti; il primo è “Hole in my soul” dove è presente la sezione fiati; un brano di grande eleganza impreziosito dal solo di Haynes; ancora “Wake up dead” che vede Danny Louis all’organo Hammond e come al solito il chitarrista non si risparmia; infine “Love is  a mean old world” caratterizzata dalla voce filtrata del leader ma un po’ sottotono, almeno per me.

Quello successivo “Snatch it back and hold it > Hold it back > Snatch it back and hold it” è un brano composto; la prima e l’ultima parte sono firmate da Junior Wells mentre l’intermezzo strumentale – la parte migliore senz’altro – è frutto della scrittura dell’intero gruppo.

“Ain’t no love in the heart of the city” è la traccia che preferisco; Haynes si trova a suo agio con le atmosfere rilassate e la sua chitarra parla una lingua universale, quella della melodia.

“(Brother Bill) Last clean shirt” torna sui lidi del blues tradizionale; più interessante è il brano di Tom Waits “Make it rain” ancora con la voce filtrata e la chitarra al solito protagonista.

L’acustica “Heavy load” è la traccia con cui il disco è stato annunciato; “Feel like breaking up somebody’s home” con una bella linea di basso torna invece al sound del precedente disco in studio.

La lenta ed inedita “If heartaches were nickels” è un’altra perla; nella parte centrale Danny Louis si produce in un bel solo all’organo mentre il brano prende quota; poi Haynes riprende in mano la situazione traghettando il brano verso la conclusione con le sue note.

Aleggia lo spirito di Hendrix nella cover del lungo brano di Howlin’ Wolf “I asked her for water (she gave me gasoline)” mentre l’album si chiude con “Black horizon”, altra traccia acustica ed inedita.

Il disco aggiuntivo è aperto da “Hiding place”, unico inedito nel quale si segnala un buon lavoro di Louis al piano e di Haynes alla chitarra slide.

Si prosegue con “You know my love” di Willie Dixon con i fiati protagonisti; è quindi la volta di “Street corner talking”, altro brano di grande impatto.

Spazio anche per un brano a firma Elton John & Bernie Taupin; si tratta di “Have mercy on the criminal” tratto da all’album “Don’t shoot me I’m only the piano player”; la bella ballata dell’inglese non viene stravolta e ne viene fuori un’ottima versione.

“Long distance call” vede ancora la presenza di Hook Herrera all’armonica.

Si va verso la fine con la versione estesa di “Feel like breaking up somebody’s home”, già presente nell’altro disco mentre gli ultimi due episodi, l’acustica “Need your love so bad” e “Good morning little school girl” di Sonny Boy Williamson – con una bella performance di Herrera all’armonica – sono registrazioni live.

Un nuovo grande disco della band americana da ascoltare tutto d’un fiato.

Articoli correlati

Commenti