Giovanni e Jasmine Tommaso, padre e figlia per il Jazz a Umbria Jazz Winter ad Orvieto

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PERUGIA – Al momento non sussistono variazioni in merito, anche se probabilmente il governo è in procinto di assumere provvedimenti restrittivi per il periodo delle festività natalizie al fine di contenere i contagi della variante Omicron che stanno superando i livelli di guardia. Al momento dunque per Umbria Jazz Winter 28 tutto rimane come previsto, vale a dire capienza delle location al 100 percento ma con il mantenimento delle mascherine e green pass. Si avvicina dunque a grandi passi la data di inizio di Umbria Jazz Winter a Orvieto (29 dicembre – 2 gennaio) che quest’anno non potrà non essere ricordato come il festival del progetto originale ed esclusivo di Bill Frisell con l’Orchestra di Umbria Jazz diretta da Michael Gibbs. Ma oltre l’evento creato appositamente per l’occasione, molte altre curiosità musicali alimentano l’interesse intorno alla ventottesima edizione del festival orvietano. Tra queste il concerto del quintetto di Giovanni Tommaso con la figlia Jasmine, cantante che vive in California che gode già di ottima reputazione negli ambienti del jazz.

As Time Goes By, tra l’altro titolo della canzone resa famosa da “Casablanca”, è il nuovo album di Giovanni Tommaso, un nuovo progetto frutto dell’incontro tra Giovanni (che il 20 gennaio compie  81 anni), e la figlia Jasmine. Come è nato questo progetto?

 

“In realtà questo progetto è il secondo capitolo. Circa tre anni fa con Jasmine abbiamo fatto un album insieme, quindi questo sarebbe il secondo episodio. Jasmine, purtroppo per noi genitori, abita in California. Quindi ci vediamo ogni tanto e già programmare tutto preventivamente non è facile, soprattutto di questi tempi in cui viaggiare è molto problematico. Però questo disco lo abbiamo fatto con la Parco della musica di Roma, un’etichetta per cui io già fatto quattro dischi. La caratteristica è che loro organizzano un concerto nella sala studio dove hanno anche, oltre al pubblico, un’attrezzatura per registrazioni live. Abbiamo fatto il concerto, successivamente il missaggio, lo abbiamo ufficialmente presentato alla Casa del Jazz di Roma a giugno, il giorno prima proprio è uscito il disco e quindi è fresco di mercato, se così si può dire”.

 

 

Ma come risulta il fatto di una figlia che abita in California e che quindi ha una confidenzialità con il jazz californiano e l’incontro con il papà che pur avendo dato un imprinting stilistico a Jasmine, sta dall’altra parte dell’Oceano. Quali sono i punti che vi uniscono e quelli che invece vi differenziano?

 

“Rispondo in chiave generica: ogni musicista ha la sua sensibilità, i suoi progetti, eccetera. Quello che ci unisce è una ricerca di autenticità e un certo coraggio nelle scelte, senza farsi condizionare troppo. E posso dire che entrambi prediligiamo l’attitudine all’esposizione tematica, forse quel quid che rende più autentico il jazz.  Poi, sta di fatto che Jasmine ha vissuto con noi sino a una certa età, sto parlando della sua prima e della sua seconda infanzia, vale a dire che sino all’adolescenza è stata con noi. Quindi è successo che noi con la nostra famiglia ci siamo trasferiti in California dal 2001 al 2006. Durante quel periodo lei ha fatto le scuole insieme anche all’altro nostro figlio. Poi lei si è iscritta all’università, a quelli che loro chiamano Theatre Arts, le arti del teatro che comprendono musica, recitazione e danza. Noi siamo tornati nel 2006 e lei invece è rimasta lì, si è laureata e si è creata una sua carriera. Lei ogni anno organizza una tournée in California, insomma io ho lasciato uno dei miei contrabbassi lì, così non faccio avanti e indietro con lo strumento e, a parte il Covid, abbiamo sempre lavorato ogni anno molto bene. C’è molto feeling, io l’ho seguita sin da bambina, ma non voglio attribuirmi crediti che non ho, tuttavia una certa mano gliel’ho data. Ecco, racconto un aneddoto famigliare. Mia moglie diceva: “Giovanni, ma tu sei un musicista affermato, devi spingerla”. E io dicevo a mia moglie: “Kelly, non è pronta Jasmine, ci vuole tempo, pazienza”. Finché a un certo punto l’ho sentita cantare e ho detto: “Jasmine sei pronta”. Il primo concerto l’ha fatto a Roma, in un’interessante rassegna organizzata dall’Alexanderplatz a Villa Celimontana. Era una rassegna di debuttanti. Quindi il suo debutto è avvenuto lì. Poi abbiamo fatto alcuni concerti insieme. In seguito – come dicevo – si è trasferita in America, abbiamo fatto anche lì dei giri molto interessanti. Oramai vola con le sue ali”.

Al di là di Jasmine che abbiamo definito possiede un imprinting paterno, se dovessi individuare delle differenze tra la vecchia e la nuova generazione di jazzmen, quali punti di contatto e quali di differenziazioni potresti individuare?

“Se lo permetti io rispondo in questo modo che tra l’altro ho scritto qualche mese fa anche nel mio libro “Abbiamo tutti un blues da piangere” che – detto per inciso – sta andando moto bene. Comunque alla domanda io rispondo così: “La storia del jazz ci dimostra che tutti i grandi capiscuola che hanno mostrato una nuova via, sono estremante legati al periodo storico in cui hanno creato questa via. In altre parole, il jazz è lo specchio dei grandi cambiamenti storici e di costume. Il jazz quindi è figlio del suo tempo: in questo senso, io vedrei le differenzazioni stilistiche. Perché al di là di queste differenzazioni, in realtà i presupposti sono gli stessi: c’è chi ha talento e chi lo coltiva; invece da un punto di vista stilistico i cambiamenti si avvicendano parallelamente con i cambiamenti della società”.

 

Veniamo alla veste istituzionale (se così si può dire) di Giovanni Tommaso. Anche in questo 2021 le clinics non si sono svolte. Chissà per il prossimo?

 

“La Fondazione Umbria Jazz del presidente Gian Luca Laurenzi (che ha assorbito l’associazione fondata da Carlo Pagnotta come presidente, io come direttore artistico e dal compianto Sauro Peducci), ha già emesso un comunicato congiunto, annunciando che nel 2022 finalmente si svolgeranno le clinics del Berklee College di Boston in Umbria. Tutto questo è chiaro che è legato all’andamento della pandemia. Se dovesse verificarsi una recrudescenza, noi dovremo fare i conti con quel problema. Però noi ci comportiamo come se finalmente nel 2022 potremo festeggiare il nostro trentacinquesimo anniversario di gemellaggio con il Berklee. Abbiano già comunicato le date. All’inizio del mese di gennaio si apriranno le iscrizioni e poi… speriamo bene”.

 

Il 4 gennaio Giovanni Tommaso e la figlia Jasmine replicano all’Alexanderplatz di Roma.

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