“ARA! ARA!”: l’oggetto bandiera ispira la danza di Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi

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PERUGIA – Ieri, giovedì 20 gennaio,  è andato in scena al teatro Morlacchi il duo Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi con lo spettacolo di danza contemporanea ARA! ARA!
Performance e ricerca artistica, ARA! ARA! indaga il potere simbolico dell’oggetto bandiera ed è il secondo di un dittico composto di due lavori coreografici. Il primo AeReA  del 2019, con il quale vincono il Premio Danza&Danza come coreografi emergenti e vengono nominati “Talento dell’anno” dalla rivista tedesca Tanz – Zeitschrift für Ballet Tanz und Performance e che si conclude con Silver Veiled, lavoro video che parte dal materiale di ricerca elaborato nei primi due.

ARA! ARA! è la definizione di un simbolo. Il simbolo di un potere in ascesa che sceglie un volatile per rappresentare se stesso. Non un maestoso quanto temibile rapace come l’aquila, animale spesso utilizzato come simbolo araldico di potenza. Al contrario un volatile a cui riconosciamo un carattere allegro e brioso diventando, secondo uno sguardo popolare occidentale, un’icona esotica: il pappagallo Ara.
ARA! ARA! rappresenta un potere seducente per il suo aspetto innocuo e festoso che come il volatile, imita e ripete, riportando modelli del passato, ignorando contenuti ed effetti.

Un viaggio corporeo ed emozionale in bilico tra fluidità e potenza che indaga sulle tematiche antiche ma più che mai attuali di sopraffazione e sofferenza, vincitori e vinti.

 

Ed è proprio il giorno prima di questo spettacolo che Ginevra ed Enrico, come in un passo a due, si sono alternati per raccontarci di danza certo, ma anche di arte, ispirazione e vita.

 

Ginevra ed Enrico, come è nata la vostra passione per la danza? C’è una data in cui avete capito che sarebbe stata la vostra strada?

 

“La nostra passione nasce principalmente dalle arti visive. Durante il liceo artistico, che abbiamo frequentato insieme, accanto allo studio delle arti plastiche abbiamo iniziato, sempre insieme, un corso di danza, portato poi avanti parallelamente allo studio di scenografia teatrale all’Accademia delle Belle Arti di Roma.
Un altro momento fondamentale è stato nel 2008, quando abbiamo creato il nostro primo lavoro coreografico all’interno della scuola di movimento ritmico e filosofia, Stoa, diretta da Claudia Castellucci“.

 

Come definireste quindi il vostro lavoro?

 

Enrico: “Abbiamo realizzato video, installazioni, coreografie o lavori più performativi. Ci affacciamo verso diversi linguaggi e i nostri lavori si realizzano di volta in volta, attraverso media diversi”.

Ginevra: “Per esempio quest’ultima opera si solidifica in una coreografia, ma per arrivarci abbiamo lavorato molto con del materiale proveniente dalle arti plastiche in una ricerca che si sviluppa nell’ambito della danza, della performance e dell’arte visiva”.

 

Lavorate insieme da più di 13 anni e vi conoscete da ancor prima, cosa significa lavorare in duo da così tanto tempo?

 

“E’ per noi ormai una dinamica di collaborazione consolidata, siamo abituati a mettere in comunione ogni stimolo o idea che personalmente ognuno di noi ha, per arrivare ad un processo creativo condiviso, che è stimolo e fonte di arricchimento ogni giorno”.

 

Tornando ad Ara!Ara! Perché il vostro interesse si è concentrato sull’oggetto simbolico della bandiera?

 

Enrico: “E’ un oggetto che prima di tutto ha un forte elemento coreografico nel suo utilizzo e poi perché in generale, nel nostro lavoro c’è sempre un approfondimento legato al concetto di potere in tutte le sue sfaccettature, nella sua storica unione tra comunicazione e violenza. Sfaccettature che a nostro avviso sono racchiuse benissimo nel simbolo della bandiera, nella sua contraddizione intrinseca, di oggetto che rappresenta allo stesso tempo separazione e appartenenza.

Ginevra: “In relazione a questo lavoro abbiamo attinto inoltre ad immaginari antichi approfondendo la tradizione araldica e le sue simbologie come definizione di un’identità che sottolinea un’appartenenza o una separazione.
L’araldica è diventata uno spunto poi per tutto l’impianto, sia scenico che coreografico: la scena è infatti composta da un tappeto rialzato sul fondo che riporta la forma dello scudo araldico all’interno del quale si inserisce tutta la coreografia. Anche il disegno luci, che sottolinea le divisioni interne, è pensato in base a questo studio.

Enrico: “A livello di movimento c’è poi la presenza molto forte del riferimento che abbiamo avuto dall’arte dello sbandieramento, alla quale ci siamo avvicinati attraverso gli insegnamenti del gruppo degli sbandieratori di Arezzo, ovviamente interiorizzati ed espressi secondo il nostro sentire e la nostra invenzione coreografica”.

 

Immaginari antichi, simboli, commistioni di arti, sono tutti linguaggi che in qualche modo vi parlano, ma qual è la vostra principale forma di ispirazione?

 

Ginevra: “Personalmente è molto difficile rispondere perché l’idea arriva quando meno te l’aspetti, è un tipo particolare di sensibilità e attenzione che rende solida l’idea nata all’improvviso. Non c’è uno studio a tavolino ma ci fidiamo di un’immagine che percepiamo sufficientemente forte da attivare il desiderio di volerla approfondire. Anche il suono può essere un filo conduttore, non tanto una musica precisa quanto quella che immaginiamo possa accompagnare la materia che poi ci sarà in scena”.

Enrico: “Rispetto a ciò che abbiamo realizzato fino adesso, sicuramente la storia dell’arte. Come ha detto Ginevra, i nostri lavori iniziano da un’immagine e spesso queste immagini provengono da dipinti, quadri o correnti artistiche”.

 

Ed è proprio in scena che si condensano tutte le ricerche, le fatiche, gli studi: voi come vivete questo particolare momento?

 

Enrico: “E’ il momento del confronto, un momento simbolico ma anche emotivamente impegnativo che cerco di risolvere mettendomi dentro uno stato di rilascio, di abbandono verso una condizione in cui devi dimenticarti di star “eseguendo” qualcosa per “viverlo” realmente.

Ginevra: “Può coincidere con un apice creativo, quel momento in cui capisci davvero e fino in fondo ciò che hai creato. Davvero, il momento perfetto”.

 

 

Nel vostro futuro per cos’altro ci sarà spazio?

 

Ginevra: “Siamo all’inizio del percorso di un lavoro che vedrà la luce nel 2023. Stavolta partiremo da un riferimento geografico che è quello dell’isola. Nonostante oggi siamo tutti molto connessi a noi interessa indagare la sua condizione simbolica di avere dei confini precisi e lontani dal resto delle terre emerse che definiscono una sorta di isolamento della popolazione.
Una delle ispirazioni da cui stiamo iniziando è ad esempio,  l’Isola di Pasqua con il tema dell’estinzione della popolazione che vi abitava e la deforestazione, l’incapacità della popolazione di sfruttare in maniera sostenibile le risorse del territorio. Fenomeno che oggi purtroppo conosciamo bene anche su larga scala.

Enrico: “In termini più ampi, tutto quello che è successo in questi ultimi due anni farà parte inevitabilmente del nostro lavoro: anni in cui ci siamo interrogati molto su come sostenere e come sostenerci nel nostro ambiente che è quello della produzione artistica.
Saranno sempre presenti gli immaginari storici o le tradizioni più antiche che amiamo utilizzare per le nostre creazioni ma nello stesso tempo, indagheremo sulle tematiche dell’introspezione, del soggettivismo e dell’isolamento, legate, anche non volendo, a ciò che viviamo nel presente”

Per maggiori informazioni: http://panzettiticconi.com/

Francesca Verdesca Zain

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