A Visioninmusica Giusi Cataldo, Liliana Bernardi, Elena Matteucci in “Storie (d’)amare e d’amore”

TERNILiliana Bernardi, violinista tra l’altro habitué del Festival dei Due Mondi; docente del Conservatorio Morlacchi di Perugia sino allo scorso anno, ora docente del Santa Cecilia di Roma è l’ideatrice di “Storie (d’) amare e d’amore”, trio tutto al femminile che darà vita al primo appuntamento di Visioninmusica domani, domenica 13 marzo, auditorium Gazzoli di Terni (ore 17,30). Ne parliamo con la stessa Liliana Bernardi.

Liliana Bernardi

Ha approfondito da un punto di vista sia letterario che musicale il tema dell’amore, io direi l’enigma dell’amore in musica e parole. Forse l’amore comincia proprio nel vuoto, nelle cesure, nei silenzi che l’amore riesce a colmare?
“Sì, coglie un po’ la magia di quello che è l’amore e di questo concerto spettacolo che vuole parlare con la musica e le parole. Sono diversi anni, dal 2014, che è nato il desiderio di portare sul palco questo tripudio. Con Matteucci al pianoforte abbiamo cominciato a creare e ricreare sempre, come poi è avvenuto di nuovo con l’avvento di Giusi Cataldo: nella prima versione c’era una parte di letteratura più legata alla letteratura tradizionale invece qui abbiamo una grande varietà, sino ad arrivare alla contemporaneità del linguaggio parlato, la poesia. Questo spettacolo vede l’unione di questi due modi di raccontare, di far rivivere al pubblico questi sentimenti”.
Protagonista la donna…
“Certo e non solo perché siamo noi tutt’e tre donne, ma perché ogni quadro prende il nome della donna che in qualche modo rappresenta quell’amore”.
Un esempio?
“Giulietta è l’amore giovane, da Prokofiev ad Auden, sulla musica dove prima veniva citato Shakespeare adesso c’è Catullo, a Clara per l’amore coniugale Clara è Robert Schumann. Quindi ogni quadro si lega al nome della donna che lo può rappresentare. E così si crea una ritmicità dove l’amore rimane centrale ma si vuol far vivere al pubblico insieme a noi il vero sentimento che non viene raccontato in modo passivo. E poi ci sono dei colpi di scena, c’è un mescolamento grazie alla presenza dell’attrice che ha coordinato il trio, noi concertiamo la parte musicale, ma effettivamente Giusi Cataldo c’ha dato modo di essere anche attrici, ci si mescola le parti: la violinista diventa attrice, la pianista addirittura balla, Giusi canta. C’è gioco; parliamo di amori difficili, ma che vale sempre la pena vivere e si vuole anche esprimere una vena ludica”.
Il vostro concerto è interamente al femminile, siete tre donne, ed anche se per secoli l’amore è stato, come tante altre espressioni dell’animo umano, dominio maschile, forse è arrivato il momento che la donna esprima le sue profondità, la sua capacità introspettiva, trovi parole e note giuste per definirlo…

“E’ una nuova chiave che questo spettacolo coglie e deve saper cogliere in questo nuovo momento che stiamo vivendo in cui ancora la donna è spesso succube passiva. Invece noi siamo alla ribalta tutt’e tre. Siamo nello spettacolo 10 donne che prese anche dal passato sono attualissime nel saper dire che la donna deve avere la possibilità di dire la sua”.
L’amore è anche assenza che viene colmata. In questo senso si avvicina molto alla fede, anche questo aspetto avete affrontato?
“E’ stato doveroso. E’ vero anche che il bello di questo spettacolo è che ognuna di noi ha tenuto a portare tutto quello che è più vicino a sé come amore. E questo amore che vuole uno spirito religioso, perviene in diversi quadri tra cui quelli dell’amore trasceso e l’amore materno. In questo amore trasceso c’è una Maria che parla: è pronta al sacrificio ma si chiede anche perché questo dolore, questa prova per lei. E’ comunque una forma di religione che qualsiasi donna-mamma sente molto vicino”.
L’amore come la musica è inafferrabile e ineffabile. E’ l’hic et nunc del tempo, ma è anche il tempo delle emozioni, dell’empatia, dell’intuizione, del sesto senso. Forse la musica è la forma d’arte più affine all’amore…
“Non si può eseguire musica senza un affetto. E’ la mia visione di musicista. Poi si può interpretare nella musica, ma si parla sempre che ci si può avvicinare o allontanare dall’amore. il tempo come la parola per Giusi, l’attrice, è suono, è ritmo e noi sul palco lo proponiamo alternativamente in trio o in duo. Però nello spettacolo la proposta è passare da quello che è un ritmo (Chronos) a far percepire a vivere a partecipare insieme al pubblico un Kairos, un’altra percezione del tempo che solo chi vive amore può sentire e vivere”.

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