Intervista ad Andrea Scanzi poche ore prima dello spettacolo che ad Assisi apre il tour di “E ti vengo a cercare”

ASSISI – Ci piace pensare che non sia casuale che il tour di Andrea ScanziE ti vengo a cercare”, sottotitolo, “Voli imprevedibili ed ascese velocissime di Franco Battiato”, inizi proprio stasera, 17 marzo, tra poche ore (Teatro Lyrick alle 21) da Assisi. Qui nel 1993, il 24 ottobre, alla Basilica Superiore, Battiato, che non chiameremo maestro per sua espressa volontà, eseguì per la prima volta Messa Arcaica. Presentò nuovamente questa opera 24 anni dopo, nel settembre 2017, al Teatro Greco di Catania. Fu l’ultimo suo concerto prima del ritiro dalle scene. Coincidenze, momenti, date importanti: Andrea Scanzi, come rivela in premessa a questa intervista, Messa Arcaica l’ha sentita nella densità del suo misticismo.
“Non ad Assisi ma a Chiusi della Verna, luogo altrettanto contemplativo e legato a Francesco”.
Lei ha creato spettacoli su Giorgio Gaber, Fabrizio De André, Ivan Graziani. Che artista è Battiato anche in relazione agli altri?
“Un genio. Il più particolare dal punto di vista musicale, il più eclettico. Mai uguale a se stesso: ha attraversato generi e ambiti musicali diversissimi, dalle canzoni leggere alla Gaber degli anni Sessanta, al prog; poi l’avanguardia fino ad arrivare agli anni del successo che si evolve dal politico di ‘Povera patria’ a quello dei sentimenti che toccano il misticismo con ‘E ti vengo a cercare’”.
Dal suo personale punto di vista, invece, cosa le piace di più di Battiato?
“La sistematica ricerca di rivoluzionare se stesso e la musica che lui ha di fatto cambiato radicalmente; al tempo stesso la capacità di trovare un equilibrio mentale, psicologico, metafisico nella costante ricerca spirituale. Irripetibile. Non ci sarà nessuno come lui. Originale e inquieto, lirico e pop, alto e apparentemente basso nella cifra espressiva”.
C’è chi però ha ritenuto questa espressività talvolta fin troppo complessa.
“Era un genio, come ho detto, capace di raccontare cose altissime, senza dubbio, ma in grado di parlare a tutti; al punto che i suoi brani diventavano successi radiofonici”.
Ha conosciuto personalmente Battiato?
“Purtroppo no. Per motivi, potrei dire, di natura professionale. Spiego: nel 2005, quando lavoravo a La Stampa, scrissi un articolo non troppo benevolo non sui suoi dischi che amavo tutti indistintamente, ma su uno dei suoi film: Musikanten, ispirato a Beethoven. Chiosai l’articolo dicendo, in sostanza: Battiato, sei un genio, ma non è che puoi fare tutto e questo film non è un granché. Il titolo che poi fece La Stampa fu, in effetti, un po’ forte”.
La chiamò Battiato per protestare?
“No, ma seppi che ci rimase male. Poi passai al Fatto, giornale peraltro che Battiato apprezzava tantissimo anche per la stima che nutriva per Travaglio, ma nella mia testa ero convinto di stargli antipatico e che non mi aveva perdonato quella critica”.
Invece non gli stava antipatico?
“No. L’ho saputo durante il lockdown, nel 2020, durante le mie dirette facebook dove i brani di Battiato erano una costante. Ricevetti una mail bellissima dal fratello, Michele, con la quale, oltre ai ringraziamenti, aggiungeva a nome di Franco la stima per le cose che scrivevo sul Fatto che condivideva tanto che auspicava un nostro possibile incontro. Purtroppo la sua malattia era già in stato avanzato”.
Un gran rimpianto…
“Sono andato alla sua tomba con la mia attuale compagna. C’era un suo carissimo amico che mi ha fatto capire che ero stato uno stupido a pensare che ce l’avesse con me”.
Esoterismo, teoretica filosofica, meditazione orientale: che religiosità è quella di Battiato?
“Quella che gli ha salvato la vita per sua stessa ammissione. Più volte ha raccontato che negli anni ‘60 e ‘70 si sentiva perso. Poi questa sua trascendenza interiore alla ricerca del centro di gravità permanente lo ha elevato al punto di accettare la morte. E’ una cosa che mi affascina moltissimo”.
Una risposta alla domanda di cosa resterà di noi e del nostro transito terrestre?
“Rispondo con un’altra citazione: era un essere speciale. E io ho bisogno ‘di lui’, motivo che spiega il perché del mio spettacolo. Battiato era convinto della reincarnazione in varie vite e le canzoni descrivono la ricerca dell’essenza dell’esistenza sino al punto di arrivo: la serenità. Se n’è andato sapendo che tutto quello che doveva fare era stato, in terra, fatto”.
Senza spoilerare troppo, una piccola anticipazione di cosa vedremo nello spettacolo?
“Una sola: canto in un brano”.
Lo dice con tono preoccupato.
“E’ la prima volta che mi esibisco nel canto in pubblico, detto questo prevale il divertimento”.
Il brano?
“Con il musicista Gianluca Di Febo che è con me sul palco seguiamo un ordine cronologico nel proporre i brani. Quando si arriva a ‘Prospettiva Nevski’ entro nella seconda parte”.
C’è stata un’anteprima a Pescara dello spettacolo a novembre del 2021. Che cosa ha provato quando si è chiuso il sipario?
“Commozione. Mia e del pubblico che, la sensazione era netta e fortissima, come nei fumetti faceva sniff sniff”.

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