Il Prog del Terzo Millennio #29 – Odessa

Oggi vi parlo di una band italiana che ho conosciuto tramite l’iniziativa “1° maggio in prog” di Trasimeno Prog, nel corso dell’edizione 2021.

Mi riferisco ai marchigiani Odessa, che con L’alba della civiltà giungono alla terza prova discografica.

Durante la raccolta del materiale per l’iniziativa entrai in contatto con il cantante e tastierista Lorenzo Giovagnoli che stava scrivendo l’album e mi colpì la sua disponibilità nell’effettuare una performance al piano elettrico in esclusiva per la manifestazione.

La band, oggi composta da Lorenzo Giovagnoli, voce e tastiere; Giulio Vampa, chitarre e voce; Valerio De Angelis, basso e voce; Marco Fabbri, batteria e Gianluca Milanese, flauto, si è formata intorno alla fine degli anni ‘90 proprio per iniziativa di Giovagnoli ed ha pubblicato il primo album Stazione Gestemani nel 1999 per la Mellow Records.

La band

Il disco, che contiene le riproposizioni di Alzo un muro elettrico del Rovescio della Medaglia e Caronte dei Trip, ottenne consenso da parte della critica venendo recensito su diverse riviste come “Psycho”, “Jam”, “Il Mucchio Selvaggio”, “Nobody’s Land” e “Prog-résiste”.

Nel 2009 è stato invece pubblicato The final Day – il giorno del giudizio per Lizard; anche quest’album ha al suo interno una cover; quella di Cometa Rossa, brano portato al successo dagli Area di Demetrio Stratos e Patrizio Fariselli.

Proprio con riferimento alla voce (per eccellenza) dello scomparso cantante il timbro di Giovagnoli si avvicina ed anche l’utilizzo a mo di strumento fa in modo che divenga una delle prerogative della band.

Il gruppo nel portare in tour i primi due album si è esibito su palchi nazionali, ricordo d’averli visti a Fano nel 2005 nel corso del concerto Notte progressista in apertura di Finisterre ed Arti & Mestieri, ed internazionali quali Francia, Indonesia e Messico.

Dopo diversi anni è iniziata la gestazione per il nuovo album, pubblicato ancora da Lizard e concepito durante il lockdown; il disco si rifà alla lotta tra Caos e Armonia, due forze che storicamente si combattono.

Da circa un anno sono stati rilasciati singoli brani che poi ne avrebbero fatto parte come L’alba della civiltà, Invocazione, Rasoi e più recentemente L’anno, il posto, l’ora.

La copertina dell’album

Otto sono i brani che compongono il disco; si parte con il breve e delicato strumentale La stanza vuota dove flauto e chitarra dialogano.

Con Invocazione l’atmosfera cambia facendosi più cupa e movimentata; a guidare le danze la voce del leader che si inerpica, ancora il flauto e le tastiere; nel finale un bel solo di chitarra.

La terza traccia, Di buio e luce parte seconda, ideale seguito di un brano con lo stesso titolo contenuto nel primo disco è quella che preferisco; una ballata dal testo intenso cantata con sentimento e dall’ottimo arrangiamento che mette in risalto tutta la band.

L’alba della civiltà è molto trascinante; ennesima peculiarità della proposta del gruppo è infatti la notevole cantabilità delle melodie, che la rendono accattivante. Il riff iniziale è molto azzeccato ed introduce bene il cantato del leader; siamo in pieno clima prog con cambi di tempo ed intrecci tra flauto, hammond e chitarra, molto bene.

Particolare è L’organista del bosco, secondo strumentale che contiene i temi musicali del resto dell’album, dedicato alla memoria di Silvano Braido, la cui opera Crocifissione era stata la copertina del primo disco della band.

Come consuetudine è presente una cover; questa volta la scelta è caduta su L’anno, il posto, l’ora; il brano è tratto da Parsifal, il disco prog dei Pooh; del brano in questione è comunque proposta la versione mai terminata nella loro discografia e di cui esiste soltanto un vecchio documento dal vivo. Non mi fa impazzire ma risulta tuttora interessante ed è ben eseguita.

Siamo quasi alla fine; Rasoi ha una matrice in bilico tra prog e tradizione italiana che ne fa uno dei cardini dell’album; a metà un pregevole solo di chitarra e la pronta risposta dell’hammond e del flauto lo arricchiscono.

Il terzo strumentale Nell’etere conclude con un’atmosfera rarefatta e sognante una tra le migliori uscite di questo scorcio del 2022; ascoltatelo, ne vale la pena.

#stayprog

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