Il mood morbido e soffuso del trio di Paula Morelembaum e la sua Bossarenova a Visioninmusica

Condividi su facebook
Condividi su twitter

TERNI – Ieri sera l’auditorium di Palazzo Gazzoli – gremito – ha ospitato Paula Morelenbaum in trio con Ralf Schmid al pianoforte e Joo Kraus alla tromba, per il penultimo evento indoor di Visioninmusica. La direttrice artistica Silvia Alunni, che ha introdotto la serata, ci ha dato delle anticipazioni sulla stagione estiva, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, che si terrà all’Anfiteatro Fausto e che promette di essere una manifestazione ancora più intensa e ricca.

L’apertura è con Francesco Morettini, accompagnato dalla violinista Arumi Ota e dalla violoncellista Catherine Daniela Bruni con un assaggio di Sensofonia, il suo nuovo progetto di “musica e rivelazione sensoriale”. Un assaggio che si rivela essere l’inizio di un viaggio tra le sensazioni che la musica riesce a suscitare e su cui si vuole saperne di più. Il pianoforte è accordato a 441 hz, una frequenza che permette di allargare lo spettro sonoro caricando la musica di un potere evocativo da esperire su più livelli. Quello che è certo è che questa intro è un invito alla sorpresa, che porta con sé la seconda promessa della serata, verso una fruizione musicale espansa.

Poi salgono sul palco Paula Morelenbaum e i suoi due musicisti che occupano lo spazio fisico e musicale con una presenza avvolgente e carica di grazia, creando da subito un’alchimia che solo la bossa nova a questi livelli può fare. È come avere davanti uno spaccato consistente di quell’universo esotico e soffuso che è stata la rivoluzione di questo genere dalla fine degli anni Cinquanta. I pezzi si susseguono in morbida fluidità dove le capacità vocali della Morelenbaum, che si esibisce in più lingue, trovano perfetta sintonia nelle esecuzioni di Schmid e Kraus che sono chiaramente due musicisti virtuosi. Le percussioni sono affidate alla stessa Morelenbaum con tutta la grazia stemperata dei piccoli strumenti a mano. C’è questa rara capacità di trasformare l’elemento aereo e inafferrabile della musica e renderlo senso identitario che trascina. Lo stesso trio che si chiama Bossarenova è un mix di Brasile e Germania: è il chiaro esempio di come quel senso sia contagioso e in grado di amalgamare esperienze diverse in quell’armonia così profondamente affascinante che è questa nuova attualizzazione della bossa nova.

Ci salutano con Mas Que Nada, canta un po’ la Morelenbaum e un po’ il pubblico. E questo è l’esempio che quell’identità – esotica, soffusa, morbida – in fondo fa parte un po’ di tutti noi. Chi usciva dall’auditorium, a fine concerto, ancora canticchiava per strada: anche questa sembra una gran bella promessa.

Articoli correlati

Commenti