Terni e il suo stemma: il legame della città con le api nella Giornata mondiale a loro dedicata

TERNI – Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Api, istituita nel 2017 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti, in coincidenza con la data di nascita di Anton Janša (1734-1773) che in Slovenia, suo Paese natale, fu pioniere delle moderne tecniche di apicoltura. Lo scopo di questa giornata è la sensibilizzazione relativamente alla fondamentale importanza delle api e in generale di tutti gli impollinatori – vespe, farfalle, coccinelle, ragni, rettili, uccelli, e anche mammiferi – per la sicurezza alimentare, la sussistenza di centinaia di milioni di persone e per il funzionamento degli ecosistemi e la conservazione degli habitat.

Le api sono tra gli esseri viventi più importanti del pianeta, garantiscono la riproduzione delle piante, favorendo la biodiversità, il benessere e la vita di tutti gli altri animali. La Provincia di Terni ha fatto dell’operosità di questi insetti un tratto distintivo che ritroviamo anche nello stemma, dove compaiono tre api d’oro a simboleggiare la laboriosità e l’unità provinciali. Terni, città operaia e industriale, gode di una posizione privilegiata, circondata da un vasto patrimonio verde che stempera – almeno in parte – gli effetti dell’inquinamento prodotto dai numerosi impianti cittadini.

Anche all’interno della città, le aree verdi sono numerose e spesso sono cittadini e associazioni a intervenire in prima persona per la manutenzione e l’abbellimento delle stesse. In diverse vie del centro ci sono aiuole fiorite, dove sono i commercianti a occuparsene, e anche l’attuale Amministrazione leghista ha promosso alcuni interventi per il ripristino delle aree verdi – come quella dei giardini di viale Campofregoso. Va comunque sottolineato che la situazione del verde in città, soprattutto con la primavera, merita maggiore attenzione e le aree nel degrado sono ancora, purtroppo, numerose.

Tra le aree verdi cittadine, c’è n’è una che può a pieno titolo rappresentare una buona pratica: quella di Largo Ottaviani, a poca distanza dal parco dalla Passeggiata. Dallo scorso anno infatti le aiuole ospitano un Bee Hotel, ovvero un rifugio per le api selvatiche, iniziativa molto diffusa nel nord Europa e che sta prendendo piede anche da noi. Ne parliamo con Riccardo Mattea, che ne è stato l’ideatore. Mattea, classe 1995, ha una laurea in zoologia e un master in conservazione della biodiversità all’Università del Sussex.

Come è nata l’idea di un Bee Hotel in centro città?

L’idea è nata dalla mia passione per le api selvatiche, che sono diverse dalle api da miele. Queste ultime, che vengono allevate, quando sono in sovrannumero possono anche diventare un problema per le api selvatiche perché riducono le possibilità di sopravvivenza delle prime. Quelle che servono alla nostra sussistenza sono le api selvatiche che sono api solitarie, non hanno uno sciame né una regina. In Italia esistono circa mille specie di api solitarie, non sono aggressive perché non hanno la regina e il nido da proteggere e sono loro a impollinare la maggior parte delle piante. L’idea del Bee Hotel è nata insieme a Diana Giaisa e abbiamo fatto rete, coinvolgendo Materie Unite, la startup innovativa ternana di Jacopo Cardinali e Lorenzo Capparucci, che realizza allestimenti con materiali sostenibili. Volevamo realizzare qualcosa che fosse funzionale per ospitare le api selvatiche ma anche bello alla vista, che offrisse un rifugio per la nidificazione e che diventasse uno strumento per l’educazione ambientale. Insieme a noi, in questo progetto, c’è stato anche il Garden Club di Terni.

Il Bee Hotel di Largo Ottaviani è stato inaugurato a aprile dello scorso anno. Com’è la situazione oggi?

Molto buona, è stato colonizzato dalle api selvatiche. La struttura è resistente e io mi occupo personalmente della manutenzione. Inoltre, grazie alla collaborazione con il Garden Club, proponiamo attività periodiche. Nel frattempo a Terni sono nati altri Bee Hotel, come quello del Caos e quello del Centro Giovanile Sant’Efebo. Terni è circondata dalla natura e si può fare educazione ambientale a kilometro zero. I bambini di oggi hanno difficoltà a nominare cinque piante comuni, mentre se gli si chiede di nominare cinque brand di abbigliamento, li sanno alla perfezione. Puntare sul verde può invertire questa tendenza.

Che cosa possiamo fare noi cittadini per aiutare le api?

Piantare più fiori, in casa, negli spazi aperti e migliorare il verde pubblico, promuovendo iniziative per la sensibilizzazione verso gli ecosistemi fragili.

Tutte le foto per gentile concessione di Riccardo Mattea.

 

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