Alberto Burri protagonista nell’antologica sul maestro della fotografia Aurelio Amendola

Ha inaugurato l’8 aprile e resterà aperta fino al 25 giugno 2022 al Castello Svevo di Bari, la mostra “Aurelio Amendola. Un’antologia. Michelangelo, Burri, Warhol e gli altri”. Si tratta di un’antologica dedicata a un maestro della fotografia italiana che ripercorre oltre 60 anni di attività. Offre un’ampia prospettiva che spazia dalle celebri fotografie dell’opera di Michelangelo fino ai ritratti di Alberto Burri con immagini che sono poi diventate iconiche riguardo la figura dell’artista di Città di Castello e che è davvero emozionante ammirare così da vicino perché esaltano l’espressività del maestro tifernate.

In mostra Burri compare accanto ad altri grande dell’arte contemporanea come Warhol e Kounellis, ma molti altri sono i bellissimi ritratti riproposti in una antologica che filosoficamente ci porta dall’antico agli happening degli anni Settanta, fino a farci rivivere le amicizie, le collaborazioni, l’architettura, le grandi mostre e i piccoli musei che hanno segnato un’epoca.

Un omaggio alla carriera di un autore di grande intensità che arriva in Puglia – dopo la mostra che si è tenuta a Pistoia nel 2021 – con oltre 200 fotografie e un’inedita selezione di fotografie della Cattedrale di San Sabino di Bari. Sarebbe bello, prima o poi, poterla ammirare anche in Umbria.

AURELIO AMENDOLA

Nella scheda che la mostra ha predisposto per illustrare l’arte di Aurelio Amendola, si legge: “Abile sperimentatore di accostamenti inediti tra Antico e Contemporaneo, è tra i fotografi più eleganti e prolifici del nostro tempo: le sue immagini hanno una forza antica di milioni di anni e, allo stesso tempo, trasmettono pura grazia e melodia. Fotografo dell’Ermitage di San Pietroburgo, degli Uffizi, dei Musei Vaticani, della rivista FMR, del Vittoriale degli Italiani, e di numerose altre istituzioni museali nazionali e internazionali, legato a molti artisti del Novecento, Aurelio Amendola è un autore di fama mondiale, la cui fotografia non si riduce a semplice riproduzione, ma è simile alla pratica scultorea, alla sua armonia plastica, volume e sensualità. Interprete per eccellenza dell’opera di Michelangelo, sublime testimone dell’antico nei suoi scatti dedicati a Canova, Bernini, Jacopo della Quercia, Donatello e Giovanni Pisano, e del contemporaneo con i suoi ritratti di Burri, de Chirico, Warhol, Manzù, Vedova, Ceroli, Lichtenstein, Kounellis e molti altri, Amendola è stato capace di dialogare con lo spirito degli artisti, assorbendone stile e intensità.

Lontano dal modello documentaristico, con la grazia speciale della qualità atmosferica e sensoriale dei suoi scatti, la fotografia di Aurelio Amendola non è mai oggetto estetico ma un ma un atto poetico e delicato, nello stesso tempo carnale e spirituale, meditativo e seduttivo.

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