Trentacinque eventi e cento artisti: si apre il palcoscenico di Narni Città Teatro

NARNI – Un paese intero che diventa teatro, per tre giorni – il 17, 18 e 19 giugno – con 35 eventi per cento artisti. Questa è la terza edizione di Narni Città Teatro dedicata ai linguaggi fantastici, che vede la drammaturgia contemporanea protagonista di un nuovo intenso capitolo in quella che ha l’ambizione di diventare una manifestazione sempre più partecipata e co-creata.

I nomi sono importanti: Sabina Guzzanti (all’alba), i 99 Posse, Liv Ferracchiati, Filippo Nigro, Fabrizio Arcuri, solo per citarne alcuni, ma non ci saranno solo spettacoli: performance, incontri, presentazioni di libri, passeggiate (a cavallo), concerti, laboratori e anche un progetto segreto arricchiscono il cartellone. Gli eventi sono numerosi e per tutte le fasce d’età, inclusa quella dei giovanissimi a cui è rivolto uno sguardo attento con proposte apposite. Molti gli appuntamenti gratuiti, mentre per gli abbonamenti sono previsti pacchetti, anche formato famiglia, dove il prezzo più alto – per gli spettatori instancabili – raggiunge al massimo cento euro. Un festival che certamente vuole essere inclusivo e popolare, dove lo spettatore diventi nuovamente protagonista, a fronte di un’ampia offerta di qualità nel cuore dell’Umbria e a due passi da Roma. “Questo festival vuole mettere in comune il gesto e il pensiero – si legge nella presentazione – l’atto scritto e il verbo sancito, creare furiosamente un linguaggio non di arte ma di vita. Perché solo di vita può essere fatto il linguaggio dell’arte.”

Ne parliamo con Davide Sacco che insieme a Francesco Montanari, firma la direzione artistica. Lo raggiungiamo al telefono mentre è in teatro per i preparativi del festival.

Nel 2022 Narni Città Teatro giunge alla sua terza edizione: è una scommessa importante.

È una scommessa vinta, dopo tre anni di direzione artistica del Teatro Manini. 35 eventi in tre giorni non è uno scherzo ma questa è la rinascita di un Paese, non solo di Narni ma dell’Italia tutta. Un Festival che esiste e resiste, con grandi nomi della drammaturgia contemporanea, italiani e internazionali.

Parlate della creazione di altri linguaggi “non di arte ma di vita”. È ancora possibile?

Parlare di arte vuol dire sempre parlare di vita. Noi puntiamo all’arte popolare, che è il più grande riconoscimento dell’arte. Vogliamo metterci in comune con tutte le persone per far incontrare arte, cultura e bellezza. Il nostro intento non è quello di “raccontare” un festival ma un’evoluzione, attraverso il linguaggio dell’immaginazione che è qualcosa che ancora non esiste.

Che cosa vi aspettate da questa edizione “quasi” post pandemica?

Ci aspettiamo che il pubblico possa perdersi nel labirinto della cultura, un pubblico che sogna e che al botteghino chieda – Che cosa possiamo fare insieme? L’atto partecipato è quello che ci aspettiamo.

Narni, negli ultimi anni sta tenacemente creando una nuova identità dove emerge una chiara programmazione culturale fatta da una solida vocazione all’accoglienza di proposte culturali di alto livello. Questo festival ne è un tassello importante.

Programma completo qui.

 

 

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