Dissacrante e provocatorio, il punk elettronico di Myss Keta strizza l’occhio al pop

PERUGIA – Myss Keta è una donna che conta, e se la incontri al parco, magari al Frontone come ieri sera, capisci che è semplicemente Pazzeska. Per l’ultima serata de l’Umbria che spacca la rapper milanese – perché questo è uno dei pochi dati certi che la riguardano – ha infiammato palco e pubblico, che l’ha adorata.

Myss Keta è una grandissima performer, provocatoria, iconica, eccessiva, un animale da palco tra kitsch e sublime varietà queer. La diva mascherata del rap italiano, come l’ha definita il New York Times, ha regalato a Perugia uno spettacolo divertente e esplicito, passando in rassegna tutti i suoi successi. In body blu e nero, calze e stivali neri, con l’immancabile mascherina chic argentata e occhiali da sole scuri sotto alla frangia bionda, Myss Keta ha dato fuoco al palco della manifestazione perugina e è andata oltre ogni aspettativa. Perché in fondo “La torta al testo è solo un pretesto” per questo finimondo che è spettacolo puro, che ha risucchiato i presenti in un vortice che balla e canta a memoria ogni suo pezzo.

Musicalmente parlando, Myss Keta ha realizzato quella felice congiunzione fra rap e hardcore, sdoganando l’underground milanese del clubbling, che è il mondo da cui proviene. Myss Keta strizza l’occhio al patrimonio della musica popolare (l’intro di Edoardo Vianello con Finimondo, la filastrocca ambarabaciccicoccò con L’Orgia di M.G.), ha stretto collaborazioni con artisti del panorama pop italiano, da Gabry Ponte, a Dargen D’Amico, da Elodie a Gué Pequeno. Il tutto declinato in chiave punk elettronica totalmente dissacratoria e profondamente anti borghese. Myss Keta è uno schiaffo in faccia a ogni banalità, umana e musicale, di questo Bel Paese.

Se ancora non sapete canticchiare neanche una canzone di Myss Keta, se ancora non avete mai visto Myss Keta dal vivo, rimediate.

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