Armoniosoincanto e Di Bonaventura illuminano di spiritualità la notte delle lacrime di San Lorenzo a Castel Rigone

CASTEL RIGONE – Nella sera del 10 agosto non sono state le lacrime di San Lorenzo ad illuminare il cielo stellato di Castel Rigone ma quelle della Madre addolorata ai piedi della croce. Lo Stabat Mater, antica preghiera alla Madonna afflitta per la morte del Figlio, è il centro del percorso musicale offerto dal gruppo vocale Armoniosoincanto diretto da Franco Radicchia e dall’eclettico bandoneista Daniele Di Bonaventura.  Un evento speciale per la notte delle stelle del Festival internazionale Giovani Concertisti in cui il numeroso pubblico non ha assistito ad un semplice concerto ma ha vissuto un’immersione spirituale, intima ed emozionante nella musica sacra dedicata alla Vergine, dal Medioevo ai giorni nostri. Un viaggio che parte dallo Stabat Mater gregoriano e che passando attraverso Laude e canti popolari umbri arriva fino allo Stabat Mater del compositore ungherese del ‘900 Zoltan Kodaly; torna poi indietro, con la splendida Vergine Madre, brano scritto dalle suore trappiste di Vitorchiano su testo di Dante Alighieri, perfetto per semplicità e purezza e si conclude con lo Stabat Mater popolare umbro, che proprio dal canto gregoriano iniziale prende spunto.

 

 

Le soavi voci dell’Armoniosoincanto -Caterina Becchetti, Stefania Cruciani, Francesca Maraziti, Marta Alunni Pini, Sabrina Alunni, Brunella Spaterna, Alessandra Ligori, Andreina Zatti e Riccardo Forcignanò- affrontano il repertorio con l’espressività e la precisione che le caratterizzano e il bandoneon si inserisce tra di esse, creando un’altra linea melodica che delicatamente infittisce la trama sonora e unisce il materiale a formare un unico discorso musicale.

 

 

L’incontro della musica vocale sacra con il bandoneon, strumento che con il suo timbro caldo e appassionato incarna il tango argentino, potrebbe sembrare particolare sen non azzardato ma Di Bonaventura spiega che il suo intervento, al contrario, vuole recuperare la funzione originaria del bandoneon che era proprio quella di accompagnare il coro sacro nelle processioni o durante le funzioni liturgiche, in sostituzione dell’armonium, nella Germania del 1800.

Di Bonaventura pensa al proprio strumento come un’altra voce, una voce libera che si muove attraverso la polifonia e che va a fondersi con la voce umana a creare un colore nuovo e che  rivaluta il repertorio tradizionale grazie a soluzioni armoniche moderne, dissonanze e contrasti.

Un intervento equilibrato e prezioso, frutto della solida formazione e della straordinaria capacità improvvisativa di Di Bonaventura che disegna un nuovo profilo della musica sacra, la valorizza e ne amplifica il significato musicale.

La collaborazione tra Radicchia e Di Bonaventura, nata insieme a Paolo Fresu per il progetto Altissima luce, prosegue oggi con la splendida interpretazione di Stabat Mater e pone le basi per il prossimo lavoro, “Ufficio ritmico di San Francesco d’Assisi” -composizione del XIII sec. di Frate Giuliano da Spira- previsto per il prossimo anno.

 

Alma Gatteschi

Redazione Vivo Umbria: