Che succede all’Isuc? Ricercatori senza stipendio, cercasi ente-salvagente

PERUGIA – Sono passati quattro mesi da quando sono scaduti i contratti dei cinque dipendenti e il  futuro dell’Isuc, Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, è ancora molto incerto. Dell’Isuc la nostra testata vivoumbria.it si è già occupata in passato vista la problematicità della situazione che ora è diventata drammatica per i cinque ricercatori, burocraticamente paradossale, politicamente urgente.

COS’E’ L’ISUC

Oggi, con il contributo della professoressa Alba Cavicchi, membro del Comitato tecnico scientifico, facciamo il punto sulla situazione anche occupazionale in cui l’Istituto versa.

Ricordiamo che l’Isuc nasce nel 1974 con lo scopo di approfondire la conoscenza della storia dell’Umbria contemporanea. Inizialmente chiamato “Istituto per la storia dell’Umbria dal Risorgimento alla Liberazione”, prende la sua denominazione attuale nel 1982 e raggiunge la piena autonomia statutaria con la legge regionale n. 6 del 1995.

L’attività scientifica privilegia importanti settori quali la storia del territorio e delle sue variazioni amministrative; la storia dell’emigrazione; i caratteri del fascismo e dell’antifascismo umbri; il sistema concentrazionario fascista, che nella regione ebbe casi significativi; la guerra, le stragi e la Resistenza; la fine del mondo agricolo e l’industrializzazione; il secondo dopoguerra; il confine mobile del nord est dell’Italia e i suoi riverberi locali.  Effettua inoltre ricerche sulla letteratura di viaggio fra Settecento e Ottocento, le quali hanno offerto interessanti spunti sulla percezione dell’Umbria attraverso lo sguardo degli stranieri.

E’ stato inoltre, uno degli istituti in rete con l’istituto nazionale Ferruccio Parri di Milano, ente riconosciuto direttamente dal ministero che raccoglie una rete di istituti, circa una sessantina sul territorio nazionale, con i quali ha fatto attività di formazione e diffusione della storia del ‘900.

 

 

Nell’ultimo decennio ha potuto contare sulla collaborazione di giovani ricercatori, borsisti con contratto a termine, così da coprire numerosi ambiti e altrettante attività di ricerca: pubblicazioni (alcune delle quali visibili nelle foto), convegni, seminari ma anche corsi di formazione per insegnanti di storia e laboratori di didattica di storia contemporanea per studenti.  Negli anni ha avuto un ottimo rapporto con le realtà locali come ad esempio le scuole, collaborando nell’elaborazione di materiali ed eventi in occasione di date importanti del calendario civile, dal 27 gennaio, giorno della memoria al 10 febbraio, giorno del ricordo, dal 25 aprile al 2 giugno e così via.

LA CRONACA RECENTE

Nel 2020 la nuova assemblea legislativa scioglie il consiglio di amministrazione e nel frattempo cade anche il mandato dell’allora presidente Mario Tosti. La nuova assemblea legislativa nomina per un anno il commissario straordinario, avvocato Valter Biscotti che contribuisce a tener vivo il lavoro dell’Isuc, anche se con possibilità ridotte, fino al 30 ottobre 2021.

Intanto l’assemblea legislativa va avanti fino alla primavera del 2021, quando viene emanata una legge di riforma dell’istituto a cui segue l’elezione del nuovo presidente, individuato nel professor Alberto Stramaccioni, docente di storia contemporanea dell’Università per Stranieri di Perugia.

Parallelamente viene individuato anche il Comitato tecnico scientifico, lo stesso che ha approvato un programma di attività che consentirebbero la continuità dell’attività dell’Istituto, composto da cinque persone: oltre al presidente e alla professoressa Cavicchi, ne fanno parte la dottoressa Costanza Bondi, il professor Jacopo Caucci von Sauchen, il dottor Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino. Viene elaborato anche un nuovo statuto successivo alla legge di riforma, all’interno del quale viene espressamente dichiarato che il compito dell’Isuc è quello di fare ricerca.

ENTE PER LA RICERCA, ANZI NO 

Prende da qui il via una situazione a dir poco kafkiana: da una parte l’Isuc è un ente che si deve occupare di ricerca, dall’altra, dicono dagli uffici regionali dai quali l’Istituto dipende, che non è un ente di ricerca in quanto la Regione non può istituire come sua emanazione un ente di ricerca.

SENZA STIPENDIO

Un paradosso burocratico praticamente incomprensibile ma che di fatto ha messo l’Istituto in concreta difficoltà: visto che non è un ente di ricerca, non può di conseguenza concedere borse di studio. Così i ricercatori che da sette sono diventati cinque, sono senza stipendio dal 31 dicembre 2021.

E c’è di più: mentre l’Isuc è aperto ma senza la possibilità di poter produrre nessuna attività, nello stesso tempo c’è una persona che ogni giorno lo apre, mentre la regione continua a pagare affitto e bollette. Regione che, altra cosa importante da sottolineare, per l’anno 2022, ha stanziato come tutti gli anni da anni, circa 120 mila euro per attività di ricerca, convegni, studio, e addirittura sembra ci sia un residuo dell’anno scorso non speso di 57 mila euro.

CERCASI  “ENTE-SALVAGENTE”

In questi mesi, alcune cose si sono mosse: l’attuale presidente, di concerto con gli uffici regionali, ha cercato un accordo con un’agenzia o ente pubblico che invece per statuto potesse indire bandi per  concedere borse di studio, individuando nell’Aur, l’ Agenzia Umbria Ricerche, un possibile partner. L’Isuc avrebbe concesso i finanziamenti necessari per le borse di studio erogate da Aur, aggirando così l’ostacolo burocratico. Gli accordi, sembravano essere stati proficui fino a una decina di giorni fa quando, nel momento della firma, sono saltate fuori delle contrarietà nelle richieste da parte dell’Aur che non potevano essere soddisfatte dall’Isuc e l’accordo è saltato.

A questo punto cosa rimane? Un’altra possibilità è un accordo con le due università di Perugia, la Statale e la Stranieri. Ci sono stati già rapporti con i due rettori ma le procedure saranno lunghe per tutti i passaggi necessari che serviranno ad addivenire a questo accordo. Si parla di mesi, se non addirittura un anno.

Tra l’altro in un momento in cui, come il celebre gatto di Schrödinger, l’Isuc è allo stesso tempo sia vivo sia morto, per raggiungere un accordo l’Istituto dovrebbe dimostrare di essere in attività, cosa che al momento non può fare. E si ripresenta dunque il problema grosso: trovare nell’immediato un’agenzia o un ente pubblico che invece possa accordarsi con l’Isuc ricevendo quanto necessario per le borse di studio e poi erogarle.

“Siamo a questo punto – conclude la professoressa Cavicchi –  in una situazione di sospensione delle attività mentre riceviamo costantemente richieste da parte delle scuole per supporto alle attività scolastiche, corsi di formazione, laboratori o quant’altro ma anche dai comuni con i quali abbiamo collaborato per tanti anni con convegni, conferenze ed eventi.

Speriamo di trovare un altro ente locale che possa, sempre ricevendo da noi i finanziamenti, erogare di conseguenza le borse di studio non solo per riprendere con le nostre attività, ma anche per questi ricercatori, che si sono ritrovati senza lavoro né stipendio”.

Francesca Verdesca Zain: Una vita vissuta all’insegna della creatività. Giornalista pubblicista, artigiana, danzatrice, lettrice e sognatrice compulsiva, sono amante della natura, della scrittura, dei gatti. Ho una laurea in lingue e letterature straniere.