Dieci anni fa all'aviosuperficie di Maratta a Terni morì Pietro Taricone

TERNI – Cinema, teatro, musica. E l’arte in ogni sua forma. Purché ci si attenga a un progetto, una qualsiasi forma di comunicazione degna di questo nome, vale a dire che riesca ad essere coinvolgente, empatica, pedagogica oppure il contrario: pessimista, nichilista, senza alcuna speranza di salvezza. Ma non ho mai amato il Grande Fratello. Trovo che ridurre a forma di spettacolo le interazioni di un gruppo di giovani non sia un granché come possibilità di fruizione tivù, se non per quegli stessi “attori” in scena che affinano strategie per risultare il “migliore”, la “migliore” e tentare così di dare seguito ai propri sogni di popolarità e magari tentare la strada dello spettacolo, quello vero. Ma c’è sempre un’eccezione che conferma la regola e che trascende dalle solite categorie di pensiero e dalle facili etichette. Piero Taricone rappresentava un po’ l’eccezione di un ragazzo che pur partendo dal nulla, voleva fare le cose seriamente. Ambizioso e curioso aveva tentato la strada del cinema e il suo sorriso aperto insieme a quel quid di furbizia animalesca che oltrepassa ogni regola per infrangerla che piace tanto alle donne, ne hanno decretato in breve una “maschera” molto amata. Un talento naturale davanti alla macchina da presa che con umiltà e intelligenza voleva superare i limiti che lo costringevano all’etichetta dell’ex grande fratello e a quello del ragazzo che avrebbe fatto di tutto pur di sfondare. Sfondare sì – sembrava voler dire lui – ma dimostrando le proprie qualità. Tutti sanno che soppiantò nel breve lasso di tempo di un lancio in paracadute tutti i suoi sogni e quelli delle sue amate Kasia Smutniak che di lui apprezzava soprattutto la sensibilità e sua figlia Sophie. Era il 29 giugno del 2010, la notizia arriva in redazione. Tutti ammutoliti e ricordo ancora che ebbi un netto rifiuto a voler scoprire i particolari di quell’incidente. Perché il volo – come amava ripetere – è libertà e il prezzo per essere veramente liberi a volte può essere troppo alto. Pietro Taricone trovò la morte all’ospedale di Terni dopo essersi lanciato in volo dall’aviosuperficie “Alvaro Leonardi” di Maratta, una delle “tappe” preferite per gli appassionati paracadutisti della capitale che approfittano della breve distanza tra Roma e l’area alla periferia di Terni. Per Pietro Taricone fu fatale proprio la sfida che voleva lanciare al suo destino, prendendosi beffe della morte in nome del superamento dei suoi limiti per rincorrere il sogno della libertà.

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