L’abisso e la risalita in “Davanti alla fine”, primo singolo di Cane sulla Luna

TERNI – È da un po’ che attendevo di fare quest’intervista con Nicola Pressi, in arte Cane sulla Luna e l’uscita del primo singolo Davanti alla fine sembra segnare finalmente il momento giusto.

In questa chiacchierata parleremo di tante cose, partendo ovviamente dal singolo e dalla sua genesi concettuale.

Il singolo nasce tra il 2019 e 2020 in un Italia pre-Covid: ho cercato di pennellare nelle strofe tante piccole e grandi cose a cui assistevo, tra cui forti problematiche sociali e discriminazioni, ma ho anche tentato di dare una speranza, dicendo che “l’evoluzione esiste solo davanti alla fine”. Significa dire che quando arrivi al fondo e non puoi più scavare, quel fondo può farti da trampolino per provare a tornare su.

Con l’avvento della pandemia le quattro mura domestiche mi hanno fatto rivivere l’abisso e la risalita di cui parla il brano, ma semplicemente in una chiave più intima.

Musicalmente parlando tutto nasce dalla collaborazione con Daniele “Mafio” Tortora a cui ho dato la canzone nella sua versione più essenziale, piano e voce, che ha poi arrangiato con tutta la sua band (Fabio Rondanini, Daniele Fiaschi, Gabriele Lazzarotti, Duilio Galioto, Valerio Vigliar, Adriano Viterbini) per farla poi diventare quello che voi potete ascoltare oggi. È un brano in cui l’elemento ritmico è veramente potente, ci sono archi, chitarre ambientali ma anche molto taglienti.

 

 

In vista dell’uscita del primo album di Cane sulla Luna ad ottobre, hai un brano al quale sei più affezionato?

Penso di non avere un preferito, perché tutte le canzoni sono per me delle fotografie in movimento e sono tutte frutto di una selezione piuttosto precisa per me. Ogni brano è molto sincero. Direi piuttosto che c’è una modalità di scrittura nuova a cui mi sono affezionato: quello di non avere più fretta di scrivere, ma piuttosto di attendere ciò che mi arriva.

 

Quindi c’è stata un’evoluzione nel tuo modo di scrivere?

Sì, c’è stata. Mi rendo conto che sto pian piano trovando un mio linguaggio: esiste una linea di unione tra tutti i miei brani, che può essere data a volte dalle parole o dalle espressioni che uso, o dal modo di portare la voce.

I primi brani, quelli scritti prima della pandemia, erano molto più legati a un tema di denuncia sociale mentre gli ultimi sono molto più legati ad un ambito introspettivo, perché li ho scritti di fatto in casa; entrambe le due ondate creative, quella essoterica e quella esoterica, sono entrate nel disco.

 

Nicola è anche legato ad una serie di progetti paralleli come Youth Music Lab e Music Hub @ S.Efebo, dedicati all’insegnamento e al coinvolgimento musicale per ragazzi, o PhotoFX progetto fotografico creato e diretto con Cristiano Carotti all’interno di una struttura socio-terapeutica, coinvolgendo 5 ragazzi under30 e 7 utenti psichiatriche, definite “with special needs”

Come vivi da musicista il tema sociale?

Parallelamente all’ambito musicale ho sviluppato, umanamente e lavorativamente parlando, un’attenzione verso il sociale. Ci sono entrato quasi casualmente ma pian piano mi sono reso conto che è diventata una parte di me. Perché allora non raccontare quella gran parte di vita? E così ho iniziato a fare.

Non credo che all’epoca di oggi possa esistere la classica figura del cantautore italiano alla Guccini, alla Rino Gaetano o Stefano Rosso, che si esprimevano anche con una fortissima denuncia sociale, perché erano tempi diversi da quelli di oggi. Però credo che questo tema sia una parte essenziale della vita di ognuno e anzi credo che per chi lavora in questo ambito sente la mancanza di una voce. Io posso dirti che, in maniera molto naturale, racconto quello che vedo.

 

Sociale e social, nonostante la loro assonanza, hanno ancora qualcosa in comune? E poi, da artista come vivi il rapporto con i social?

Il social è un’enorme piazza piena di persone e come quando urli in piazza, qualcuno si gira e qualcuno no. Poi magari la gente si abitua a sentirti urlare e nessuno se ne accorge più. Penso che il social sia solo un altro modo di comunicare.

La mia cultura musicale nasce poco prima dell’arrivo dei social e quindi c’erano altre dinamiche. Adesso se sei artista e non hai un profilo social rischi purtroppo di essere invisibile. In realtà però penso che i social abbiano le stesse regole della vita comune, solamente con delle attitudini di comunicazione diverse, ma anche qui, vince sempre la sincerità e l’autenticità. Il social è una cassa di risonanza di quello che in realtà già sei: se mostri qualcosa che non sei, in un modo o in un altro, la gente prima o poi se ne accorge.

 

Parlami del tuo processo di scrittura e di arrangiamento.

In studio ho il mio produttore che ha la sua band fatta di persone che lavorano e producono insieme da più di vent’anni e che quindi hanno un loro sound riconoscibile. Assistendo da vicino a questo percorso di produzione, ho provato a rubare con gli occhi le regole non scritte dei rapporti tra musicisti e mi sono divertito. Quello che sto cercando di fare ora è quello di creare un linguaggio musicale che accompagni il mio linguaggio testuale, ma con la mia band (Alberto Laruccia alla chitarra, piano e cori, Critian Pratofiorito alle tastiere e synth, Fabrizio Candidi alla batteria, elecdrum e percussioni, Alessandro Bossi al basso e synth bass). È come cucirsi addosso un vestito.

 

La leggiamo spesso tra le domande fatte alle artiste donne che diventano mamme. Io invece voglio chiederlo a te ora che sei padre: in che modo ha inciso diventare genitore nel tuo universo artistico?

Negli ultimi due anni hanno preso forma realmente solo due canzoni. E non so se entreranno nel disco, ma sono banalmente più mature delle altre. Entrambe le due canzoni si rivolgono a me nel senso del mio rapporto genitoriale e coniugale. È stato un po’ come interrogarsi su questi aspetti. C’è da dire poi, che da quando sono diventato padre la più forte spinta è stata quella di condividere, di portare avanti un percorso artistico condividendolo con chi lavora con me e con chi mi ascolta. La parola condivisione per me ha preso una forma più reale.

 

 

Negli ultimi anni hai fatto un ulteriore cambio di vita spostandoti da Roma a Narni. Sabato 25 marzo debutti al Teatro Manini di Narni. Come mai hai deciso di partire proprio da qui?

Non potevo far altro che ripartire facendo un concerto a casa, perché semplicemente i miei ultimi due anni li ho trascorsi a casa. Ricominciare a vedere il mondo è stato un processo graduale. Percepisco che fare una data zero qui e condividerla con le persone che in questi due anni mi sono state più vicine sia la cosa più sincera, più giusta. Quando mi è arrivata la proposta dal Teatro Manini per me è stato uno scambio di fiducia. Poi, insomma, scegliere nella zona un posto più bello di questo teatro per me non esiste.

 

Quanto sei emozionato per tutto il lavoro che inizieremo a vedere dal 25 marzo in poi?

L’emozione è talmente tanta che non me ne rendo conto, vado un po’ in protezione.

 

Sei felice?

Sì, perché sono più lucido. Dopo aver aspettato due anni adesso che faccio il primo passo sono contento di ripartire anche perché non sono più da solo, con uno staff di persone con cui mi trovo benissimo, mi sento un pochino più corazzato. Ma sono contento perché finalmente ricomincio: insomma io voglio fare questo, andare sui palchi e suonare la mia roba.

 

Il nuovo album di Cane sulla Luna promette di essere così, come quest’ultima risposta: una scatola piena di sogni e consapevolezze. Un artista che ha imparato col tempo a tradurre con un suo preciso linguaggio ciò che accade dentro e fuori di lui.

Davanti alla fine, una fusione tra un sound soul-r&b ed orchestrale ricco di melodie, è finalmente di tutti sulle piattaforme streaming. La copertina del singolo è ideata da Cristiano Carotti che collabora al progetto sin dalla sua nascita scrivendo testi o parti di testo che poi diventano canzoni, nonché sviluppandone tutto l’immaginario visivo dall’artwork ai videoclip.

 

Qui sotto i biglietti per accedere all’evento di sabato 25 marzo, che troverete in alternativa anche al botteghino la sera dell’evento: https://www.boxol.it/it/event/cane-sulla-luna-teatro-manini-narni-tr/416786 .

 

Alessia Sbordoni: Mangiadischi di professione, ho come passione principale la musica. Adoro l’arte, il cinema, e viaggiare alla scoperta di nuove culture, di tutti i tipi e tutte le taglie. Ho una laurea in giurisprudenza e un master per le funzioni internazionali e la cooperazione allo sviluppo conseguito a Roma.