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Matteo Bussola “Un buon posto in cui fermarsi”. Che cosa fa di un uomo un uomo

PERUGIA – Che cosa fa di un uomo un uomo? Filo sottile che attraversa Un buon posto in cui fermarsi (Einaudi, 2023), Matteo Bussola affronta la domanda attraverso un mosaico di racconti che, pur essendo autonomi, dialogano tra loro come capitoli di un’unica narrazione.

Protagonisti diversi, uomini di età e destini differenti attraversano situazioni che li costringono a fermarsi e a rivedere il rapporto con un figlio, con una compagna, con il lavoro o con sé stessi: un padre e un figlio che non si parlano più, una coppia che deve scegliere se restare o lasciarsi, un uomo che affronta la malattia senza perdere la dignità, qualcuno che impara che fermarsi non significa arrendersi.

Il nucleo del romanzo è proprio racchiuso nella metafora del “fermarsi”. In un tempo che ci spinge a correre sempre più veloce, l’autore mostra invece la possibilità di rallentare, di fare un passo di lato, di riconoscere il limite. Fermarsi significa accettare che ci sia un punto in cui è necessario guardarsi intorno e ripensare il cammino.

I personaggi maschili che abitano queste pagine sono ritratti con delicatezza e senza caricature, non ci sono eroi invincibili o figure monumentali ma uomini che imparano a chiedere aiuto, a restare e ad amare senza maschere.

Bussola li osserva nei loro momenti più fragili, quotidiani e ordinari, quando tengono tutto dentro senza farlo uscire. Ed è proprio in queste rappresentazioni che si intuisce l’intento nobile di offrire un modello maschile altro, più vulnerabile e disorientato, ma non meno autentico.

Lo stile limpido ed essenziale lavora in sottrazione con frasi brevi, dialoghi asciutti e descrizioni che illuminano dettagli minimi. Si avverte in questo la mano del fumettista attento al ritmo, ai silenzi e al taglio della scena. E la struttura del libro ha la grazia dei finali aperti: ogni storia lascia intravedere uno spazio possibile, una continuità che il lettore può immaginare, un modo per dire che la vita non si chiude mai in un punto.

Un buon posto in cui fermarsi è un romanzo che invita alla tenerezza e alla consapevolezza senza sentimentalismi, che si legge in poche ore ma che resta addosso per molto tempo.

 

Uno dei miei passi preferiti

«C’è anche gente così povera che l’unica cosa che ha sono i soldi, […]» (p. 16)

 

MATTEO BUSSOLA

Nato a Verona nel 1971, Matteo Bussola è scrittore, fumettista e voce radiofonica tra le più riconoscibili del panorama italiano contemporaneo.

Dopo la laurea in Architettura a Venezia sceglie di seguire la sua vera passione: il fumetto. Lavora con diverse case editrici italiane e internazionali – dall’Eura Editoriale (oggi Aurea) a Star Comics, fino alle francesi Soleil e Humanoïdes Associés – e nel 2011, insieme a Paola Barbato, dà vita al web-comic Davvero, poi approdato in cartaceo. L’anno successivo entra nello staff dei disegnatori della Sergio Bonelli Editore per la serie Adam Wild.

Parallelamente al lavoro di fumettista, Bussola sviluppa una carriera di scrittore che lo porta a diventare un autore molto amato dal pubblico. Il suo esordio in narrativa arriva nel 2016 con Notti in bianco, baci a colazione (Einaudi), libro-rivelazione che apre la strada a una serie di pubblicazioni di successo con la stessa casa editrice: Sono puri i loro sogni (2017), La vita fino a te (2018), L’invenzione di noi due (2020), Il tempo di tornare a casa (2021), Il rosmarino non capisce l’inverno (2022), Un buon posto per fermarsi (2023) e La neve in fondo al mare (2024). Sempre con Einaudi ha ideato la serie manga Zeroventi.

Non si limita alla narrativa per adulti: con Salani pubblica libri dedicati ai più giovani, come Viola e il Blu (2021) e Mezzamela. La bellezza di amarsi alla pari (2023).

Accanto alla scrittura, Bussola è una presenza fissa anche sui media: tiene la rubrica settimanale Storie alla finestra su Robinson di Repubblica e conduce insieme a Federico Taddia il programma I padrieterni su Radio 24, dedicato al ruolo dei nuovi padri nella società contemporanea.

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