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San Sisto, un Carnevale che fa comunità

San Sisto, un Carnevale che fa comunità

PERUGIA – La 45ª edizione non è solo sfilate, è un laboratorio condiviso in cui un quartiere si riconosce e si racconta alla città.

C’è un tempo dell’anno, a Perugia, in cui la festa smette di essere calendario e diventa pratica di cittadinanza. A San Sisto il Carnevale ha questa qualità rara, non è difatti soltanto un corteo di colori, ma una narrazione collettiva in cui rioni, famiglie, scuole e associazioni rimettono al centro l’idea stessa di comunità.

L’edizione 2026 conferma una vocazione maturata negli anni. La festa è di tutti perché è fatta da tutti. Nei mesi che precedono le sfilate i capannoni si trasformano in officine del fare, luoghi in cui la cartapesta diventa pedagogia. Si lavora insieme, a squadre, adulti che insegnano, bambini che imparano, artigiani che mettono a disposizione competenze, volontari che tengono insieme i pezzi, letteralmente e simbolicamente. La manualità non è un dettaglio “vintage”, ma una lingua viva capace di creare legami e responsabilità.

È qui che si impara il tempo lungo dell’attesa, la cura per i particolari, l’idea che la bellezza e l’originalità siano un bene condiviso. A rendere ancora più esplicito il carattere educativo della manifestazione è il coinvolgimento dei ragazzi e delle scuole; dagli allestimenti alle illustrazioni, il Carnevale diviene così un laboratorio in cui l’immaginazione è chiamata a farsi progetto. Non si “consuma” un evento, lo si costruisce.

E nel farlo si scopre che le immagini che scorrono lungo il percorso non sono solo scenografie, ma veri e propri segni che riflettono su chi siamo, cosa scegliamo di ricordare, quali storie vogliamo consegnare agli altri. Anche l’immaginario scelto dai rioni parla una lingua accessibile e trasversale; maghi e ladri gentiluomini, giocattoli parlanti e atmosfere gotiche, un insieme di rappresentazioni che avvicina generazioni diverse.

Non c’è alcuna nostalgia, c’è anzi riconoscimento, ogni riferimento attiva memorie affettive e culturali, costruendo un terreno di gioco in cui bambini, adolescenti e adulti si capiscono senza bisogno di traduzioni. In questo 2026 la festa convive con una città che cambia tra cantieri, percorsi adattati, piccole variazioni nella mappa.

San Sisto, un Carnevale che fa comunità 1

Ma è proprio qui che il Carnevale mostra la sua resilienza civica, la tradizione non si irrigidisce, si rimodella. Modificare un tracciato significa ripensare il rapporto tra le persone e gli spazi, immaginare un equilibrio nuovo tra la necessità di muoversi e il desiderio di stare insieme.
Il passaggio finale nel centro storico ha il valore di un gesto simbolico. San Sisto “esce da se stesso”, offrendo alla città il proprio racconto. Intorno, tante piccole realtà del territorio hanno scelto di sostenere l’impresa non solamente come sponsor di cartellone, ma come veri e propri alleati di una consuetudine che tiene insieme artigianato, creatività e responsabilità sociale.

È una forma di economia civile per la quale si investe tempo, attenzione, qualche risorsa, in cambio di un capitale che non si misura in cassa, ma in appartenenza. Al netto dei coriandoli, dei costumi, della musica, il lascito vero del Carnevale di San Sisto è questa pedagogia della prossimità: imparare a fare le cose con gli altri e per gli altri, investendo in questo sentimento che unisce arte e comunità, in tempi frenetici e spesso distratti come questi, non è affatto poco.

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