Elio canta Jannacci al Lyrick tra ironia e malinconia

ASSISI E’ andato in scena l’8 marzo, in un Teatro Lyrick gremito, lo spettacolo “Ci vuole orecchio”, omaggio di Elio, al secolo Stefano Belisari, ad Enzo Jannacci, personaggio unico nel panorama artistico italiano.

Avevo molte aspettative verso questo appuntamento; lo scorso anno quando in estate sono state annunciate le prime date ero dispiaciuto che non venisse presentato in Umbria e quando a dicembre ho appreso che sarebbe stato programmato qui ad Assisi mi sono subito assicurato un posto.

La locandina dello spettacolo

Sono venuto a sapere nei giorni scorsi che lo scomparso musicista milanese era stato compagno di classe del padre di Elio e che la sua opera abbia girato da sempre dalle parti del cantante tant’è che Jannacci con la sua vena malinconica e comica, che ne ha contraddistinto tutta la carriera, è stato anche fonte di ispirazione per Elio e Le Storie Tese.

Insieme al cantante ed attore – durante lo spettacolo infatti Elio ha interpretato testi di Umberto Eco, Dario Fo, Francesco Piccolo, Marco Presta e Michele Serra – cinque bravi musicisti: Alberto Tafuri al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri (figlia di Paolo Tomelleri, già allo stesso strumento ad accompagnare Jannacci), al sassofono e Giulio Tullio al trombone.

Sia Elio che i musicisti sono stati all’altezza della situazione, bravi tutti, belli gli arrangiamenti di Paolo Silvestri ed il pubblico presente ha sicuramente gradito la serata.

Si è iniziato con il brano che dà il titolo allo spettacolo tratto dall’omonimo album uscito nel 1980 “Ci vuole orecchio” e proseguito con “Silvano”, tratto sempre da quel disco.

Poi, tutto intervallato tra canzoni e recitazione, con momenti di ilarità mescolati con la tristezza e la malinconia, la drammatica ”Sopra i vetri”, “Aveva un taxi nero”, “La luna è una lampadina”, “T’ho compraa i calzett de seda”, “L’Armando”, “El portava i scarp del tennis”, Faceva il palo”, “Son s’cioppaa”, “Parlare con i limoni”, “Vivere”, “Quando il sipario calerà” e da ultimo il bis “L’importante è esagerare”.

Rimane un po’ di rammarico per non aver ascoltato brani come “Vengo anch’io … no tu no” oppure “Vincenzina e la fabbrica” o “Quelli che …” ad esempio, ma la scelta è caduta sul mettere a fuoco una parte meno nota del personaggio Jannacci, e per la stringata durata dello spettacolo, poco più di settanta minuti; bello ma breve, forse troppo.

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