I registi dei nostri sogni siamo noi. Con “E per non dir dei sogni” ne troveremo la chiavi interpretative

PERUGIA –Ho in me tutti i sogni del mondo” scriveva ne “La Tabaccheria” Fernando Pessoa, e, se è vero che un uomo può contenere tutti i sogni del mondo, altrettanto vero è che i sogni appartengono a tutti: sognano i bambini, gli adulti, gli anziani. Il feto prima ancora di venire alla luce sogna già dal quinto o sesto mese, sognano gli animali. Il sogno non fa differenze tra fasce sociali, nazionalità o genere, è di tutti e, anche se spesso noi ce ne distacchiamo, non li ricordiamo o diamo loro poca importanza, loro arrivano a visitarci di notte e ci accompagnano per tutta la vita.

I sogni, quei contenuti misteriosi che emergono incontrollati dagli abissi sconosciuti della nostra mente hanno affascinato l’uomo da sempre, dagli antichi che li consideravano ponti tra il nostro e l’altro mondo, messaggeri delle divinità e forieri di profezie per il futuro, fino ai giorni nostri. Tracce di interpretazioni dei sogni si ritrovano sulle tavolette di creta del poema epico assiro babilonese L’Epopea di Gilgamesh, incise nel 2000 avanti Cristo, quando il re sumero sogna di lottare con Enkidu, che decide poi di riconoscere come fratello grazie al suo valore, ma anche nell’Antico Testamento, nel racconto del faraone egizio che sogna sette vacche grasse e sette magre, e che viene poi interpretato da Giuseppe come messaggio divino di sette anni di abbondanza seguiti da altrettanti di carestia.

Dalla tecnica dell’incubazione sumera, che consisteva nel dormire in determinati luoghi di potere per poi tenere in alta considerazione i sogni che lì fossero arrivati, alla moderna psicoanalisi di cui Freud è padre, i sogni rappresentano un campo di indagine immenso e diventano strumento importante che l’uomo può utilizzare per la propria crescita interiore.

 

 

Ed è proprio su questo tema che sarà incentrato l’incontro esperenziale “E per non dir dei sogni”, laboratorio sul sogno condotto da Rosella De Leonibus, psicologa-psicoterapeuta, insegnante all’Istituto di Psicoterapia della Gestalt Espressiva Ipge di Roma e Sinapsi di Cagliari, libera professionista che esercita da oltre trent’anni sul territorio umbro.

I sogni – spiega la dottoressa De Leonibus – hanno per la psiche un valore infinito perché rappresentano un po’ una forma di monitoraggio sul mondo psichico, come una specie di telecamera accesa sul mondo interno. Però appunto proprio come una telecamera parla per immagini e viceversa noi siamo abituati comunemente ad esprimerci per concetti, questo linguaggio del sogno spesso risulta più difficile da capire, agli adulti in particolare, persone più connesse alla sfera intellettuale e meno a quella emozionale, immaginale e che con più fatica riescono a rintracciare il valore e il significato dei propri sogni”.

 

L’incontro, che si svolgerà mercoledì 24 agosto alle ore 18 presso Sud Osteria Popolare in via Birago 10 a Perugia, pone quindi l’accento su come ogni notte ciascuno di noi diventi il regista del proprio mondo interiore e come questo possa aiutarci a conoscerci meglio.

I sogni – prosegue De Leonibus – sono uno strumento terapeutico straordinario perché ci raccontano come sta il mondo interno della persona, quali evoluzioni sta avendo, in particolare per gli eventi traumatici come ad esempio i lutti, il sogno ci fa capire come sta evolvendo l’elaborazione: sognare ad esempio un abbraccio, un saluto, una benedizione da parte della persona che non c’è più, rappresenta per noi psicologi una trasformazione, un segno che questo lutto sta trovando una collocazione all’interno della persona, elaborandosi.

Ci sono i sogni meravigliosi e interessantissimi delle donne in gravidanza che raccontano le paure, le ambivalenze che questo importante momento porta con sé ma anche gli anticipi mentali e le evoluzioni. Poi ci sono i grandi classici: rifare gli esami di maturità, uscire di casa senza scarpe o senza abiti, non riuscire a camminare, non riuscire a parlare…

Noi su tutto questo lavoriamo attraverso la drammatizzazione perché per noi il sogno è il prodotto del sognatore, non è qualcosa che sta fuori dalla sua psiche ma dentro, una proiezione del sognatore che riguarda contenuti psichici dentro di lui e che hanno bisogno di trovare un’espressione.

Ciò che raccontiamo e ricordiamo di giorno è solo una pallida immagine di ciò che abbiamo vissuto di notte e spesso è molto difficile tradurlo in parole, ecco perché in terapia a volte li facciamo sia disegnare sia drammatizzare.

Ed è proprio questo che faremo durante l’incontro, un gruppo informale dove porteremo piccole drammatizzazioni su sogni di terzi, dove ognuno potrà riconoscersi”.

 

 

Nel caos notturno nel quale spesso ci ritroviamo, registi inconsapevoli di film che scorrono senza una fine né un inizio, il laboratorio si propone come spunto di riflessione e primo approccio verso quella chiave di lettura che può aiutarci a ricentrarci e re-individuarci: “I sogni hanno bisogno di una chiave di lettura, quella che noi proponiamo, ovviamente sempre nel massimo rispetto del nostro padre scientifico che è Freud, non è l’interpretazione classica freudiana che cerca di decodificare i simboli che ci sono nei sogni ma un altro tipo di lettura”.

Tra l’altro, sottolinea, è curioso notare come il celebre testo L’interpretazione dei Sogni “sia stato pubblicato proprio nello stesso anno in cui i fratelli Lumière hanno cominciato a fare i primi esperimenti con il cinema. Da lì in poi il sogno e il cinema viaggiano con gli stessi linguaggi e la cosa incredibile è che il linguaggio del cinema aiuta moltissimo  a capire quello dei sogni”.

 

Anche tenere un diario dei sogni da rileggere magari a distanza di tempo di solito è molto utile perché “anche se non riusciamo a capire bene cosa ci stanno raccontando il paradosso è che la psiche ne trova comunque beneficio. Anche se dal punto di vista logico noi non riusciamo a cogliere un significato, quel significato si è già espresso in immagini e quindi quella parte inconsapevole della nostra psiche ha già creato una differenza, un’evoluzione”.

 

Il laboratorio è gratuito ed è necessario prenotarsi.

Per informazioni ed iscrizioni: 07533323

 

Francesca Verdesca Zain: Una vita vissuta all’insegna della creatività. Giornalista pubblicista, artigiana, danzatrice, lettrice e sognatrice compulsiva, sono amante della natura, della scrittura, dei gatti. Ho una laurea in lingue e letterature straniere.