Pietro Vannucci, il progetto-mostra per il Cinquecentenario della Galleria Nazionale dell’Umbria

PERUGIA – Presentato oggi, 7 novembre, il progetto sul quale poggerà la mostra dedicata al Perugino che serve da volano a molto altro ancora. Infatti  gli occhi di tutto l'”universo arte” saranno puntati nel 2023 sull’Umbria intenta a celebrare degnamente  Pietro Vannucci a partire dalla Galleria Nazionale dell’Umbria e dal suo direttore che, proprio il prossimo anno, lascerà l’incarico in scadenza; dalla volontà della Regione Umbria di incentivare e motivare ancora di più il turismo culturale del Cuore Verde e del suo nuovo marchio; del Comitato per il Cinquecentario nato ad hoc per creare opportunità e iniziative nel segno di Pietro Vannucci.  Lo scopo principale del progetto mostra della GNU, in effetti già reso noto nei mesi scorsi, è stato ribadito oggi dagli organizzatori:  “recuperare la giusta prospettiva per restituire a Pietro Vannucci il ruolo che gli aveva assegnato il suo pubblico e la sua epoca, ovvero quello di il meglio maestro d’Italia”.

COSA VEDREMO

“Solo dipinti del Vannucci antecedenti al 1504” viene sancito che, nelle intenzioni degli organizzatori della mostra Pierini-Picchiarelli diano conto “nella maniera più completa possibile dei passaggi fondamentali del suo percorso”. E spiegano: “Dalle prime importantissime collaborazioni con la bottega di Andrea del Verrocchio, alle capitali imprese fiorentine che fecero la sua fortuna (ad esempio le tre tavole già in San Giusto alle Mura e il Compianto delle monache di Santa Chiara, oggi nelle Gallerie degli Uffizi); dagli straordinari ritratti alle monumentali pale d’altare, quali la Pala di Fano e quella di San Domenico a Fiesole.

LA MOSTRA

Il progetto espositivo, composto da oltre settanta opere, ha scelto d’individuare solo dipinti del Vannucci antecedenti al 1504, anno nel quale egli lavorava a tre commissioni che segnano il punto più alto della sua carriera: la Crocifissione della Cappella Chigi in Sant’Agostino a Siena, la Lotta fra Amore e Castità già a Mantova, ora al Louvre di Parigi, e soprattutto lo Sposalizio della Vergine per la cappella del Santo Anello del Duomo di Perugia, oggi nel Musée des Beaux-Arts di Caen (Francia).

“La mostra darà conto assicurano gli organizzatori – nella maniera più completa possibile, dei passaggi fondamentali del suo percorso: dalle prime collaborazioni nella bottega di Andrea del Verrocchio alle capitali imprese fiorentine che fecero la sua fortuna (come ad esempio le tre tavole già in San Giusto alle Mura, oggi nelle Gallerie degli Uffizi, o la Pala di San Domenico a Fiesole); dagli straordinari ritratti alle monumentali pale d’altare, quali il Trittico Galitzin, ora alla National Gallery di Washington, e il Polittico della Certosa di Pavia, per gran parte alla National Gallery di Londra ed eccezionalmente ricomposto per l’occasione. L’esposizione – proseguono – rifletterà sul ruolo che il Vannucci ha effettivamente svolto nel panorama artistico contemporaneo nel rapporto che lo ha legato ai protagonisti di quell’epoca, seguendo geograficamente gli spostamenti del pittore o delle sue opere attraverso l’Italia. È sorprendente, infatti, come Perugino abbia lasciato tracce profonde del suo magistero in tutte le località della penisola toccate dalla sua attività, da nord a sud, a iniziare ovviamente dall’Umbria e dalla Toscana, teatri per eccellenza del suo lavoro, nonché sedi delle sue botteghe di Perugia e Firenze.

GLI INTERVENTI

“Una mostra che rappresenta il fulcro delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Perugino quella della Galleria Nazionale – afferma Ilaria Borletti Buitoni; fondamentale, grazie anche al contributo di grandi musei internazionali, per capire il ruolo dell’artista nel suo tempo, la fama che lo ha accompagnato in vita e il suo riconosciuto valore di Maestro”.

“Perugino – dichiara Andrea Romizi, sindaco di Perugia – è un nome d’arte talmente identificativo tanto da essere diventato nel tempo simbolo di Perugia stessa, e non a caso, a Pietro di Cristoforo Vannucci, venne intitolata la prima Pinacoteca Comunale oggi Galleria Nazionale dell’Umbria. Gli eventi in programma per i Cinquecento anni dalla sua morte, e l’attesissima mostra: “Il meglio Maestro d’Italia”, come giustamente lo definì il banchiere Agostino Chigi, sono destinati a rimanere nella storia e a scrivere un nuovo capitolo della vivacità culturale di Perugia, dell’Umbria e del nostro Paese. Perugino non è solo il pittore delle dolcissime madonne angelicate o delle pale d’altare fiorite come frammenti di cielo in terra, ma l’identità stessa della cultura umbra diffusa nel mondo. Ne sono testimoni le opere che arriveranno dai più importanti musei internazionali. Ringrazio per il lavoro fin qui svolto il direttore Marco Pierini, tutti i suoi collaboratori, il Comitato Perugino 2023 e la Presidente Ilaria Borletti Buitoni, consapevole che siamo solo all’inizio di un anno molto intenso e ricco di forti emozioni”.

“In una lettera datata 7 novembre 1500, Agostino Chigi, che fu fra i più grandi mecenati del suo tempo, definiva Perugino “il meglio maestro d’Italia”. La scelta di utilizzare questa espressione – ricordano i curatori Marco Pierini e Veruska Picchiarelli – come titolo della mostra con cui la Galleria Nazionale dell’Umbria celebra il quinto centenario dalla morte del pittore dichiara esplicitamente l’intenzione di raccontarne la grandezza attraverso gli occhi di chi poté ammirare il suo lavoro da una prospettiva privilegiata, senza che lo sguardo risultasse fuorviato dalla produzione di una tarda attività particolarmente prolifica (talvolta persino seriale) e senza soprattutto i condizionamenti dovuti a una fortuna critica a dir poco altalenante.

IL CATALOGO

Conterrà contributi dei maggiori specialisti del pittore e del periodo. “I saggi – si legge nella nota stampa della GNU – volti a ripercorrere le tappe della carriera di Pietro, dalla formazione al ritorno in Umbria di inizio Cinquecento, saranno introdotti da testi volti a descrivere meglio il tempo del maestro, approfondendone la storia, il pensiero e gli spazi. Ampio margine sarà riservato ai direttori e ai curatori delle collezioni di appartenenza delle opere in prestito, ad accentuare il carattere corale di un’impresa che nasce prima di tutto da una collaborazione effettiva tra istituti, tra i quali in primis le Gallerie degli Uffizi, la National Gallery di Washington e la National Gallery di Londra. Si propone infatti ai musei ai quali viene chiesto un più consistente sforzo, in termini di numero e qualità delle opere concesse, di divenire veri e propri partners di questo progetto. L’obiettivo finale è quello di recuperare lo sguardo dei contemporanei e di tornare a vedere in Pietro Perugino uno dei protagonisti assoluti del Rinascimento, quale fu per almeno un quarto di secolo”.

 

 

 

Redazione Vivo Umbria: