S.O.S. plastica, emergenza fuori controllo. Il solo riciclo non basta a salvare il pianeta

PERUGIA – Apriamo un contenitore, separiamo la carta dalla plastica; mettiamo il vetro nelle campane e gli avanzi di cibo nell’umido.

Compiamo gesti che, bene o male, sono entrati a far parte della nostra quotidianità, ma dopo, che cosa succede?

Una volta che noi, nella migliore delle ipotesi abbiamo fatto una corretta raccolta differenziata, quale strada prendono i nostri rifiuti?

Nonostante non sarà possibile in questa sede analizzare nel dettaglio tutta la durata della loro vita, uno strumento molto utile per capire cosa succede alle porte delle nostre case, ci arriva da Gesenu con il suo Rifiutour.

Nato nel 2022 e promosso recentemente tra le best practice della Camera di Commercio dell’Umbria sul sito www.ecocamere.it, che riguarda la raccolta delle buone pratiche di economia circolare per valorizzare i comportamenti virtuosi delle aziende associate, il progetto Rifiutour è un portale web per esplorare in modo interattivo gli impianti di gestione dei rifiuti.

Scopo del sito è “promuovere e diffondere tra i cittadini la conoscenza su come vengono trattati i rifiuti da loro prodotti una volta giunti all’interno degli impianti dedicati alla loro gestione e, più nello specifico, al loro recupero. Alla scoperta delle attività di trattamento e gestione dei rifiuti urbani per raccontare questo importante anello della raccolta differenziata”.

Non mancano inoltre curiosità come alcuni video d’epoca riguardo la costruzione, risalente agli anni settanta, dell’impianto di Ponte Rio e la possibilità, attraverso il sito, di prenotare visite guidate dell’impianto stesso, sempre nell’ottica di offrire un servizio quanto più aperto e trasparente.

 

 

All’interno dell’impianto ogni tipo di rifiuto viene gestito dentro un’area dedicata e specifica: nell’edificio principale troviamo due linee separate, una per il trattamento della raccolta differenziata multimateriale di plastica e metalli e l’altra per il trattamento del rifiuto secco residuo. Tramite appositi macchinari i sacchetti vengono aperti e i materiali separati inizialmente in due flussi attraverso un criterio di differenza tra grandi e piccole dimensioni. La plastica in particolare subisce un controllo di qualità attraverso il selettore ottico, che attraverso la scansione ad infrarossi del rifiuto è in grado di effettuare una separazione del materiale a seconda della tipologia di plastica,  fase fondamentale per quanto riguarda il futuro riciclo.

I metalli e l’alluminio invece proseguono per un’ulteriore differenziazione tra metalli magnetici e non.

Una volta conclusi tutti i processi, i materiali vengono compattati per aumentarne il peso specifico e sono pronti per essere avviati al recupero nei vari consorzi di filiera.

Anche il secco residuo viene sottoposto a numerosi passaggi di divisione e selezione al termine dei quali una parte verrà inviata in discarica, luogo nel quale finisce ciò che non può essere più recuperato.

 

Secondo “Ecosistema Urbano Umbria”, ultimo rapporto di Legambiente che definisce le performance ambientali di quindici città umbre con più di quindicimila abitanti, c’è stato nella nostra regione, un aumento generalizzato della raccolta differenziata. Il valore medio di 68,8% è infatti di quasi due punti percentuale in più rispetto all’anno precedente mentre l’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012 è stato raggiunto da 11 città, una in più rispetto all’anno precedente. Inoltre, scende leggermente la produzione dei rifiuti pro capite: 512 chili contro i 524 dello scorso anno.

 

Tutto bene quindi?

Eh no, perché differenziare correttamente è solo il primo anche se fondamentale step della lunghissima vita dei nostri rifiuti.

Per quanto riguarda ad esempio solo la plastica, il rapporto Ispra 2020 parla chiaro: il fatto che su circa 3,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti in Italia, solo 620mila tonnellate circa siano state avviate al riciclo, sottolinea come la parola riciclabile, non sia affatto sinonimo di riciclato.

La produzione fuori controllo di plastica di cui parla anche il rapporto “Plastica: emergenza fuori controllo” realizzato da Greenpeace indica come il riciclo sia purtroppo una soluzione inefficace di fronte all’enormità del problema.

Dagli anni cinquanta, data in cui le prime plastiche furono immesse sul mercato, ad oggi la loro produzione non ha fatto altro che aumentare: “dal 2000 al 2015 – leggiamo nel rapporto – è stato prodotto il 56% di tutta la plastica fabbricata nella storia umana, raggiungendo circa 370 milioni di tonnellate nel 2019. In termini di massa equivale a più del doppio della massa di tutti gli organismi che vivono attualmente sulla Terra. Secondo le stime più accreditate, se la curva di crescita esponenziale dovesse seguire l’attuale traiettoria, i volumi prodotti ogni anno nel mondo raddoppierebbero entro il 2030-2035 per triplicare nel 2050, raggiungendo 1.100 milioni di tonnellate. […] Secondo alcune stime, di tutta la plastica prodotta nella storia umana solo il 10% è stato correttamente riciclato, il 14% è stato bruciato e il restante 76% è finito in discariche o disperso nell’ambiente. […] La quantità di plastica immessa negli oceani è destinata ad aumentare vertiginosamente: dai circa 11 milioni di tonnellate annue attuali si passerebbe ai 29 previsti per il 2040, equivalente a 50 chili di rifiuti per metro quadro di costa in tutto il mondo.”

Inoltre, in seguito al bando che la Cina ha messo nel 2018 all’importazione dei rifiuti in plastica, tonnellate di rifiuti lasciano i porti delle principali nazioni occidentali per raggiungere i paesi del sud del mondo come Vietnam, Turchia, Malesia, Tailandia o Indonesia, diventati di fatto, le nostre discariche: “Un fenomeno in larga espansione – prosegue il rapporto –  come evidenziano i recenti dati dell’Interpol, col quale le ecomafie generano enormi profitti a scapito della collettività. Questi traffici vanno a ledere i diritti umani, incluso l’accesso all’acqua, l’aria e un ambiente pulito recentemente riconosciuti da una risoluzione delle Nazioni Unite”.

 

C’è poi il problema che riguarda la composizione stessa degli oggetti in plastica: soprattutto gli imballaggi come i contenitori di detersivi, bagnoschiuma e simili, sono composti da polimeri e miscele di sostanze chimiche che rendono difficoltoso se non spesso impossibile, l’isolamento di un materiale di base da avviare ad un corretto riciclaggio.

 

 

Una quantità quasi inimmaginabile di rifiuti plastici, dalla vita praticamente eterna, contamina quindi ogni angolo del nostro pianeta, dagli abissi marini alle vette delle montagne, impattando su oltre settecento specie animali diverse, passando per lo stomaco di pesci e mammiferi, essere umano incluso.

Nonostante l’urgenza che evocano tali numeri però, poco si muove concretamente all’orizzonte.

Le seppur buone direttive introdotte dall’Unione Europea sulle plastiche monouso, ad esempio il divieto di vendere frutta e verdura confezionata in Francia o l’aver stabilito in Austria una quota di vendita di bevande in contenitori riutilizzabili oltre al divieto di utilizzo di alcuni prodotti usa e getta come bicchieri o cannucce, risultano troppo frammentate e prive di un quadro di riferimento globale.

E’ ormai chiaro come le ormai abusate “eco-tips”, buone pratiche sì, da sole non possano bastare a fare fronte a un’emergenza di tali proporzioni. Senza voler deresponsabilizzare il singolo cittadino, che può di certo fare la sua parte e incidere con comportamenti virtuosi sulla situazione, è altresì chiaro che serve un cambiamento radicale del sistema disfunzionale in cui siamo immersi, una riconversione dello stesso schema produttivo e la fine del mito di una crescita e di un consumo infiniti in un ambiente con risorse finite ed ormai allo stremo quale è il nostro.

 

Ricordando sempre, anche nel nostro piccolo, la vecchia regola: il miglior rifiuto è quello che non produciamo.

 

 

 

FONTI:

https://www.rifiutour.it/

https://www.legambienteumbria.it/ecosistemaurbano/?page=Rifiuti

https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2020/12/ispra-pubblica-il-rapporto-rifuiti-urbani-edizione-2020

https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2022/03/35a07cdd-plastica_emergenza_fuori_controllo.pdf

 

 

Francesca Verdesca Zain: Una vita vissuta all’insegna della creatività. Giornalista pubblicista, artigiana, danzatrice, lettrice e sognatrice compulsiva, sono amante della natura, della scrittura, dei gatti. Ho una laurea in lingue e letterature straniere.