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Sogno, gioco e magia: le ispirazioni della Galleria d’arte Salon De Mai di Trevi

TREVI – Al Salon de Mai parigino — il salone di maggio che nasce negli anni ‘40 in Francia in reazione all’occupazione tedesca — si ispira il Salon De Mai di Trevi, spazio espositivo che si rifà, con un gioco di parole, al cognome dell’artista Francesca De Mai, la quale, dopo aver creato un laboratorio creativo, risistemando la bottega di Olio Trevi, lo ha trasformato in una piccola galleria d’arte. L’illustratrice folignate, che si occupa principalmente di creazioni tessili ispirate al mondo vegetale, sta organizzando appuntamenti con esposizioni di opere elaborate da diverse figure artistiche. Attualmente il Salon De Mai ospita una collettiva con le ceramiche di Micaela Mariani e le stampe d’arte di Laura Tòfani. Le due artiste umbre accostano lavori con linguaggi diversi, ma che si abbinano, si integrano tra di loro a creare nuovi significati, scenari originali, paesaggi e situazioni emotive in cui dialogano la sacralità della natura e la dimensione trascendente dell’uomo.

 

 

I lavori in ceramica di Micaela Mariani chiedono e ringraziano: sono ex voto, piccole opere di invocazione o di riconoscenza per un miracolo, pezzi unici forti del potere magico della Volontà, che nascono dalle storie personali e fantastiche dell’artista, oppure sono i suoi fiori in ceramica dai petali voluttuosi e carnali, offerti allo spazio sacro che li ospita. Sparse nel Salone troviamo statuine votive, donne e animali dallo sguardo dritto, ma non perso, quasi divino.

Le stampe di Laura Tòfani trovano la loro fonte d’ispirazione nella natura, nella sua perfezione e similitudine con il corpo umano. I lavori esposti, principalmente lineografie e calcografie, a partire da osservazioni del mondo naturale, creano paesaggi interiori che evocano suoni, sensazioni tattili, o punti di vista alternativi. Le tirature sono limitate e quasi sempre ogni stampa è unica, utilizzando inchiostrazioni particolari.

 

 

Anche il muro che fa da sfondo non è una semplice parete bianca, ma incornicia i pezzi esposti e concorre a donare allo spazio quell’atmosfera di sogno, di gioco, di magia. La De Mai precisa che, quando sotto gli strati di legno ha riscoperto la tinteggiatura sbiadita della bottega, ha deciso di operare una sorta di restauro andando a sistemare le macchie (invece di coprirle) e lasciando i ganci per reggevano il controsoffitto. «Un intervento che si ferma in quel momento preciso in cui ti chiedi: sto costruendo o sto demolendo? Ho interrotto i lavori in quel punto esatto in cui non sapevo più se continuare a sfasciare o ricostruire. Questa idea di spazio coincide con quella che può essere la mia età, la mia dimensione mentale che mi porta a prendere coscienza di ciò che ho fatto, di dove sono arrivata e di tutte le cose da fare e disfare.» Le persone invitate ad esporre in qualche modo incarnano questa idea e condividono la stessa sensibilità artistica: sono pittori, scultori, artigiani che si incontrano, entrano in relazione, creano nuove situazioni e lasciano traccia del proprio percorso con dei lavori “ospiti” che si fermeranno al Salon De Mai di Via Lucarini 11 prima di prendere una nuova strada.

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