Tic Festival, successo oltre le previsioni. Un festival che usa il lessico della contemporaneità

TERNI – A distanza di quasi una settimana dalla conclusione della prima edizione del Terni Influencer & Creator Festival facciamo il punto della situazione con gli organizzatori dell’evento, il primo in Italia che ha ospitato personaggi, influencer e divulgatori (e non solo) vicini al mondo digitale, con un’attenzione particolare alla sensibilizzazione di materie più che mai attuali. 14-16 aprile, TIC Festival, fenomeno ed eccezione tutta ternana: 100 ospiti, 60 eventi e un traffico totale di quasi 20.000 persone. Ne parliamo con  Ilaria Brizi del team organizzativo dell’evento.

Cosa ha significato partecipare all’organizzazione del festival?

“Sono entrata direttamente nel team dell’organizzazione e insieme abbiamo tutti lavorato tanto per mettere a terra l’idea. Il clima era quello giusto sin dall’inizio dividendoci in vari team: quello della comunicazione, della grafica, della ricerca degli artisti e via dicendo.

Dal mio punto di vista, la parte bella del festival è stata quella di connotare l’organizzazione di una struttura orizzontale: durante gli incontri di coordinamento che facevamo il sabato mattina, ognuno poteva dire la sua per dare suggerimenti ed input. C’è sempre stato un clima totale di apertura. Dalle videocall notturne, ai sabato mattina passati a parlare, a proporre e sviscerare, è nato un festival con 100 ospiti, 60 eventi 8 location e tre giornate fitte di eventi”.

Avete dotato il territorio anche di una nuova forma di associazione. Chi sono i ragazzi del Tic Festival?

“Il nucleo organizzativo del festival parte dall’associazione culturale Umbria for the future, nata da un’idea di Diego Ceccobelli, Leandro Villano e Simone Scoppetta. Da lì la cosa si è estesa ed ora tutta la forza lavoro dell’headquarter si compone di ragazze e ragazzi ternani. Sono stati di grande aiuto poi i 33 giovani tirocinanti da Perugia e Milano che avevano una parte più attiva sul campo, che hanno portato avanti un lavoro di scouting incredibile, suggerendoci dei nomi che si sono rivelati fondamentali per il festival, che noi inizialmente nemmeno conoscevamo perché fanno parte di un target di pubblico diverso dal nostro. È stato bellissimo vedere questi ragazzi giovanissimi partecipare in maniera così proattiva. In generale lo spirito è stato associazionistico, siamo tutti volontari, non ci guadagnavamo niente se non il cercare di fare tutto al meglio per una soddisfazione personale”.

Parlami un po’ del programma.

“Venerdì pomeriggio è iniziato con la prima Vetrina Live Show di Momusso, illustratrice pop ternana. Abbiamo messo in chiaro sin da subito la nostra priorità: il TIC Festival non vuole essere solo un valore aggiunto al territorio, ma un punto di partenza per una veduta nazionale. Difatti l’edizione zero fatta a Terni estrinseca quel bisogno di dimostrare che anche qui esistono realtà piene di freschezza, di novità, che hanno bisogno di essere riconosciute. La mia mission personale è che quando un giorno quando mi chiederanno di dove sono e io risponderò Terni, sapranno che è la città del Tic Festival. La vicinanza al territorio si è vista quindi sia invitando influencer e creator del territorio come Momusso, ma anche nella valorizzazione dei giovani ternani anche tramite figure complementari come i moderatori del festival”.

Quindi la centralità della questione territoriale non si è solo limitata alla location, ma si è estesa anche ai protagonisti stessi del festival, no?

“Esatto, in risposta alla visione disfattista di chi pensa che nascere in un territorio come il nostro sia un impedimento per la realizzazione e il perseguimento dei propri sogni. Terni può e deve essere una città sinonimo di opportunità. Il primo giorno è stato un flusso costante di adrenalina. L’evento ufficiale di apertura, sold out con oltre 300 persone, è stato fatto al Politeama con Andrea Moccia di Geopop, uno dei canali scientifici più autorevoli sui social. Abbiamo avuto l’onore di vedere la partecipazione di Francesco Lancia, altro orgoglio ternano e speaker di radio Deejay, in qualità di presentatore della serata che ci ha incoraggiato e supportato sin dalla fase embrionale del Festival. Abbiamo avuto l’onore di avere come presentatore anche Francesco Lancia, altro orgoglio ternano che ci ha incoraggiato molto. Nella prima serata ci sono stati i Melancholia, che hanno tirato giù il Secci e Malcom Perez, altro musicista del territorio. Insomma, una giornata di apertura sold out in tutte le location”.

Ognuno del team ha saputo giocare bene le sue carte. E l’adrenalina vi è stata di compagnia anche il secondo giorno?

“Assolutamente sì, venerdì abbiamo chiuso baracca alle 02.30 e sabato mattina alle 7 eravamo di nuovo pronti a partire, un po’ meno freschi, ma ugualmente carichi. Il sabato mattina è stato dedicato al nostro impegno con le scuole: volevamo eventi che fossero impattanti per i ragazzi, eventi di sensibilizzazione come l’hating online, l’empowerment femminile, l’intervento di Vincenzo Schettini con “La Fisica che ci piace”, i prof social…qualcosa che fosse sì vicino ai ragazzi ma che desse loro dei nuovi spunti. Abbiamo avuto un evento sull’inclusione delle persone disabili, con Antonio Fantin campione di nuoto paralimpico, Domiziana Mecenate e Martina Abaterusso, un dibattito toccante che è arrivato molto ai ragazzi”.

Avete ricevuto dei feedback anche dai ragazzi?

“Quasi ogni evento aveva un suo momento Q&A dedicato alle domande e le risposte con il pubblico. Qui i ragazzi sono stati molto interattivi e ciò ci ha aiutato tanto. Ci sono stati incontri, come quello dedicato ai disturbi alimentari o alla salute mentale, in cui il pubblico ha avuto reazioni forti. E diversamente dal pensiero dilagante, i ragazzi erano molto presenti, perché se l’oggetto del dibattito era il mondo online, lo si è fatto offline, staccando per un po’ i telefoni”.

Aver dedicato momenti come questi all’interno di un festival degli influencer si erge contro lo scettiscismo generale nei confronti di questo stesso mondo, no?

“Sì, prima che il festival partisse c’è stato anche chi ci ha accusato di spingere ancora di più i ragazzi allo “scrolling”. Invece non solo chi partecipava ai nostri eventi smetteva di “scrollare”, ma erano i nostri stessi creator che indicavano una dimensione etica del digitale, suggerendo ad esempio di impostare un timer all’utilizzo dei social. È emersa una forte consapevolezza e responsabilità degli ospiti, perché ognuno di loro riconosce il peso del ruolo che ricopre, soprattutto per le nuove generazioni. Abbiamo cercato sin da subito di dare un’impronta ben precisa alle tre giornate di festival: una rassegna di influencer e creator che ha un contenuto sociale ed etico ben definito, teso a far capire che il social serve anche a divulgare e sensibilizzare”.

E non è ovvio che questi personaggi si facessero carico di questi messaggi.

“Già e in questo ci ha aiutato molto la partnership con l’Ordine degli Psicologi. Grazie a Diego Ceccobelli poi, ricercatore all’università di Milano, sabato mattina abbiamo avuto un convegno accademico con diversi professori in materia che noi poi abbiamo dispiegato come forze moderatrici. Tutto questo ci ha permesso di non spettacolizzare il fenomeno, bensì di inquadrarlo in una cornice sociologica e culturale, in grado di permettere una sua concreta e tangibile comprensione. In tal senso abbiamo avuto eventi come quello con Don Fiscer che ha un modo molto giovanile di approcciarsi alla religione, oppure quello dedicato alla “like economy” in cui si è dedicato un momento per uno sguardo critico al social e al suo narcisismo, all’ostentazione. Anche gli eventi dedicati alla presentazione dei libri ci hanno fatto da ponte per tante tematiche, come Giorgia Bellini che ha saputo portare all’attenzione il tema dei disturbi alimentari”.

Anche il settore food ha avuto molto successo.

Sì, abbiamo portato Giorgione, Max Mariola con Vittorio Pettinato e Ruben Bondì, tutti eventi sold out in cui gli chef sono stati molto più che semplici ospiti. Il pomeriggio di sabato si è conclusa con un panel dedicato ai diritti civili e alla comunità LGBTQIA+, con Jessica Senesi, una ragazza trans che fa attivismo insieme a Lyre Fox, due creator attivisti e l’evento inedito che ha fatto il pienone di giovanissimi con Giulia Berettini, seguitissima su Tik Tok. Sabato sera altre grandissime soddisfazioni, Giò Sada vincitore di X Factor, la storia di Lorenzo Barone in anteprima nazionale che ha fatto il giro del mondo in sella alla bici. Lo SCIENCE SHOW di Lorenzo Pizzuti, anche lui con un evento sold out e totalmente originale di un professionista sotto tanti punti di vista, colonna portante del Festival sotto tanti punti di vista”.

Avete chiuso in bellezza?

“Beh, direi. Nell’ultima giornata abbiamo parlato di tante cose: ad esempio di sessualità con Livio Ricciardi e Isabella Premutico, di illustrazione digitale in cui si è discusso di di come sia cambiato il modo di percepire le arti visive. Abbiamo discusso persino di meme con Vabe RagaA e Filosigia Coatta, moderato da una docente universitaria esperta di meme –giuro, esiste– in cui si scopre il messaggio carico di identità culturale che porta con sé un’immagine comica. Sempre nella giornata di domenica abbiamo avuto Blen e Arnold, che fanno entrambi divulgazione sui social su temi come il razzismo, o su cosa significa oggi essere italiani. Gli eventi di chiusura sono stati l’incontro con chef Ruben e con il cast Mare Fuori (i quali ci hanno innegabilmente dato quella risonanza di cui avevamo bisogno), l’evento dedicato allo Psicologo di base, un tema attualissimo e importantissimo e Ludovica di Donato con Everything is gonna be alright – come rallentare nel mondo del tutto e subito dei social. Qui il pubblico in sala si è commosso perché Ludovica è riuscita a toccare dei temi, come quello dell’ansia da prestazione che affligge gli studenti, che è indubbiamente meritevole di attenzione, ma sulla quale c’è ancora molta poca apertura da chi invece non la vive in prima persona. È stato bello anche perché in molti di questi eventi dedicati ai ragazzi c’erano anche parecchi genitori, il che spero abbia contribuito a far sì che si avvicinassero un po’ di più ai loro figli”.

Il tema dello stress scolastico è un tema assurdamente divisorio. Prima di capirlo bisogna buttare giù una serie di muri altissimi cementificati da pregiudizi che dividono il mondo degli adulti da quello dei ragazzi. È grazie allora ad eventi come questo che qualche mattone si inizia a tirare giù, perché i genitori si sono seduti insieme ai figli e si sono messi ad ascoltare. Ed è un po’ questa la sensazione che lascia la prima edizione del TIC Festival, un abbraccio grande ed inclusivo che si apre a tutti e a tutto. Siete soddisfatti?

“Molto, alla fine abbiamo stimato oltre 100 ore di programmazione e un traffico di quasi 20.000 persone nelle tre giornate. Noi partiamo da qui, questa è stata l’edizione zero, ora puntiamo a fare ancora meglio”.

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