Palazzo Collicola: “Lirico Sperimentale – Manifesti d’autore”

SPOLETO – C’è un teatro che comincia fuori dal palcoscenico, e cioè quello dei manifesti, immagini nate per la strada che tengono insieme musica, città e memoria. Con Lirico Sperimentale – Manifesti d’autore (apertura sabato 21 febbraio, ore 11, fino al 2 giugno 2026), Palazzo Collicola dedica una mostra all’identità visiva del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli”, una lunga sequenza di bozzetti e stampe originali disposti in dialogo, così che l’idea, e la sua proiezione pubblica, possano essere lette l’una accanto all’altra.

A guidare il percorso sono Raffaella Clerici e Saverio Verini, che scelgono la stanza adiacente alla biblioteca come luogo di un racconto intimo e civile; qui il tratto ancora incerto del disegno diventa un linguaggio pubblico, capace di convocare sguardi, generazioni e abitudini d’ascolto. Non un album di ricordi, ma il modo più diretto per capire come, dagli anni Settanta a oggi, lo Sperimentale abbia parlato alla città e a chi la attraversa, dando forma visiva ai suoni, ai titoli e alle stagioni.

Le firme e il processo creativo

Dentro questo scenario compaiono firme che hanno segnato l’immaginario del secondo Novecento e oltre, tra cui: Emanuele Luzzati, Arnaldo Pomodoro, Toti Scialoja, Pietro Consagra, accanto a Ester Grossi e Gilberto Cappelli. Non sono mere “illustrazioni” di servizio, ma tracce vive di una relazione fra arti visive, musica e teatro che a Spoleto ha avuto la sua palestra più naturale. Vedere un bozzetto accanto al manifesto definitivo significa entrare nel processo; la scelta di un carattere tipografico, un taglio cromatico, il rapporto fra figura e testo. E capovolge l’ordine delle cose; prima del suono, spesso è l’immagine a creare attesa, a definire un tono, a trasformare l’annuncio in atto culturale. Per questo il percorso non si limita a ricostruire le stagioni dello Sperimentale, ma racconta anche la città che in quei segni specifici si è riconosciuta, una comunità che negli anni ha imparato a leggere i propri manifesti come un alfabeto comune. Non c’è nostalgia, c’è la consapevolezza che la comunicazione culturale sia parte dell’opera, una forma di cittadinanza che mette in circolo desideri e appartenenze.

Una primavera che tiene insieme memoria e presente

La mostra procede insieme ad altri tre progetti che compongono la primavera del museo: Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea, Agraria di Franco Troiani, Sculpture speaks louder than words dedicata a Barry Flanagan. È una mappa che tiene insieme memoria e presente, e dentro cui i manifesti dello Sperimentale tornano a mostrarsi per ciò che sono, ovvero immagini che convocano. A chi lo visita, il percorso restituisce una doppia lettura: da un lato la storia di un’istituzione che da ottant’anni forma e accompagna giovani interpreti; dall’altro la trama di una Spoleto che, attraverso i suoi cartelloni, ha saputo raccontarsi prima ancora che cominciasse la musica. In questo senso Manifesti d’autore non chiede di riconoscere tutti i titoli, ma di ascoltare con gli occhi, di misurare quanto una città possa passare anche da un foglio incollato su un muro, da un segno che rende visibile il patto tra arte e comunità.

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