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Cazzullo-Branduardi tra il misticismo del Medioevo e la contemporaneità di Francesco

ASSISI – Varcare la soglia della Basilica superiore di Assisi è come narrare a noi stessi da dove gli umbri provengono in un salto indietro nel tempo che racconta fiabe immaginarie, racconti epici e miseria, povertà e lebbra, ma anche un profondo senso di spiritualità che da sempre ispira questa regione nel cuore d’Italia. Gli affreschi di Giotto evocano quel tempo lontano, ma intriso di storia e di un’arte che si fa narrazione pur nella doppia relazione di una prospettiva inesistente, ma di una visione superba e inimitabile. Ambientare in questo contesto lo spettacolo “Francesco con Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi ha significato trovare l’ambito più adeguato per evocare quel Medioevo prodigo di santi-eroi che nel nome di Dio produssero tra le più alte forme del pensiero umano. Lo spettacolo messo in scena nella Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, è stato molto più di una rappresentazione: un’esperienza di ascolto e di contemplazione, in cui parola, musica e spazio sacro si sono fusi in un unico respiro.

La voce di Cazzullo, limpida e narrante, ha guidato il pubblico lungo la vita di Francesco d’Assisi senza retorica né agiografia facile. Il suo racconto, saldo nelle fonti ma capace di vibrare nel presente, ha restituito un Francesco radicale, inquieto, sorprendentemente attuale: un uomo che sceglie la povertà non come rinuncia, ma come libertà; la pace non come idea astratta, ma come gesto quotidiano. Le parole, pronunciate sotto le volte della Basilica, sembravano dialogare con la pietra stessa, assumendo un peso e una risonanza quasi fisica.

Accanto, e dentro, questo racconto, la musica di Angelo Branduardi, accompagnato al pianoforte da Fabio Valdemarin, ha agito come una seconda voce, più antica e più misteriosa. I suoi canti – essenziali, spirituali, arcaici – che hanno ripercorso le laudi francescane, non hanno illustrato il testo, ma lo hanno attraversato, aprendo varchi emotivi e simbolici. Branduardi non accompagna: evoca. Le sue melodie, sospese tra Medioevo e senza tempo, sembravano nascere dagli affreschi stessi.

Ed è proprio il contesto a rendere lo spettacolo irripetibile. Gli affreschi giotteschi della Basilica Superiore non erano semplice sfondo, ma presenza viva: la vita di Francesco dipinta da Giotto tornava a raccontarsi attraverso voce e musica, in un gioco di rimandi tra immagine, parola e suono. Guardando quelle scene mentre si ascoltava la storia, si aveva la sensazione che il tempo si piegasse, che il XIII secolo e il nostro presente potessero coincidere per un istante.

“Francesco” è uno spettacolo sobrio, intenso, profondamente rispettoso del luogo e del personaggio che evoca. Non cerca l’effetto, ma la verità emotiva; non alza la voce, ma arriva lontano. Uscendo dalla Basilica, si aveva la percezione di aver assistito non solo a un evento culturale, ma a un momento di silenziosa meditazione condivisa, in cui arte, fede e bellezza hanno trovato un raro equilibrio.

Le varie fasi dello spettacolo sono state interamente registrate dai tecnici delle rete tivù La7: ne scaturirà un programma che presto sarà messo in onda per la serie “Una Giornata particolare” condotta dallo stesso Aldo Cazzullo.

 

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