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Emerge dal muro dell’antico convento a Sambucheto un prezioso reperto in pietra del periodo longobardo

FERENTILLORiemerge dal muro dell’antico convento di Santa Maria della Consolazione a Sambucheto un particolare altorilievo scolpito su pietra bianca raffigurante, al primo impatto, un giglio simile a quello dello stemma del comune di Ferentillo.

Il reperto è incastonato nel muro divisorio tra la cappella e il piccolo chiostro ambedue diruti. In tutti questi anni non si era mai potuto vedere perché protetto dall’ intonaco. Con la caduta delle ultime tracce di intonaco a causa degli agenti atmosferici, il reperto è tornato in bella vista. Come detto, per i profani rappresenta un doppio giglio, ma sappiamo che lo stemma della frazione è una pianta di sambuco come è raffigurato in affresco del XVI secolo al lato dell’ altare della Chiesa di Santa Caterina nella stessa frazione.

Quindi il reperto potrebbe addirittura risalire alla prima costruzione del Conventino al tempo della duchessa Adelasia VIII – IX secolo, che qui si ritirò monaca, spinta dalle angherie del figlio duca di Spoleto Trasamondo. Il reperto deve essere tutelato assolutamente, schedato dalla soprintendenza per prevenire eventuali furti da parte dei soliti ladruncoli camuffati da improvvisati estimatori.  Ma andiamo con ordine.

L’antico convento reclusorio delle monache sito presso la frazione di Sambucheto, fu attivo fino al XVIII secolo con annessa chiesa dedicata a San Giacomo. Dal 1860 ad oggi è passato in mano a privati così anche la Chiesa. Se una buona parte della struttura è stata recuperata, tutta la parte che grava attorno alla diruta Chiesa e in degrado e abbandono e meriterebbe un recupero importante soprattutto per la  particolare storia  che tramanda.

Inserita nel Terziere Borcino, il primo romitorio fu fondato dalla  duchessa Adelasia moglie del duca Longobardo di Spoleto Faroaldo II. Qui è passata la storia di Ferentillo e della Abbazia di San Pietro in Valle. Ma un altro personaggio femminile qui fu reclusa dai fratelli e dal padre con dote di mille fiorini ossia suor Barbara della famiglia dei Cherubini di San Mamiliano  come da il rogito del notaio Paolo Erculei di Matterella del 24 febbraio del 1553. Quindi il reperto emerso dall’intonaco è una testimonianza storica che deve essere protetta,  tutelata e fatta conoscere a tutti. 

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