Forme di ‘Ibridazione’ e una possibile ‘estinzione’: ad illustracele sono i due artisti umbri Biagiotti e Ficola in mostra a Todi

TODI – Animali e architetture affiorano e affondano in uno spazio sognato, in cui incontrano parabrezza crettati, opachi e colorati. Si incontrano qui – in un ormai non più solo ipotetico luogo dove non c’è più traccia d’umanità, forse a seguito di un definitivo incidente estetico, che rappresenta una delle tante varianti dell’estinzione a cui sta facendo fronte l’arte contemporanea – le opere di due artisti umbri come Marino Ficola e Alessio Biagiotti. Un incontro che, in un certo senso, allude ad una forma di ibridazione ben riuscita, ma anche ad una possibile estinzione, riguardante non tanto il rapporto tra artisti, quanto quello più generale tra uomo e animale.
Un lavoro a quattro mani, fatto da umbri in terra umbra, che cerca una sospensione dell’individualità contribuendo al superamento di quell’unicità dell’opera d’arte che nel contemporaneo, pure questa, è in via d’estinzione. A curare questo viaggio dei due artisti dal titolo ‘Ibridazione o estinzione’ è Paolo Nardon. Inaugurata il 30 novembre scorso, la mostra è visitabile a Todi fino al 6 gennaio nelle sale di un palazzo in Piazza Umberto I, n. 25, già in passato sede di momenti dedicati all’arte.

Ad organizzare l’esposizione è ‘Todi per l’Arte’, associazione culturale attiva a Todi dal 2016, già motore propulsivo di alcune delle principali mostre d’arte svoltasi in questi anni in città, presieduta dal giornalista di Repubblica Giuseppe Cerasa, direttore de ‘Le Guide ai piaceri e ai sapori’, collana editoriale che ha dedicato il suo ultimo volume proprio alla città di Todi.
“Oggi l’immaterialità dell’opera non si attua più soltanto sugli schermi dei media digitali, ma anche nelle opere di pittura e scultura. Le immagini svaniscono e così le cose, le persone e gli animali. Si estinguono”, afferma il curatore e critico d’arte Nardon per poi aggiunge: “Così, senza troppo scomodare le ibridazioni fantastiche che hanno alimentato la creazione di animali mitologici e di bestiari medievali, non possiamo fare a meno di trovare chiare relazioni con le estinzioni reali a cui sono state soggette le specie animali dalla preistoria in avanti”. “In arte e in natura – prosegue Nardon – è sempre più una questione di sparizioni ed estinzioni, ma anche di possibili ibridazioni. In questo senso, l’arte visiva, essendo un inganno dell’occhio, è stata sempre il mezzo per far accettare ardite ibridazioni, su carta o su tela. Eppure, la realtà non è stata da meno, facendo il verso alle fantasticherie dell’arte e appropriandosene”.
Per Nardon quindi “le estinzioni naturali determinate da un progresso sopravvalutato portano sempre con sé quegli incidenti cui sembra alludere il lavoro di Biagiotti, come nel caso in cui un volatile impagliato, attratto dal vetro multicolore del parabrezza, ci va a sbattere contro infilzandolo drammaticamente con il becco. A questa violenza del tecnologico fa eco l’estinzione, lirica per dissoluzione, di Ficola, il quale ha più volte manifestato il desiderio di trasformarsi in animale; in quel rinoceronte continuamente rappresentato con forme e tecniche differenti in centinaia di sue opere, tutte caratterizzate da immagini poetiche e nebbiose, nelle quali aleggiano ruderi di case sghembe e d’infiniti bestiari disfatti, chiamati a rappresentare il malinconico sfaldarsi della sua realtà in via d’estinzione”.

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