Gli Angelucci famiglia di pittori e intarsiatori della scuola Mevalese e la Visitazione del 1573

CERRETO DI SPOLETO – Una famiglia illustre di pittori della scuola Mevalese e intarsiatori, fu quella degli Angelucci, padre e figli. Conosceremo alcune  delle loro opere, anche se scarse sono le notizia sul regesto vitae. Iniziamo con Camillo. Apprende da suo padre l’arte della pittura e della scultura a intaglio. L’ attivita artistica si concentra soprattutto tra il 1540 e il 1584. (F. Zeri) nel centro Italia, Umbria, Marche. Le tante opere, quelle poche però arrivate fino a noi, causa furti, distruzione degrado e terremoti, sono state prodotte a Mevale, Cerreto di Spoleto, Cascia, Norcia, San Pellegrino, Visso, sia per grandi chiese e conventi che per  semplici cappelle di montagna.

Scuola Mevalese: Visso, affresco del 1574 (Angelucci)

Anche Fabio Angelucci, fratello di Camillo fu poco talentuoso, ma molto attivo. La sua attivita’  si concentra tra il 1568 e il 1603. L’ opera principale fu la cappella degli Innocenti a San Gregorio Maggiore di Spoleto.
Scuola Mevalese: Pala d’altare XVI secolo (Angelucci)

Insieme al fratello Camillo (F. Zeri) decoro’ la chiesa della Madonna della Neve a Castel Santa Maria (già ce ne siamo occupati in altri itinerari), purtroppo causa terremoto di alcuni anni fa, ha subito un grave colpo e molte delle opere conservate sono andate perdute per sempre. Ma tra le opere di Camillo, che meritano una menzione, e’ senza dubbio la pala di altare raffigurante La Visitazione oggi al Monastero di San Giacomo a Cerreto di Spoleto.
Cerreto di Spoleto: pala Visitazione, Camillo Angelucci 1573, schedario F.Zeri

Il dipinto incastonato in una artistica mostra lignea, intarsiata e dorata, risale al 1573. Misura m2x1,60.
Scuola Mevalese: affresco XVI

Come detto e’ inglobata in una cornice lignea affiancata da due colonne con capitello corinzio, così anche la predella, tutta decorata. Nei dadi, (A.Fabbi) e figurata l’ Annunciazione. Il pezzo termina con la cimosa,  architrave e timpano dove al centro, e’ riprodotta in un quadro, Santa Scolastica con libro e pastorale. In un cartiglio e’ scritto sia  l’autore che l’ anno di realizzazione : CAMILLVS AGNELVTIVS MEVALENSIS PICTOR FACIEBANT ANNO DOMINI 1573. Sia Zeri che lo storico A. Fabi, sostengono che questa e’ una delle migliori opere di artisti operanti nel territorio in questo periodo, (originalita’ creativa come l’Ancona di Montesanto); addirittura si allinea alla Madonna di San Sisto e allo Sposalizio, specialmente nella figura della donna che accompagna la Madonna, e dello stile di Michelangelo nelle forme anatomiche di Zaccaria, del putto nell’angolo sinistro. Lo stile della scuola romana, e’ proprio questa fusione, tra i corpi nudi e l’architettura che ne creano armonia. Il dipinto, fu descritto dal Morini – Pirri (arte storia anno 1923) in una scheda, che riproponiamo in modo sintetico da A. Fabbi: la Madonna e’ vestita da una lunga tunica violacea, molto increspata; la testa e’ coperta da un velo che annodato, arriva fino al petto; ai fianchi e’ cinta da un manto azzurro e, ai piedi, calza sandali; la Madonna sta in posizione eretta in atto di stringersi al collo della cugina  Elisabetta, la quale, in ginocchio, la stringe con dolcezza al seno. I personaggi che assistono, tra gli altri Zaccaria e Giuseppe, sono presi con commozione dalla scena; il tutto concentrato sul personaggio di una donna, ben vestita, quasi estranea all’ evento. L’ ambiente domestico e’ quello di un atrio di una casa, dove figurano tra l’altro un gatto, un cane e un putto nudo che sorregge lo strascico della Madonna. Tra le colonne del portico, subito dopo i personaggi, in primo piano, e’ raffigurato un gruppo di persone; un giovane muscoloso, tra la folla, abbraccia una colonna e mette in evidenza il petto nudo villoso. Sullo sfondo, il dipinto mostra un paesaggio montano con greggi di pecore a pascolo tra i prati, alberi e folti boschi, dove una stradella porta lo sguardo ad un tempietto. Nel cielo, nubi su un accennato e tenue tramonto. Insomma, un capolavoro. La tavola, dapprima fu realizzata per la chiesa di San Nicola, successivamente fu trasferita a San Giacomo.

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