Il ricordo di Riccardo Cambri del maestro Maurizio Pollini

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, il ricordo che al maestro Maurizio Pollini dedica il maestro Riccardo Cambri, pianista a sua volta e cuore pulsante delle attività che ad Orvieto promuove l’Universita delle tre età. 

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Grazie , Maestro

di Riccardo Cambri

 

È scomparso il Maestro Maurizio Pollini, fra i più grandi pianisti della storia della musica.

Con lui scompare un’epoca, scompare una generazione di interpreti che hanno operato nel solco del rigore, dell’applicazione, dell’abnegazione, della devozione all’arte.

Per quelli della mia età, durante gli anni di studio in Conservatorio, Maurizio Pollini veniva suggerito dagli insegnanti come il pianista da cui ascoltare le nuove composizioni – semmai fosse una pratica corretta – su cui iniziavamo ad esercitarci.

Grazie alle numerose incisioni che il Maestro ci ha lasciato, potremo incontrare ad libitum la sua essenza interpretativa.

Si è molto dibattuto sull’aspetto tecnico, sfolgorante e infallibile di Pollini e sulla presunta algidità delle sue, o almeno di alcune, esecuzioni.

La verità risiedeva negli occhi di chi ha avuto la fortuna di assistere ad un suo concerto: stupiti, ammirati e commossi dalla partecipazione di una perfezione trascendente, metafisica, direttamente in comunicazione con una soprasensibilità da lui frequentata e agli altri resa nota solamente per suo tramite. Perfetto, e pertanto sovrumano, equilibrio fra cuore ed intelletto o, se preferiamo, fra amore e ragione: con il primo elemento, delle due coppie, avanti un poco sull’altro.

Il suo pianismo è definibile, debitamente, apollineo; così idiomaticamente che l’etimologia dell’aggettivo sembra risalire senza dubbio al suo cognome.

Il repertorio di Pollini è di giusta ed accorta scelta, una irresistibile esposizione di splendidi fiori fra i quali ci è concesso di ammirare i nostri preferiti. Quantunque impossibile esprimere un’opinione, per me Pollini ammanta l’esposizione del primo tempo della Sonata Op. 106 di Beethoven di una forza cosmica indescrivibile e che si può solo subire, mentre gli Studi Op. 10 e Op. 25 diventano pienamente di Chopin nella sua interpretazione.

Ho avuto l’immenso privilegio di conoscerlo. Era difficile sostenere il suo sguardo, capace di entrarti nella coscienza e di uscire alla tue spalle. Si percepiva una capacità di analisi profondissima ed una certa inquietudine emotiva, con la quale divorava attimi di vita, propria ed altrui.

Sobrio, dignitoso, austero mai ieratico, lo ricordo parco di sorrisi; quando te li riservava, però, erano doni emozionanti e preziosi.

La sua cura del repertorio contemporaneo è stata quella tipica degli illuminati, di coloro che coltivano la tradizione e ne tracciano la perpetuazione attraverso una rispettosa frequentazione della creatività moderna.

In questo, rivoluzionario, come anche nell’uso misuratissimo e garbato del pedale di risonanza, a cui egli attribuisce, proprio in virtù di questa accorta prassi, un’importanza effettistica quasi sconosciuta prima.

Senza di lui, saremo tutti più poveri.

Grazie, Maestro.

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