Intervista a Giorgio Panariello che porta “La favola mia” a Perugia

PERUGIA – A pensarci bene, se a lieto fine, “La favola mia” sarebbe un bellissimo titolo per qualsiasi cosa riguardasse la nostra vita. Giorgio Panariello l’ha scelto per il suo ultimo spettacolo che sarà a Perugia il 3 settembre alle ore 21 ai Giardini del Frontone per Moon in June.

Nel caso di Giorgio Panariello, tra l’ltro,  la cosa assume ancora più significato visto che la sua esistenza non è davvero iniziata nel migliore dei modi: venne affidato ai nonni su richiesta della madre pochi giorni dopo averlo messo alla luce. Di questo e altro, parliamo nell’intervista che segue.
“Certo non è stato un avvio semplice, mio padre non l’ho mai conosciuto, ma devo dire che i miei nonni mi hanno davvero dato tanto affetto. Diverso il discorso per mio fratello, per Franchino, che è cresciuto in un collegio e in situazioni molto più complesse e difficili”.
Lei ha detto che questo spettacolo più che un one man show è un one man. In che senso?
“Ci sono io, con la mia vita: Ci sono soprattutto loro, i miei personaggi: racconto aneddoti e circostanze reali grazie alle quali ho preso lo spunto per farli miei. Svelo quelle che sono le maschere che negli anni ho indossato, le diverse tipologie di incontri e le esperienze che ho fatto. Insomma, la favola mia, per l’appunto, ciò che mi è accaduto nel tempo come uomo e come attore”.
Nello spettacolo trovano spazio anche la pandemia e la guerra in Ucraina?
“No. E’ stata una mia precisa scelta. Mi sono immedesimato in cosa lo spettatore si aspettasse da un mio spettacolo, dalla mia presenza sul palcoscenico. Ciò proprio in relazione a questi drammatici fatti di cronaca. Mi sono detto: è un po’ come quando uno è preoccupato nel pensare al suo posto di lavoro. Torna a casa e quello che chiede non è di trovarsi di fronte a questioni di carattere sindacale. Cerca e vuole altro. Questa riflessione l’ho fatta proprio mel momento in cui ho creato lo spettacolo e così ho lasciato fuori scena la cronaca”.
Niente attualità, dunque?
“Solo qualche accenno, qualche battuta”.
Tipo?
“Mascherine. Come si facesse l’amore con le mutande”.<CF1403>
Niente politica?
“Una citazione riferita al presidente Mario Draghi ci sta, ma niente più”.
Draghi…Ce la racconta?
“C’è Mario Draghi che per forza di cose, visto che ora ha meno impegni istituzionali, chiama per un soggiorno che non aveva programmato per andare al mare. Così prenota il suo ombrellone al Bagno di turno e poi chiede di una sistemazione, informazioni per un pernottamento e qui viene fuori … il cinque stelle”.
Non male…
“Già, ma si tratta di qualche battuta, lo spettacolo si regge su tutt’altro”.

A questo proposito, trattandosi della favola della sua vita, è indubbio che lei ha ottenuto notorietà e successo. Che effetto le fa?
“Più che altro personalmente posso dire che provo la soddisfazione di aver avuto delle aspettative e, in qualche modo, di averle realizzate.
Da bambino mi chiudevo in bagno e con il manico della spazzola e fingevo di avere un microfono in mano: così iniziavano il mio show e le mie imitazioni. Ora posso dire che quel bambino è cresciuto riuscendo a realizzare ciò che immaginava davanti a quello specchio”.
Già, gli inizi: importantissimo quello radiofonico a Radio Forte dei Marmi. Cosa conserva di quel periodo?
“Tutto. A partire dall’esperienza formativa che ho potuto fare mettendo a fuoco i vari personaggi che imitavo. Una scuola oltre che un ricordo vivissimo dei miei esordi, grato dell’opportunità che mi è stata offerta e che ho potuto e saputo cogliere”.
Tormentone finale, se lei ci sta. Un aggettivo o se preferisce una riflessione, sulle varie arti grazie alle quali esprime il suo talento e la sua professionalità. Per lei la radio è?
“Fondamentale. Nel senso che, come ho detto prima, insegna a formarsi sotto molti punti di vista. Personalmente la consiglierei a tutti i miei colleghi. E poi è un mezzo che ci consente di farsi ascoltare a prescindere da ciò che che stiamo facendo. E’ ben diverso rispetto alla televisione che invece ti costringe a stare fermo, lì, davanti allo schermo”.
Televisione: per lei è?
“Necessaria. Nel senso che la notorietà che ti consente di avere è utilissima per fare altre esperienze di carattere professionale. Se appari in televisione si aprono molte porte, a partire da quella del teatro”.
Teatro che a sua volta per lei è?
“Vita. Posso dire che, sinceramente, mi piace così tanto che farei solo teatro. E non solo riferito ai miei spettacoli o ai miei personaggi. Parlo di prosa in senso ampio. A partire da Molière che amo tantissimo”.
Chiudiamo con il cinema.
“Attesa. Nel senso che rispetto alle pellicole e ai set che ho frequentato fino ad adesso, aspetto che arrivi l’opportunità di un copione, di un personaggio, di una storia in cui poter esprimere fino in fondo il mio sentirmi attore”.
Giorgio Panariello è in tour: accumula date su date e successi su successi. Sarà bella ascolta la sua favola anche a Perugia.

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