La Shoah 76 anni dopo: così la vivono tre studenti dell’Unistranieri

PERUGIA – Negazionismo, complottismo globale, teorie esoteriche sono alla base di un brusca cancellazione della memoria, una rimozione collettiva che spesso produce una serie infinita di disinformazione o controinformazione decisamente contraffatta per fini ideologici che va ad alimentare le fila di chi, contro ogni dolorosissima verità storica, preferisce voltare lo sguardo ed alimentare il sospetto di una “eterodirezione” dell’umanità. Siamo nelle mani di burattinai potentissimi – è il retropensiero di molti – che decidono le nostri sorti con l’unico fine di affermare il loro potere e incentivare la loro ricchezza. Al di là di un atteggiamento di frustrazione ombrosa e vendicativa, l’estrema semplificazione di fenomeni complessi e molto articolati nella gestione politico-economica e sociale globale, produce effetti simili al sonno della ragione che genera mostri e mostruosità. Tra queste mostruosità l’allarmante incremento percentuale di persone che negano la storia e le conseguenze che produsse la cosiddetta soluzione finale con la strage di milioni e milioni di ebrei, insieme ad omosessuali e Rom e ad altre minoranze etniche e sociali. Nonostante l’intensa opera di riallineamento alla verità storica che da anni si manifesta con l’organizzazione della Giornata della memoria, con l’intenso lavoro di insegnanti e testimoni diretti negli ambiti scolastici, il dato che ha offerto l’Eurispes nel 2020 presenta aspetti allarmanti: in sedici anni la percentuale di persone che non credono che l’Olocausto sia avvenuto è passata dal 2,7 per cento al 15,6 per cento. Un dato che fa riferimento a due ordini principali di fattori: la crescita esponenziale di disinformazione e di disintermediazione del Web nell’alimentare complottismi e negazionismi che va di pari passo al processo di scomparsa naturale dei testimoni scampati all’incommensurabile tragedia che da allora ad oggi ha ridotto drasticamente la fiducia sulle reali capacità umane. Con il desiderio di approfondire e di capire quanto la Giornata della memoria ha prodotto in questi anni e come la Shoah sia interpretata dai più giovani e più lontani in senso temporale da una delle fasi più buie della storia dell’Uomo, abbiamo sondato l’opinione di alcuni studenti dell’Università per stranieri.

“C’è ancora chi riesce a negare l’evidenza di fronte a dati e testimonianze e fonti come il Diario di Anna Frank – esordisce Gaia Belardinelli, 27 anni, molto vicina alla laurea magistrale in lingua italiana per stranieri -. Mi spaventa che esistano ancora delle organizzazioni che possono inneggiare al fascismo e a una delle cause primarie dell’Olocausto. Mia madre è un’insegnante quindi ho sempre seguito sin da bambini la preparazione delle sue lezioni agli alunni e sono state sempre informata su questa questione. Fortunatamente la mia famiglia non ha subito in prima persona repressioni di alcun genere ma purtroppo la mia paura maggiore è che spesso non s’impara dalla storia. Il Giorno della memoria, il suo fine ultimo è quello di ricordare e quello di non ripetere gli stessi errori”.

“Credo che la Shoah – afferma Camilla Grandicelli – non sia neanche una cosa in cui credere. E’ stata e su questo non esistono dubbi. So che molte persone stiano operando come in una sorta di annullamento della Shoah e delle sue conseguenze, tutto questo è preoccupante, perché è un evento che va sempre ricordato anche per non commettere gli stessi errori. Forse c’è un po’ un clima di disillusione generale che porta tante persone a non credere nella Shoah, ma secondo me, studentessa universitaria e rappresentante degli studenti, credo che le istituzioni debbano continuare, magari anche con più incisione nelle Giornate della memoria nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro l’antisemitismo. Sin da quando facevo le le elementari, la Shoah mi ha lasciato sempre molto amaro in bocca, tanta tristezza perché spesso l’Uomo può essere anche molto cattivo, però credo anche che sia stata anche un impulso per diventare una persona migliore ed evitare quegli errori e quegli orrori”.

Marius Daniel Langa, rumeno, 35 anni, terzo anno di Comunicazione internazionale vicino alla tesi, parla della Shoah come un fatto distante, 76 anni, e “tutto quello che abbiamo potuto vedere, foto, film, seminari, conferenze, e studiato, mi tremano i polsi. Sono in Italia da 12 anni e penso che questa Giornata delle memoria offra qualcosa in più in termini sviluppo generale e di organizzazione, quando sono arrivato non mi sembra fosse così”. Rispetto all’incremento percentuale di persone che non credono nella Shoah, Marius individua nel Web la fonte di un’informazione e più spesso disinformazione fondamentale. Marius inoltre individua nella crisi economica del 2008 un fatto fondamentale per la circolazione di notizie inerenti al complottismo e un ordine mondiale gestito dai potenti poteri occulti, a cominciare dai banchieri ebrei. Un’idea che si è riflessa poi anche sulle più recenti teorie sul Covid”.

 

Foto, da sinistra: Gaia Belardinelli, Camilla Grandicelli, Marius Daniel Langa

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