La triste vicenda degli italiani in Crimea ricostruita in un excursus storico e in una mostra fotografica

PERUGIA – Sono state riconsegnate le schede di prigionia di cinque soldati umbri dell’Armir, Armata italiana in Russia, corpo di spedizione che operò nel 1942-43 nella zona del Don che, incorniciate e tradotte dal russo in italiano, reperite dopo un accurato lavoro di ricerca condotto per la ferma volontà del giornalista e storico Stefano Mensurati, voce di Radio Anch’io e di molti altri programmi radiofonici Rai, di ricostruire una pagina triste della nostra storia scritta con il sangue di centinaia di vittime dalla comunità italiana in Crimea. La vicenda degli italiani che negli anni Venti dell’Ottocento, dalla Puglia, soprattutto, raggiunsero la città di Kerc, in Crimea e che stabilirono sin dai primi insediamenti i presupposti per una vita florida, è stata ricostruita dal giornalista alla presenza di autorità militari e dell’assessore comunale alla cultura Leonardo Varasano che ha lavorato a questo evento per mesi e che avrebbe dovuto svolgersi ad aprile, anche se varie circostanze ne hanno costretto il rinvio. Oltre ai relatori dell’excursus storico, erano presenti anche alcuni parenti dei soldati umbri: Arturo Grifoni, Francesco Mochetti, Marcello Montarani, Vittorio Roberti e Benedetto Vigna originari di diverse aree dell’Umbria, da Città di Castello, a Sant’Angelo di Celle, a Todi. I soldati menzionati sono stati testimoni casuali della terribile vicenda vissuta dalla comunità italiana di Crimea che, dopo la rivoluzione bolscevica, cominciò a patire uno status di minorità che culminò nel 1942 quando l’Unione Sovietica accusò gli italiani di collaborazionismo; accusa del tutto infondata dato che l’Armir non arrivò mai in Crimea, ma tanto bastò come pretesto per un rastrellamento condotto casa per casa sui circa 2.000 connazionali presenti in Crimea, ai quali già dal 1920, anno in cui i menscevichi cedettero la penisola come ultimo baluardo, erano già stati espropriati di tutti i loro beni e furono costretti ai campi di lavoro. Si calcola che su 2.000 individui, caricati in vagoni piombati per un interminabile viaggio di tre mesi sino al gulag di Karakanda in Kazakistan, ne sopravvissero 200, il dieci per cento, in un bagno di sangue che se non può essere definito genocidio, di certo assume l’aspetto sinistro di una vera e propria operazione di pulizia etnica. La sorte maligna dei deportati della Crimea si unì a quella di 980 soldati dell’Armir, tra cui i cinque umbri, che nello stesso gulag condivisero trattamenti impietosi di fatica e di “rieducazione” ideologica. Momento toccante dell’evento è stato il collegamento via Skype con la Crimea e la presidente dell’associazione C.E.R.K.I.O (Comunità degli emigrati in Regione di Crimea – italiani di origine) Giulia Giacchetti Boico che in dialogo a distanza con il rettore dell’Università per stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli, ha sottolineato quanto sia importante per gli italiani in Crimea “tenere viva la fiammella della lingua” che nel periodo buio fu vietata e che rappresenta di per sé un antidoto alla perdita della memoria. Per questo, pur tra mille difficoltà e il totale disinteresse dei nostri governanti, la caparbietà di un giornalista come Stefano Mensurati e il solidarismo per tenere viva questa memoria ad opera soprattutto del Lions, ha permesso nel 2012 a cinque studenti italiani di Crimea di seguire un corso di tre mesi all’Unistranieri perugina e altre iniziative simili sono attualmente in corso. Solo nel 2015 Putin ha stabilito che la comunità italiana di Crimea ha diritto al riconoscimento di minoranza perseguitata e deportata che offre in sé il diritto di un indennizzo previa varia certificazione: quella catastale che attesta la proprietà di un immobile e quella di deportazione. Due ricercatori italiani sono stati incaricati di ricostruire le “storie” degli italiani di Crimea e stanno progressivamente fornendo le relative schede di prigionia, tra cui quelle dei soldati umbri dell’Armir. La mostra con testimonianze fotografiche d’epoca dal titolo “La tragedia dimenticata degli italiani di Crimea” si svolge alle Logge dei Lanari sino al prossimo 21 luglio.

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