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“Lettera a mia madre”, spettacolo di Amedeo Fago al Teatro degli occhi di Calvi dell’Umbria

CALVI DELL’UMBRIA – “Lettera a mia madre” è il titolo del nuovo spettacolo di Amedeo Fago che sarà presentato, in prima assoluta, al Teatro degli occhi di Calvi dell’Umbria, venerdì 14 aprile alle ore 20,30, e verrà replicato sabato 15 alle 20,30 e domenica 16 alle 17,30.

NOTE DELL’AUTORE

“… Mia madre aveva una bellissima voce da soprano che fu riconosciuta
e apprezzata, durante una sua permanenza a Roma, all’età di 16 anni, da
un’importante maestra di canto. L’aveva casualmente sentita cantare; la spronò a
coltivare questo suo talento e si disse disposta a darle lezioni, anche gratuitamente. I
pregiudizi dell’epoca nei confronti del mondo del teatro indussero suo padre a negarle il
permesso di trasferirsi a Roma per studiare canto, facendo così prevalere il suo destino
femminile di essere sposa e madre. Sicuramente questo episodio ha segnato la vita di
mia madre, lasciandole però intatta la sua grande passione per la musica e per il teatro
che ha trasmesso potentemente a me e a mio fratello, tanto che, entrambi, abbiamo
seguito una carriera artistica”.

LO SPETTACOLO

Rientra nel progetto “drammaturgia del presente” che è il filo conduttore che caratterizza la programmazione del Teatro degli occhi, curata dall’Associazione Laura e Morando Morandini di cui lo stesso Fago è direttore artistico. “Nell’idea di Marcel Proust – si legge nella nota stampa –  la realtà si forma soltanto nella memoria, perché la memoria è l’unico strumento in grado di cogliere le trasformazioni che il tempo causa alle cose e alle persone; conservare la memoria, quindi, significa conservare l’identità. Prendendo spunto da questo pensiero proustiano lo spettacolo Lettera a mia madre ripercorre le vicende personali di una donna nata all’inizio del secolo scorso intrecciandole con le vicende storiche di quello che è stato definito il secolo breve, il ‘900. Da sempre la drammaturgia è stata la forma espressiva attraverso cui sono state rappresentate e tramandate memorie e identità personali e collettive. Il teatro, d’altro canto, è l’unica forma espressiva in cui la vita stessa viene rappresentata e proposta al pubblico,
mentre la si vive. Queste riflessioni sono state al centro della ricerca drammaturgica di
Amedeo Fago, iniziata nel 1978 con Auto-Ritratt-Azione proseguita con Risotto, Segreteria telefonica, Io, patria, famiglia, Polaroid e poi ripresa nel 2015 con I parenti delle salme rappresentato in Francia con il titolo Pouilles e poi in Italia con il titolo Puglie, le ceneri di Taranto. Altro elemento che caratterizza il lavoro di Amedeo Fago è l’ibridazione del linguaggio teatrale con il linguaggio cinematografico, amplificato, negli ultimi decenni, dalle tecnologie digitali. Sicuramente con lo spettacolo lettera a mia madre, questo particolare aspetto di ricerca drammaturgica raggiunge un alto livello di valore formale”.

Lo spettacolo è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione CARIT.

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