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Lorenzo Barone racconta il suo “viaggio dei viaggi” in bicicletta sino alla Siberia

TERNI – Si è sposato da neanche due settimane, Lorenzo Barone il ventitreenne che partito da San Gemini, gira il mondo in bici sfidando le temperature e le condizioni più estreme. Lo raggiungiamo al telefono quando da noi è ora di pranzo e in Jacutia, dove si trova ora, si cena, con fuori meno 45 gradi. Lui ci assicura che il tempo sta diventando più mite e che domani ci sarà il sole in quello che viene ricordato come uno degli inverni più rigidi di sempre. In questi giorni aveva già tentato due volte di ripartire ma è stato costretto a tornare indietro per una “questione di sopravvivenza più che di pedalata.”

Aygul, la moglie siberiana sua coetanea, lo sostiene nelle sue imprese e lo sta aiutando a preparare l’equipaggiamento necessario. Si sono conosciuti a inizio dello scorso anno sul lago Bajkal, mentre Lorenzo stava rientrando verso l’Italia dopo aver attraversato il “Polo del Freddo”. Gli mancavano pochi giorni alla scadenza del visto e aveva già trovato un passaggio su un camion fino all’Ucraina. Poi il Covid che ha stravolto tutti i piani, ha prolungato i visti turistici e a Lorenzo ha portato l’amore.

Il primo viaggio a 18 anni, nel 2015. Una vecchia bici – quella della madre – una tenda e poco altro. “Il giorno del mio compleanno sono partito da casa per raggiungere il Monte Vettore, sono stato via una settimana. Dopo, in estate, sono stato in Portogallo, 8 000 chilometri in 82 giorni.” Un viaggio, quello in Portogallo, che Lorenzo ha cominciato a pianificare due anni prima, allenandosi a corpo libero ogni singolo giorno, perché “se decidi di fare una cosa e un tuo amico ti invita che so, a fare una passeggiata, tu quel giorno non ci vai.” Su imprese simili all’epoca non c’erano molte notizie. “Nel 2015 quando cercavo online informazioni su questo tipo di viaggi, uscivano due o tre risultati.”

 

 

“Per la Siberia ho passato quattro mesi chiuso in garage, non ho frequentato nessuno perché altrimenti le attrezzature non reggono. “Nelle sue parole un’incrollabile determinazione e una severa auto-disciplina unite a un ottimismo che gli viene dalle tante esperienze vissute nei cinque anni in sella alla sua bici, quasi sempre in solitaria.  “Al primo viaggio, i problemi mi facevano crollare l’umore completamente. Adesso quando si buca una gomma, mi ci faccio una risata, ma le prime volte no. I viaggi mi hanno fatto cambiare punto di vista su tutto, anche quando mi sono ritrovato in situazioni pericolose, come quella volta in India che sono stato circondato da otto uomini che volevano derubarmi”.

Due le aziende che lo supportano fornendogli l’equipaggiamento. “Soldi ancora no, ho degli sconti, dei vestiti gratis ma ancora non guadagno. Prima, quando si poteva fare, facevo delle serate raccontando dei miei viaggi e vendevo le foto che avevo realizzato viaggiando. A offerta, non guardavo neanche quanto mi lasciavano. Per un periodo ho venduto le foto anche in strada, sempre a offerta. Quando a 19 anni sono partito per otto mesi, a Amsterdam avevo finito i soldi che erano quelli che mi ero messi da parte gli anni prima. Così ho fatto il giocoliere e ci sono arrivato fino a Berlino”.

“Oggi affronto le situazioni in modo completamente diverso. Quando mi capita di avere altri compagni di viaggio e inizia a piovere, loro cedono, io divento euforico. “Con questo spirito Lorenzo si avvia a una nuova partenza verso quello che lui chiama “il viaggio dei viaggi” lungo la strada più a nord del mondo. Quando gli chiediamo di darci un consiglio ci risponde senza esitazione di “iniziare a realizzare i propri sogni dalla pratica. Il passo più difficile è sempre il primo. Anche io la prima volta che sono partito da casa mi sono forzato. C’era la pioggia fuori e sapevo che sarei stato solo a lungo, ma ero determinatissimo. Bisogna sempre andare avanti senza voltarsi”.

Sara Costanzi

 

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