Paola Menesini Brunelli: racconto a teatro della gioia di vivere cercando la felicità

Questo è un viaggio nella vita che si manifesta sulle tavole del palcoscenico e nasce da un sentimento universale: l’amore. Lo si può descivere anche in multiformi espressioni artistiche, prima indossandole in qualche modo, e poi manifestandole.  E può dare frutti importanti, oltre l’immanente, di ciò che solo apparentemente non c’è più ma, invece, è destinato a restare proprio per l’amore grande che ha saputo dare e lasciare a chi, certo, ne ha poi consapevolmente riconosciuto la valenza.
Tant’è, il 29 e 30 novembre debutta al teatro Off Off di Roma la messinscena “Ho amato tutto” con Paola Pitagora che interpreta Paola Menesini Brunelli, nobildonna di origine tosco-umbra scomparsa due anni fa, che ha rinunciato ad agi e ricchezze, alla realizzazione personale, per seguire l’amore della vita.

Paola Menesini Brunelli

La sua, certo, ma così forte da incidere su quella di molti altri. Certamente dei suoi cinque figli. Restando al concetto di eredità, lo spettacolo sarà anche l’occasione per annunciare la nascita della Fondazione “Noi Siamo Paola”, voluta proprio per volere dei suoi figli e con sede a Parrano non per caso: qui infatti, oltre ai legami di famiglia, è previsto il primo progetto di recupero e restauro dei soffitti di Palazzo Lemmi dove la Fondazione avrà sede per occuparsi di cultura della ruralità, della tutela dell’ambiente, della promozione dell’artigianato locale, di preservare le tracce del passato con il restauro rigoroso di palazzi ma anche di semplici oggetti perché, a prescindere dall’ordine di grandezza, hanno anche loro una storia da raccontare.
Tutti elementi molto cari a Donna Paola, nata e cresciuta in campagna e amante del bello. Nell’anno che verrà, lo spettacolo sarà rappresentato a San Quirico d’Orcia, Verona, in molte parti dell’Umbria, al Monte Argentario fino al Salento. Nei luoghi, l’avrete capito, che hanno a che fare con Donna Paola.

La coperina del libro “Creando il Mare”

Lo spettacolo è tratto dal libro “Creando il Mare”, di Giovanni Maria Gambini e Paola Menesini Brunelli (edizioni Effigi).A timonare lo spettatore in questa dirompente corrente di vita, è stata chiamata Paola Pitagora. Sua è la voce di questo inno alla gioia di vivere e al coraggio di scegliere fino a pretendere la felicità. A lei chiediamo di guidarci dentro la pièce.

Paola Pitagora

Chi è Donna Paola?
“Una scoperta continua. L’ho incrociata in estate in Salento dove nasce l’amicizia anche con il figlio Alberto Brunelli. Era un misto fra una contadina e una principessa: capelli bianchi, fare spiccio e una eleganza innata”.
La famiglia ha chiesto a lei di rappresentare, di far rivivere attraverso il teatro le prerogative, l’unicità, della propria madre. Lei come ha operato?
“Con molte chiacchierate con l’autrice e regista Evita Ciri, con lo stesso Alberto e gli altri figli si è composta questa figura che ogni volta che vado alle prove in teatro si rivela vitalissima che è soprattutto il ritratto di una donna felice. Felicità come capolavoro, così come lo intende Marguerite Yourcenar, dove c’è il concetto del lavoro, di quel fare che Donna Paola ha messo per crearla quella felicità. Sua, del suo rapporto coniugale, dei suoi figli e di tutti quelli che le stavano intorno”.
Dal punto di vista recitativo come ha agito?
“Con grande rispetto e senso di responsabilità. Una situazione pirandelliana al contrario in cui i sei personaggi, ovvero i figli, stanno in platea e io sul palco a raccontare la loro mamma della quale, è evidente, loro hanno una visione profonda. Confesso che una cosa così non mi era mai capitata. E’ molto stimolante ”.
E in mezzo c’è l’Italia e un’intera epoca…
“Certamente. Dalla Val d’Orcia occupata dai tedeschi al boom degli anni Sessanta con quell’Iri alla quale proprio il marito di Paola ha dato un contributo importante da dirigente. E ancora le battaglie degli anni Settanta,la narrazione dell’amore di questa donna, laureata a pieni voti in chimica farmaceutica che lascia ambizioni personali e palazzi gentilizi immensi. Lei proveniva dalla nobile famiglia dei Menesini Lemmi di Montegabbione. Va ad abitare in 30 metri quadri a Roma. Tante storie nella storia e un messaggio forte rivolto ai giovani di oggi”.
La felicità, appunto, che si vuole conquistare…
“Quotidianamente, con energia. A Donna Paola certo non mancava”.
Questo lavoro l’ha messa in relazione con sua figlia Evita che ne è la regista.
“Non ci facciamo mancare nulla. Anche in questo c’è il Salento, dove in estate ci si incontra e poi non ci si rivede per un anno intero. Nascono amicizie, confidenze ed è stato Alberto Brunelli a chiedere ad Evita di curare testo e regia dello spettacolo. Tralascio poi (sorride ndr.), ciò che concerne per una figlia poter dire alla madre: qui fai una pausa; no, questa battuta dilla così…Un rovesciamento di ruoli. E non aggiungo altro”.
C’è poi anche musica.
“Due magnifici musicisti quali Beppe D’Argenzio al sax ed Emanuele Bultrini alla chitarra (nella foto che segue). Con loro questo racconto sta diventando una jam session, un piccolo musical che mi emoziona e diverte”.

 

Lei è una cantante…
“Ho amato tutto è il brano amatissimo da Donna Paola e dà il titolo alla piece, ma non ci provo a cantarlo: alle tonalità di Tosca non ci arrivo, né ci provo”.
Spettacolo finto: il commento che le piacerebbe ascoltare?
“Non glielo dico per scaramanzia. In ogni caso, per me, questa è una bella sfida. Certo, se poi alla fine arriva l’applauso…”.

Chissà. Di certo c’è che è una bella storia di tanti amori.

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