PERUGIA – Il 2024 passerà alla storia come l’anno dell’impennata senza precedenti nella fuga di laureati dall’Italia e dall’Umbria. A certificarlo sono i nuovi dati Istat, che fotografano un fenomeno non più episodico ma strutturale: la cancellazione della residenza da parte di cittadini italiani con titolo universitario ha raggiunto livelli mai visti, mentre gli ingressi dall’estero si riducono. Una doppia mazzata che indebolisce il tessuto sociale ed economico del Paese.
Partenze record
In Umbria i laureati che nel 2024 hanno scelto di cancellare la residenza in Italia per stabilirsi definitivamente all’estero sono stati 722, contro i 446 del 2023. Un incremento del 61,9% che spazza via il precedente massimo (552 nel 2020). È come se in un solo anno fosse scomparsa un’intera facoltà di media dimensione.
Il dato nazionale è altrettanto impressionante: 48.086 laureati italiani hanno lasciato definitivamente il Paese, contro i 37.114 del 2023, con un balzo del 29,5%. Mai, negli ultimi decenni, l’Italia aveva registrato un’emorragia così vasta in dodici mesi.
Ingressi in caduta
Nel 2024 in Umbria i laureati provenienti dall’estero – spesso italiani che avevano lavorato fuori e decidono di tornare – sono stati solo 174, contro i 202 del 2023. Significa che per ogni quattro laureati umbri che se ne vanno, ne rientra meno di uno.
In Italia le iscrizioni dall’estero sono state 13.083, con un calo del 13,4% rispetto all’anno precedente. Risultato: un saldo negativo mai visto prima, -548 in Umbria e -35.003 a livello nazionale.
Un decennio in rosso
I dati cumulati del periodo 2015-2024 parlano chiaro: in Umbria 4.380 uscite e 1.760 ingressi, per un saldo negativo di 2.620 laureati. In Italia le fuoriuscite ammontano a 308.285, contro 129.108 ingressi, con un bilancio finale di -179.177.
Se confrontiamo il 2024 con il 2015, l’Umbria segna un aumento del 149% delle uscite, contro il 99,6% della media nazionale. Peggio fanno Basilicata (+239%), Abruzzo (+192%), Molise (+174%), Veneto (+169%) e Calabria (+156%).
Chi parte e perché
Nel 2024 i più numerosi sono stati i 25-39enni (165 uscite), seguiti dai 40-64enni (92), dai giovani fino a 24 anni (22) e persino da 11 over 65. Non si tratta quindi solo di neolaureati, ma anche di professionisti già affermati che vedono fuori dall’Italia prospettive più solide.
Le ragioni sono note: stipendi più alti, carriere più lineari, riconoscimento del merito, contesti internazionali più dinamici.
Il costo per il Paese
Ogni laureato che lascia l’Italia è un capitale formativo perso. Dietro c’è un investimento enorme – scuole, università, borse di studio, sacrifici delle famiglie – che finisce per alimentare la produttività di altri Paesi. È una perdita secca di conoscenza, innovazione e potenzialità imprenditoriale.
Il paradosso è che mentre l’Italia fatica a formare abbastanza laureati, quelli che ha li vede partire.
Le contromosse umbre
La Regione Umbria ha approvato incentivi fino a 15 mila euro per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani laureati under 35 e di persone con disabilità, oltre a 9 mila euro per disoccupati iscritti al programma GOL. Le misure saranno operative tra agosto e dicembre 2025.
È un tentativo di frenare la voragine, ma da solo non può bastare.
Il nodo nazionale e il confronto europeo
Paesi come Germania e Francia non solo trattengono i propri laureati, ma attraggono talenti dall’estero. L’Italia invece continua a perdere, schiacciata tra salari bassi, instabilità contrattuale e scarsa spesa in ricerca.
Un futuro incerto
Il 2024 segna un punto di svolta. Non solo le partenze hanno raggiunto il massimo storico, ma i ritorni sono calati in modo drastico. Una doppia emorragia che lascia l’Italia e l’Umbria più povere di competenze e prospettive.
Dietro ogni numero ci sono giovani, famiglie, vite che avrebbero potuto arricchire il Paese. E invece oggi arricchiscono altri.