Stasera su Rai 5 il docufilm “Perugia. La città della domenica”

PERUGIA – Di là dal fiume, che potrebbe essere il Tevere. Tra gli alberi, quelli di monte Pulito, dove Mario Spagnoli si inventò il primo parco tematico d’Italia. Il docufilm della serie tv di Rai Cultura punta stavolta sull’Augusta Perusia per volontà di Giovanni Parapini, responsabile della sede regionale per l’Umbria. Dopo l’anteprima di “Perugia. La città della domenica” proiettata in una sala dei Notari gremita, venerdì scorso, segno di evidente curiosità ma anche di vigile attaccamento alle cose proprie, ecco che stasera, domenica 24 marzo, verrà trasmessa alle ore 22,10 su Rai 5.

LA NARRAZIONE

Più che il didascalico sabato del villaggio, il documentario racconta la città della domenica, per l’appunto, quella delle ataviche contraddizioni, della Perugia grifagna costretta a chinare la testa al potere della Chiesa e, di conseguenza, della preghiera e della bestemmia, dove il corso della storia fa spirare per i vicoli una tramontana spiritualista ad alto tasso massonico; ma è anche la testimonianza diffusa e imperiosa dell’epopea etrusca che sopravvive ai romani, della marcia su Roma e della marcia della Pace, della civiltà contadina e dell’industria dolciaria famosa nel mondo.

I PROTAGONISTI

Scorrono nei 50 minuti molte immagini in bianco e nero, a tratti stupefacenti e altri commoventi, dello Studio Natalini Fratticioli, in cui compaiono Nixon e Jean Gabin e persino re Vittorio Emanuele a Colle Pepe. Inducono, è vero, a un filone di amarcord misto a nostalgia, ma quella Silvana Pampanini che sale per la scalinata di via Grecchi verso piazza Italia, potrebbe fare da spot irresistibile, suggeriamo, per la raccolta fondi dell’Art Bonus lanciata proprio una manciata di giorni fa dal Comune di Perugia per ridarle dignità. Per dire che al passato, assistendo al docufilm, si lega la riflessione sul presente.

Gianluca Nicoletti

A porgerla alla sua maniera, magistralmente trasparente quanto volutamente urticante, è Gianluca Nicoletti. Di fatto è questo “esule volontario“ la voce narrante del docufilm. In mezzo alla storia sua e della sua famiglia e di non meglio precisati possidenti terrieri decaduti che hanno lasciato tracce indelebili alla gioventù nicolettiana, scorrono parole di verità sul come erano i perugini di quella città della domenica. E, forse, come ancora sono. Il taglio di Nicoletti, a volte, fa male. Ciò, del resto, voleva nelle sue intenzioni l’autore Giuseppe Sansonna che a questo filone della contraddizione dell’essere e dell’apparire ha dedicato anche un libro, Hollywood sul Tevere, sottotitolo Storie scellerate, soggetto/oggetto Cinecittà.

Non c’è, peraltro, solo Gianluca Nicoletti a condurre lo spettatore lungo corso Vannucci e dintorni. Una vera chicca è la testimonianza dello storico del cinema italiano Fabio Melelli. Sarà che è nato in Danimarca, a Copenhagen, certo è che la giusta distanza gli ha consentito una disamina meno sanguigna ma altrettanto sapiente e soprattutto mirata su Perugia set cinematografico.

Così, oltre alla Pampanini e Jean Gabin, ecco Alberto Sordi che sceglie proprio Perugia per collocare il negozio di tal Dante Fontana, antiquario perugino, attento quanto attratto dal fumo di Londra, portatore di profumi innovativi nella moda come nell’arte. Inevitabile, quanto centrato, il riferimento a quel negozio in via Mazzini, Sir Charles, di Carlo Pagnotta. Con tutto quello che ne consegue.

Michele Patucca

Appassionato l’attaccamento storico-documentale che dimostra Michele Patucca, videomaker stimabilissimo senza scopo di lucro che ama coniugare antico e contemporaneo con immagini trattate, se serve, anche con l’intelligenza artificiale. Coinvolgente come non mai, confessa apertamente, il racconto del filmato che ha fatto boom di like con i funerali di Cesare Fani, datato 1914, con Perugia in elegante e virtuoso abito scuro e sguardi curiosi per quella cinepresa che faceva capolino in piazza IV Novembre.

Filippo Timi, anche lui per certi aspetti in esilio, si raccorda però a una memoria benevola grazie a quei carnevali al sapore d’infanzia ricchi di coriandoli colorati nonostante il suo daltonismo, e alla incontenibile e straordinaria vena artistica che gli è propria e che lo porta a mettere in scena Giulietta e Romeo nella lingua del Donca. Memorabile..

Infine Lamberto Boranga, l’immarcescibile portiere-cardiologo, sorta di Buffalo Bill perugino, irriverente, simpatico e ironico.

Presente alla presentazione, Piero Alessandro Corsini, direttore di Rai 5, che ha ribadito l’intento di voler offrire una spigolatura originale ai racconti. La sala dei Notari in qualche circostanza ride compiaciuta, talaltra bisbiglia orgogliosa o semplicemente incuriosita per le immagini più suggestive. Alla fine applaude convinta e grata. Daniele Corvi, direttore artistico di Love film Festival, perfetto nella introduzione della serata, la chiude con un grazie. Sentito. E’ il pensiero di tutti.

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