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Turismo in Umbria: l’offerta si trasforma tra alberghi in calo e crescita dell’ospitalità diffusa

PERUGIA – I dati del report Unioncamere–Camera di Commercio dell’Umbria fotografano un settore turistico in piena evoluzione. La crescita degli affitti brevi, pur restando sotto la media nazionale (+42,1%), è tra le più elevate del Centro Italia. Gli alberghi registrano invece una contrazione superiore alla media italiana. La ristorazione mostra segnali di tenuta, con il miglior risultato dell’area centrale del Paese. Emergono inoltre dinamiche differenti tra le province di Perugia e Terni, mentre l’analisi delle densità ricettive aiuta a comprendere il nuovo assetto dell’offerta regionale.

La dichiarazione

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, sottolinea:
«I dati del report mostrano con chiarezza che il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente. È una trasformazione che va governata, non subita, perché deve garantire equilibrio, qualità e sostenibilità dei territori. Le imprese alberghiere operano all’interno di un sistema di regole, investimenti e responsabilità che tutelano clienti e comunità locali. È quindi fondamentale che l’evoluzione dell’offerta avvenga in un quadro di concorrenza leale e di norme omogenee. Solo così si può valorizzare l’intero sistema turistico regionale senza penalizzare chi lavora nel rispetto delle regole. La sfida è costruire un modello di sviluppo ordinato, capace di coniugare innovazione, legalità e qualità dell’accoglienza».

Un cambiamento strutturale

L’Umbria sta attraversando una trasformazione graduale ma evidente del proprio sistema di ospitalità. Non si tratta solo di variazioni nel numero delle imprese, ma di una riconfigurazione più profonda del modo in cui il territorio intercetta e organizza la domanda turistica. È quanto emerge dal report realizzato da Unioncamere con la collaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria, basato sui dati del Registro delle imprese al terzo trimestre 2025, messi a confronto con quelli del terzo trimestre 2021.

Il quadro nazionale

A livello nazionale, negli ultimi quattro anni, le imprese dei “Servizi di alloggio di alberghi e simili” sono diminuite del 5,2%. Parallelamente, gli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata sono cresciuti del 42,1%, con oltre 13 mila imprese in più. Un cambiamento strutturale che riflette nuove abitudini di viaggio: soggiorni più brevi, maggiore frequenza degli spostamenti, diffusione delle piattaforme digitali e una domanda sempre più orientata verso soluzioni flessibili.

L’Umbria nel contesto del cambiamento

All’interno di questo scenario, l’Umbria si colloca in una posizione intermedia, tra le regioni a più alta intensità turistica e quelle che faticano ad agganciare la nuova domanda. Tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025 le imprese alberghiere regionali sono passate da 458 a 420 unità (–8,3%), un dato che colloca la regione al quarto posto in Italia per contrazione, dopo Lazio (–13,3%), Marche (–12,9%) e Molise (–10,1%).

Affitti brevi: crescita significativa ma controllata

La riduzione del numero di alberghi non indica un indebolimento della vocazione turistica regionale. Al contrario, è accompagnata da una crescita consistente dell’ospitalità diffusa. Le imprese di “Servizi di alloggio per vacanze e altri soggiorni di breve durata” aumentano da 499 a 675 unità (+35,3%). Un valore inferiore alla media nazionale, ma che colloca l’Umbria al secondo posto nel Centro Italia dopo le Marche (+44,1%), davanti a Lazio (+34,8%) e Toscana (+18,7%).

Le differenze provinciali

Le dinamiche risultano diverse anche a livello territoriale. In provincia di Terni la flessione degli alberghi è più accentuata (–11,3%, da 80 a 71 strutture), mentre in provincia di Perugia il calo è più contenuto (–7,7%). Sul fronte degli affitti brevi, Terni registra l’incremento percentuale più elevato (+39,6%), mentre Perugia cresce del 34,2%, restando il principale bacino dell’offerta regionale.

Ristorazione: un elemento di stabilità

Il cambiamento dell’ospitalità si accompagna a una sostanziale tenuta della ristorazione. In Umbria i ristoranti con servizio al tavolo crescono dell’1,5%: un dato inferiore alla media nazionale, ma il migliore tra le regioni del Centro Italia. Anche in questo ambito emergono differenze territoriali, con Terni più dinamica (+3,6%) rispetto a Perugia (+0,8%).

Il ruolo delle densità ricettive

Un elemento chiave per interpretare il nuovo assetto del turismo è rappresentato dalle densità ricettive, ossia dal rapporto tra popolazione residente e numero di strutture. In Italia si registra in media un albergo ogni 2.019 abitanti e un’impresa di affitti brevi ogni 1.316 residenti. In Umbria la densità alberghiera è in linea con la media nazionale (un albergo ogni 2.027 abitanti), mentre quella degli affitti brevi è più elevata (una struttura ogni 1.261 abitanti).

Il confronto nel Centro Italia

Nel confronto con le altre regioni del Centro, l’Umbria occupa una posizione intermedia: meno densa della Toscana, più del Lazio per quanto riguarda gli alberghi, e nettamente più delle Marche sul fronte degli affitti brevi. Un equilibrio che riflette una pressione turistica significativa ma non eccessiva e che delinea i contorni di un nuovo assetto dell’offerta ricettiva regionale, sempre più articolato e chiamato a confrontarsi con le sfide della sostenibilità e della qualità.

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